NIENTE SCARPINE NELLE SALSINE

Visto e considerato che hai raggiunto le ragguardevoli dimensioni di una giovane orca assassina, io proporrei una dietina.

Nulla di drastico per cominciare: porzioncine, ma niente fettuccine; due acciughine, piccole aragostine, niente amfetamine. Le asparagine migliorano le endorfine; le bilirubine lanciano urla belluine; le caffeine migliorano l’umore insieme alle candeline.

E non dimenticare le carbossiemoglobine: le caseine fan carneficine!

Codeine, cloromicetine e colubrine alzano le creatinine. Farfalline per le bambine, fenolftaleine per le più birichine. Alle ore vespertine, mangia solo cose verdine; controlla regolarmente urine, tossine e tiroxine. Alla domenica due telline con susine, ma poi basta! E supina a vedere le stelline. E la signorina scribacchina ponga attenzione: divieto totale di scarpine nelle salsine, non farti fare le ramanzine.

E dopo un congruo periodo di dieta, finalmente magra e attraente, smetterai di fare la santarellina.

Al grido di: niente praline, solo verdurine!

Combatti pivellina! E non sarai più una delle Orsoline.

Dopodiché vorranno solo le tue, di patatine.

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IL FASCINO DISCRETO DELLA MISANTROPIA

Che ci posso fare
se preferisco odiare
pur di provare un sentimento
che mi regali appagamento.
Non un generico impulso
autopropulso
ma un viscerale bisogno
di cui non mi vergogno.
Il prezzo in bile e combustibile
è ripartibile!
In comode rate sestili e bisestili!
È vero, ci son ricadute febbrili
con quelle più incivili,
ma solo nelle ore di punta
e dopo mi nascondo sotto la mia trapunta.
Siamo io e il mio Linus
e la trapunta in realtà è un burnus
però, lettore, non pignoleggiare!
Il mio è pur sempre un modo d’amare!
A volte godo dei frutti del mio odio
piu spesso non basta neppure l’imodio
insomma, il loperamide cloridrato
per chi è un poco più affettato.
E col muro a lungo disquisisco
e non agisco
infatti covo
e ragiono in questo stil novo
rimodernato
ma dal cuore accidentato.
Questo è il fascino discreto della misantropia
non una vera è propria angheria
ma l’umano sentimento di malcontento
che serve all’impiegato per l’acclimatamento.

 

ERI PIÙ BELLA COME IPOTESI

 

Ciò in testa il Post dei Post, roba che meriterebbe il Pulizzer se solo i Signori del Monopolio dello Scritto Pubblicato comprendessero. Ho avvertito il Magico Attimo Folgorante di Cosmica Creazione che mi sfiorava la pelle, come una Particella Zero che accarezza una Dea de Noantri, e da lì il BIG BANG, la GENESI; un Abbacinante Secondo di Lucidità così forte ma così forte che mi si sono raggrinziti gli avambracci dall’emozione e si sono eccitati persino i capelli.
Ho dovuto addirittura spegnere bake off perché disturbava il Fluido Narrativo, la Magia del tradurre in inchiostro la selva di pensieri ancorata alle pareti del mio cranio.
È tutto come quando avevo sedici anni, perché allora OGNI COSA era più INTENSA.
A patto che anche tu abbia vissuto la classica adolescenza alcol droghe e metallo pesante, perché se no, che te lo dico a fare. Quando limonavi per ore con un tipo ai giardinetti, col sole rovente d’estate o il culo gelato d’inverno, stavi spezzando il Primo Sigillo dell’Apocalisse Sessuale; fare colletta per comprare un paio di bottiglie di tequila e due lattine di sprite per fare BUM BUM nel cortile della scuola elementare equivaleva a sentirsi potenti come thor che sbanatta il suo martello a destra e a manca; il massimo della vita era disquisire fino alla nausea di tutto lo scibile umano senza rendersi conto che la sera si trasforma in notte e la notte nella mattina dopo, e di colpo capacitarsi che a quel punto era ormai così tardi, ma così tardi che neppure ti sentivi in colpa per il coprifuoco saltato, perché potevi recuperare semplicemente rincasando la sera dopo, all’ora stabilita, che magari non se ne accorgevano. Tanto eri certo che l’indomani sarebbe continuato tutto uguale a ieri e ancora uguale, sempre, nei Secoli dei Secoli, e ne eri così certo che quando poi la Compagnia si scioglie, perché le Compagnie si sciolgono sempre, tu continui a esserne certo, solo che passano gli anni, e ne passano tanti, e la tua certezza non vuole saperne di sgretolarsi nonostante l’evidenza, e allora le droghe illecite diventano prescrivibili: litio, clonazepam, valium e le interminabili discussioni te le fai da solo davanti al computer, e se hai culo, una volta ogni tanto, trovi un amico stropicciato come te e ci si vomita addosso tutto quanto e ci si convince che sfogarsi ci ha fatto bene, oh quanto ci ha fatto bene.
Però, gente, ho perso il filo. Che volevo dire?
Ah, si: eri più bella come ipotesi.

 

SERATONA

Nell’ordine: ho fatto passeggiare il famiglio, così fino a domattina è a posto; ho steso i panni; ho mangiato una fettona di pizza avanzata e riscaldata al microonde; ho bevuto un bicchierozzo di cocacola e ho fatto un bel ruttone per digerire; ho nutrito l’animale dopo essermi nutrita me medesima perché lo dicono tutti i libri sui cani che ho letto online: la bestiola mangerà solo dopo il padrone perché così capisce meglio chi è che comanda, ed è altresì importante che il suddetto animale domestico vi guardi mentre vi nutrite senza ottenere bocconcini così da stabilire meglio la linea gerarchica.
Ho fumato una sigaretta sul terrazzo; ho cercato cosa guardare in tv ma sono incappata in “mia madre” di Nanni Moretti e mi ha preso male, così sono nuovamente andata sul terrazzo a introdurre nicotina nel mio organismo e ho deciso di ripiegare sulla lettura. Ma non mi concentro, ho ancora adrenalina in corpo manco mi fossi calata mdma, così ri-esco e ri-fumo e ri-entro e mi metto a scribacchiare. Produco in inchiostro virtuale le seguenti cose: una infinta serie di messaggi uozzap a un amica che avrebbe anche i suoi problemi ma che ascolta i miei sproloqui perché dotata di grande pazienza; svariate bozze su aipad che non sfociano in niente di concreto, compresa questa che state leggendo; un paio di commenti a post su faccialibro che non sortiscono l’effetto wow che credevo; una lista della spesa che metto nel portafogli per domani.
Ora dimmi, single, ho bisogno della tua esperienza per capire se la mia sensazione di perenne spaesamento e solitudine è cosa normale o debbo cominciare a preoccuparmi. Condividiamo le esperienze e stabiliamo una volta per tutte un metro, una linea guida, fissiamo una serie di paletti che delimitino questa zona grigia non meglio definita che è la singletudine, che codifichino in un linguaggio universale cosa significhi essere single la notte di halloween o un giovedì a caso o una qualunque sera dell’anno in cui essere single è un peso. Che poi, se ci penso bene, e dimmi se non è vero, quelle sere non sono poi così tante. Solo che stasera si, stasera mi pesa. Allora, forse, questo mio mettere in lista le cose che ho fatto nelle ultime ore è solo un modo per non mettermi a pensare troppo e divagare. Dimmi, single, anche tu divaghi come faccio io? Sarà questo il Grande Dilemma: noi si divaga troppo?

 

CIUPA!

Scusi, sto cercando la Volontà.

Facile, è la prima svolta a destra.
Allo stop, dritto per ventordici metri poi circumnavighi il fontanazzo coi putti dorati, superi il maxi-mega-negozio-di-fiducia (non si può sbagliare, è quello dove ci lavorava il tipo che ha rinchiuso la suocera nel freezer), prosegua sulla meinstrit fino allo svincolo per Roncobilaccio e s’arrampichi sul Monte Fato, direzione Ad Minchiam.
Dopo scenda. Scenda parecchio, di brutta maniera, talmente tanto da cominciare a chiedersi se la strada è giusta, e lo capirà solo quando sarà sceso abbastanza.
Ora cominci a scavare. Stile talpa. Ciecamente, con l’unico scopo di trivellare, per arrivare laggiù, Dove Nessuno È Mai Giunto Prima.
Nel Posto più Lontano e Profondo si trova il casellante. Lo paghi, esca dall’autostrada e valichi senza timidezza alcuna il Passo delle Foche Sornione. Le porranno diversi quesiti su Gino Bramieri e Lelio Luttazzi, mi raccomando non decida di partire impreparato! Sarebbe un bel guaio. Vinca il quiz e riparta. Se lo necessita, c’è un grazioso bedenbrechfast gestito da mio nipote, appena sopra la torre nord di Grifondoro. Le è di strada, un breve ristoro e una dormita non potranno che giovarle. Ripartirà seguendo le indicazioni per Quel Paese, amena località turistica. Un po’ fuori mano, per i miei gusti, ma decisamente gradevole. Perseveri nel suo proposito e si lasci condurre fuori, percorra il sentiero nascosto dietro l’ufficio postale e si inerpichi. A metà strada troverà lo Stambecco Sbilenco che l’accompagnerà per un tratto. Quasi in vetta, Marco Olmo le passerà davanti di corsa, ma non lo distolga dall’obiettivo e tutto andrà bene. Anzi, prenda esempio dal Corridore. Senza indugio si lasci alle spalle tutta la strada e si goda il panorama una volta arrivato in cima. Abita lassù, la Volontà.

Beh…buona fortuna, signorina!
Ma la donzella che cercava informazioni era già lontana.

SOY COMO SOY

Quel che si dice un taglio netto.
Per l’esattezza, sei millimetri giro capoccia con crestone centrale alto otto centimetri mantenuto verticale e spettinato da una generosa spolverata di borotalco, come usava una volta.
Occhiale sovradimensionato rosso squillante, Clarks vissute alquanto, palpebre bistrate quel giusto che ci vuole, jeans e cardigan. Gli immancabili chili di troppo che mi fasciano dappertutto, quelli, non sono mica spariti, ma una Magica Pillolina della Felicità mi assembla miracoli nel cranio che mi rendono tanto tanto gioiosa e spensierata. Roba che solo la chimica.
È così, venti milligrammi al dì, si va formando in me una nuova consapevolezza:
io sono come sono!
Mi manca solo una Cosa, proprio Quella, solo Una e niente altro e a volte m’intristisco e prima di intristirmi troppo mi coloro i capelli e poi li taglio o mi faccio un tatuaggio o mi mangio tre pocket coffe uno in fila all’altro o mando il capo a quel paese o.
Traballo, a volte vacillo, ma non mi fermo mai a pensare più di tanto.
Ho voglia di vita, la cerco a modo mio.

EVVIVA L’AMMMO OOO REEE!!!

La cena del single che ha dimenticato di fare la spesa consta di due fette avanzate di pane confezionato, qualche ciuffetto di philadelfia non troppo verdognolo rimasto attaccato alle pareti del contenitore e un culo di salame duro come la pietra.
Ciò di cui sopra sarebbe già abbastanza deprimente di per se, ma abbisogna spiegare all’ignaro lettore che la sottoscritta, rientrando a casa dal lavoro, trova vertordicimila pezzetti oblunghi di carta stampata disseminati ovunque nel bilocale, inequivocabile segno della presenza di un famiglio, nonché migliore amico dell’uomo, che porta nome Ben e che, superfluo dirlo, adora masticare salsicce, scarpe, libri e culi di salame.
La cosa buffa è che sto cenando su un tappeto di Sostiene Pereira e mi rendo conto che non è affatto vero che i cani si sentono in colpa come in quei filmati che girano su faccialibro dove si vedono bestiole che implorano caninamente perdono ai padroni.
Il mio Zampa Schiacciata sta tranquillamente raspando il cuscinone in cerca della Posizione Perfetta per gustarsi la leccornia maialesca. E non mi sta languidamente osservando con le orecchie basse e la coda tra le gambe: la belvazza mi da le spalle, tira puzzette a raffica e rosicchia impenitente.
Così, io sostengo che l’animaletto ha preso pieno possesso dei suoi spazi, dei miei libri e delle mie scarpe, degli avanzi del mio frigo e del mio tenero cuore di trucida single. Questo io sostengo!
Ah…l’amour!

CHIUSO PER FERIE PROPEDEUTICHE

Ebbene si, parto.
Dovete sapere che il governo norvegese mi ha recentemente contattata per guidare una spedizione nel mare del nord. Hanno convertito una vecchia baleniera in nave studio per permettermi nuove scoperte in merito all’accoppiamento fra cetacei.
Si prospettano settimane, se non mesi, di acque gelide, irreperibilità e tempo a disposizione per riflettere.
Come non accettare! Complice il clima a me congeniale e un po di agognata solitudine, ho deciso di assumere l’incarico.
Così sto facendo le valige, felice e triste allo stesso tempo.
Voi, mi raccomando, tenete botta e usate una buona protezione solare.
Baci sparsi a tutti e abbracci, ci si ribecca.

SENTO L’ECO

Ci si augura sempre di poter vivere, prima o poi, il tanto decantato quarto d’ora di celebrità. Ma sarebbe già qualcosa poter avere, almeno ogni lustro, quindici minuti di pura, intensa, corroborante lucidità mentale.
Guardarsi dentro nitidamente e prendere coscienza della propria vita fino a quel momento. Capire gli sbagli, intuire possibilità, maturare discernimento e progettare il futuro.
Il giorno dopo, auspicabilmente, mettere in pratica tutti i buoni propositi.
Smetterla di nascondersi dietro scuse banali; l’abitudine all’infelicita è tanto comoda e fa molto bohémien, ma non paga niente.
Saggio è colui che immagazzina assennatezza, se pure un quarto d’ora alla volta.
E io, che di Folgoranti Attimi di Sana e Robusta Cognizione Introspettiva ne ho collezionati a pacchi, ormai sono lanciata a razzo sulla strada della santità.

Santa Vetry della Città tra i due Fiumi.
Parlava, parlava e di parole l’aria riempiva.
Un profondissimo solco sul divano lasciava.
Rideva e sognava e scriveva.

LET IT BE

La verità è che non so se sono felice.
Non so come difendermi; sono sola ma non sopporto costrizioni, sono forte ma temo d’aver bisogno di braccia che mi sorreggano, sono libera ma non sono capace di scegliere.
Sono intrappolata qui dentro. E nella miriade di spiegazioni che si possono trovare sul perché sono finita qui dentro, non ce n’è una che sia solida abbastanza da durare per più di cinque minuti.
Sono pigra?
Sono stupida?
Sono vittima?
Sono presuntuosa?
Le mie capacità di difesa dagli attacchi del mondo sono molto istintive. Al dolore reagisco con chiusura, spavento, negazione e scoraggiamento. E tutte queste cose si sommano di volta in volta, dopo ogni attacco. Nel mezzo, a tratti, esce prepotente la mia parte superficiale, frivola, ironica, leggera. Che non è poca cosa, nonostante tutto.
Quella parte mi salva, sempre. Lo sta facendo anche ora.
Perché non è che non sono felice, è solo che ho scoperto che la felicità non la devi analizzare troppo, se no diventa amara.