UN DIAVOLO ZOPPO

C’era una volta un Diavolo Zoppo che s’incaponì di prender moglie. Trovò una servetta bruna che commerciava le terraglie del suo padrone, la rapì e la mise dietro un tavolo a vender focaccine, ed era così brava, ma così brava, che vendeva tutto quello che il Diavolo Zoppo cuoceva.

Un bel dì, passò davanti al banco di focaccine una giovane e bella ragazza senza più i genitori. Allora la servetta bruna la prese con se a vendere e il Diavolo Zoppo ne fu felice, ma non lo disse mai a voce alta. L’orfanella diventava sempre più bella e i genitori adottivi sempre più vecchi e scontrosi. Il giorno del ventunesimo compleanno della giovane, il Diavolo Zoppo le disse che doveva maritarsi con un uomo ricco che mantenesse lei e loro due ormai troppo stanchi per continuare a guadagnarsi il pane. Lei fu felice all’idea di sposarsi, anche se sperava in qualcosa di più romantico.

E si sposò con un ricco mercante.

Dopo dieci anni, svariate dosi di benzodiazepine, tradimenti vari del ricco mercante e molti misfatti, il Diavolo Zoppo e la servetta bruna non potevano nemmeno più camminare con le loro gambe e gridavano a gran voce alla figlia: ridacci le gambe! Ridacci la giovinezza! Ridacci il tenore di vita che avevamo! Allora la figlia diventò così triste ma così triste che pianse per una settimana e mentre piangeva sconsolata nel prato dietro casa, passò per caso un triceratopo in miniatura che le disse: bella bimba, perché piangi tanto forte che stai creando un laghetto nel giardino?

La ragazza rispose: oh mio bel triceratopo peloso, non sai che i miei genitori mi danno la colpa di tutte le loro miserie?

Il topastro replicò: carissima, basta che fai tre cose per me e tutto si sistemerà.

Dimmi cosa e lo farò! Disse lei tutta felice.

Dunque, spiegò il topone: fai un salto, fanne un altro, dissangua il tuo corpo per un terzo in una notte di clair de lune e bada di raccogliere tutto il sangue e farci un bagno, salta su una sedia a piedi uniti senza prendere la rincorsa, mastica nell’aglio almeno per una settimana, sopra la panca la capra crepa, disegna un cerchio perfetto con gli occhi bendati, leggi il signore degli anelli in una sola notte, fa testamento in favore del tuo pesce rosso, scrivi le tue memorie come se dovessi scomparire domani, baciami il culo e io mi trasformerò in un serial killer che eliminerà a comando chi vuoi tu e cantami una canzone divertente. Probabilmente ci vorranno anni e anni e forse le cose da fare sono un pochino più di tre, ma sono sicuro, parola di triceratopo, che saprai fare tutto alla perfezione e tutte le tue preoccupazioni scompariranno.

Ella rimase inizialmente sbigottita, per non dire tramortita, ma fece tutto pari pari e mancava solo l’ultima cosa, la canzone divertente, che non fece in tempo a cantare, perché i vecchi genitori malati e scorbutici morirono ed è così, bambini, che il mondo gira.

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Pasta e fagioli. Precotta, accompagnata da Eau de Rubinett. A seguire, mezzo pacco di ciambelle Mr.Day che scadono domani e pare brutto doverle buttare.

Bicchierone di citrato pour la digestion.

Ma il vero mattone sullo stomaco è sapere che un tuo ex limona duro con una tipa mentre tu rutti come un’indemoniata sul terrazzo, fumando 800 sigarette e rosicando come se ti avessero rubato il portafoglio con 1500 euro dentro e te lo avessero restituito senza nemmeno i documenti.

Come se il problema più grosso della tua vita fosse aver visto quel bacio anziché il Mattone di Damocle da 2000 quintali che ti pende sul capo.

Ah, come è strana la vita! e che giri balordi e che percorsi fantasiosi ci stende sotto i piedi.

In ogni caso, allegria. Che il buon vento ci porti via.

P.S. Occhio per occhio e il mondo diventa cieco.

NIENTE SCARPINE NELLE SALSINE

Visto e considerato che hai raggiunto le ragguardevoli dimensioni di una giovane orca assassina, io proporrei una dietina.

Nulla di drastico per cominciare: porzioncine, ma niente fettuccine; due acciughine, piccole aragostine, niente amfetamine. Le asparagine migliorano le endorfine; le bilirubine lanciano urla belluine; le caffeine migliorano l’umore insieme alle candeline.

E non dimenticare le carbossiemoglobine: le caseine fan carneficine!

Codeine, cloromicetine e colubrine alzano le creatinine. Farfalline per le bambine, fenolftaleine per le più birichine. Alle ore vespertine, mangia solo cose verdine; controlla regolarmente urine, tossine e tiroxine. Alla domenica due telline con susine, ma poi basta! E supina a vedere le stelline. E la signorina scribacchina ponga attenzione: divieto totale di scarpine nelle salsine, non farti fare le ramanzine.

E dopo un congruo periodo di dieta, finalmente magra e attraente, smetterai di fare la santarellina.

Al grido di: niente praline, solo verdurine!

Combatti pivellina! E non sarai più una delle Orsoline.

Dopodiché vorranno solo le tue, di patatine.

IL FASCINO DISCRETO DELLA MISANTROPIA

Che ci posso fare
se preferisco odiare
pur di provare un sentimento
che mi regali appagamento.
Non un generico impulso
autopropulso
ma un viscerale bisogno
di cui non mi vergogno.
Il prezzo in bile e combustibile
è ripartibile!
In comode rate sestili e bisestili!
È vero, ci son ricadute febbrili
con quelle più incivili,
ma solo nelle ore di punta
e dopo mi nascondo sotto la mia trapunta.
Siamo io e il mio Linus
e la trapunta in realtà è un burnus
però, lettore, non pignoleggiare!
Il mio è pur sempre un modo d’amare!
A volte godo dei frutti del mio odio
piu spesso non basta neppure l’imodio
insomma, il loperamide cloridrato
per chi è un poco più affettato.
E col muro a lungo disquisisco
e non agisco
infatti covo
e ragiono in questo stil novo
rimodernato
ma dal cuore accidentato.
Questo è il fascino discreto della misantropia
non una vera è propria angheria
ma l’umano sentimento di malcontento
che serve all’impiegato per l’acclimatamento.

 

ERI PIÙ BELLA COME IPOTESI

 

Ciò in testa il Post dei Post, roba che meriterebbe il Pulizzer se solo i Signori del Monopolio dello Scritto Pubblicato comprendessero. Ho avvertito il Magico Attimo Folgorante di Cosmica Creazione che mi sfiorava la pelle, come una Particella Zero che accarezza una Dea de Noantri, e da lì il BIG BANG, la GENESI; un Abbacinante Secondo di Lucidità così forte ma così forte che mi si sono raggrinziti gli avambracci dall’emozione e si sono eccitati persino i capelli.
Ho dovuto addirittura spegnere bake off perché disturbava il Fluido Narrativo, la Magia del tradurre in inchiostro la selva di pensieri ancorata alle pareti del mio cranio.
È tutto come quando avevo sedici anni, perché allora OGNI COSA era più INTENSA.
A patto che anche tu abbia vissuto la classica adolescenza alcol droghe e metallo pesante, perché se no, che te lo dico a fare. Quando limonavi per ore con un tipo ai giardinetti, col sole rovente d’estate o il culo gelato d’inverno, stavi spezzando il Primo Sigillo dell’Apocalisse Sessuale; fare colletta per comprare un paio di bottiglie di tequila e due lattine di sprite per fare BUM BUM nel cortile della scuola elementare equivaleva a sentirsi potenti come thor che sbanatta il suo martello a destra e a manca; il massimo della vita era disquisire fino alla nausea di tutto lo scibile umano senza rendersi conto che la sera si trasforma in notte e la notte nella mattina dopo, e di colpo capacitarsi che a quel punto era ormai così tardi, ma così tardi che neppure ti sentivi in colpa per il coprifuoco saltato, perché potevi recuperare semplicemente rincasando la sera dopo, all’ora stabilita, che magari non se ne accorgevano. Tanto eri certo che l’indomani sarebbe continuato tutto uguale a ieri e ancora uguale, sempre, nei Secoli dei Secoli, e ne eri così certo che quando poi la Compagnia si scioglie, perché le Compagnie si sciolgono sempre, tu continui a esserne certo, solo che passano gli anni, e ne passano tanti, e la tua certezza non vuole saperne di sgretolarsi nonostante l’evidenza, e allora le droghe illecite diventano prescrivibili: litio, clonazepam, valium e le interminabili discussioni te le fai da solo davanti al computer, e se hai culo, una volta ogni tanto, trovi un amico stropicciato come te e ci si vomita addosso tutto quanto e ci si convince che sfogarsi ci ha fatto bene, oh quanto ci ha fatto bene.
Però, gente, ho perso il filo. Che volevo dire?
Ah, si: eri più bella come ipotesi.

 

SERATONA

Nell’ordine: ho fatto passeggiare il famiglio, così fino a domattina è a posto; ho steso i panni; ho mangiato una fettona di pizza avanzata e riscaldata al microonde; ho bevuto un bicchierozzo di cocacola e ho fatto un bel ruttone per digerire; ho nutrito l’animale dopo essermi nutrita me medesima perché lo dicono tutti i libri sui cani che ho letto online: la bestiola mangerà solo dopo il padrone perché così capisce meglio chi è che comanda, ed è altresì importante che il suddetto animale domestico vi guardi mentre vi nutrite senza ottenere bocconcini così da stabilire meglio la linea gerarchica.
Ho fumato una sigaretta sul terrazzo; ho cercato cosa guardare in tv ma sono incappata in “mia madre” di Nanni Moretti e mi ha preso male, così sono nuovamente andata sul terrazzo a introdurre nicotina nel mio organismo e ho deciso di ripiegare sulla lettura. Ma non mi concentro, ho ancora adrenalina in corpo manco mi fossi calata mdma, così ri-esco e ri-fumo e ri-entro e mi metto a scribacchiare. Produco in inchiostro virtuale le seguenti cose: una infinta serie di messaggi uozzap a un amica che avrebbe anche i suoi problemi ma che ascolta i miei sproloqui perché dotata di grande pazienza; svariate bozze su aipad che non sfociano in niente di concreto, compresa questa che state leggendo; un paio di commenti a post su faccialibro che non sortiscono l’effetto wow che credevo; una lista della spesa che metto nel portafogli per domani.
Ora dimmi, single, ho bisogno della tua esperienza per capire se la mia sensazione di perenne spaesamento e solitudine è cosa normale o debbo cominciare a preoccuparmi. Condividiamo le esperienze e stabiliamo una volta per tutte un metro, una linea guida, fissiamo una serie di paletti che delimitino questa zona grigia non meglio definita che è la singletudine, che codifichino in un linguaggio universale cosa significhi essere single la notte di halloween o un giovedì a caso o una qualunque sera dell’anno in cui essere single è un peso. Che poi, se ci penso bene, e dimmi se non è vero, quelle sere non sono poi così tante. Solo che stasera si, stasera mi pesa. Allora, forse, questo mio mettere in lista le cose che ho fatto nelle ultime ore è solo un modo per non mettermi a pensare troppo e divagare. Dimmi, single, anche tu divaghi come faccio io? Sarà questo il Grande Dilemma: noi si divaga troppo?

 

CIUPA!

Scusi, sto cercando la Volontà.

Facile, è la prima svolta a destra.
Allo stop, dritto per ventordici metri poi circumnavighi il fontanazzo coi putti dorati, superi il maxi-mega-negozio-di-fiducia (non si può sbagliare, è quello dove ci lavorava il tipo che ha rinchiuso la suocera nel freezer), prosegua sulla meinstrit fino allo svincolo per Roncobilaccio e s’arrampichi sul Monte Fato, direzione Ad Minchiam.
Dopo scenda. Scenda parecchio, di brutta maniera, talmente tanto da cominciare a chiedersi se la strada è giusta, e lo capirà solo quando sarà sceso abbastanza.
Ora cominci a scavare. Stile talpa. Ciecamente, con l’unico scopo di trivellare, per arrivare laggiù, Dove Nessuno È Mai Giunto Prima.
Nel Posto più Lontano e Profondo si trova il casellante. Lo paghi, esca dall’autostrada e valichi senza timidezza alcuna il Passo delle Foche Sornione. Le porranno diversi quesiti su Gino Bramieri e Lelio Luttazzi, mi raccomando non decida di partire impreparato! Sarebbe un bel guaio. Vinca il quiz e riparta. Se lo necessita, c’è un grazioso bedenbrechfast gestito da mio nipote, appena sopra la torre nord di Grifondoro. Le è di strada, un breve ristoro e una dormita non potranno che giovarle. Ripartirà seguendo le indicazioni per Quel Paese, amena località turistica. Un po’ fuori mano, per i miei gusti, ma decisamente gradevole. Perseveri nel suo proposito e si lasci condurre fuori, percorra il sentiero nascosto dietro l’ufficio postale e si inerpichi. A metà strada troverà lo Stambecco Sbilenco che l’accompagnerà per un tratto. Quasi in vetta, Marco Olmo le passerà davanti di corsa, ma non lo distolga dall’obiettivo e tutto andrà bene. Anzi, prenda esempio dal Corridore. Senza indugio si lasci alle spalle tutta la strada e si goda il panorama una volta arrivato in cima. Abita lassù, la Volontà.

Beh…buona fortuna, signorina!
Ma la donzella che cercava informazioni era già lontana.

SOY COMO SOY

Quel che si dice un taglio netto.
Per l’esattezza, sei millimetri giro capoccia con crestone centrale alto otto centimetri mantenuto verticale e spettinato da una generosa spolverata di borotalco, come usava una volta.
Occhiale sovradimensionato rosso squillante, Clarks vissute alquanto, palpebre bistrate quel giusto che ci vuole, jeans e cardigan. Gli immancabili chili di troppo che mi fasciano dappertutto, quelli, non sono mica spariti, ma una Magica Pillolina della Felicità mi assembla miracoli nel cranio che mi rendono tanto tanto gioiosa e spensierata. Roba che solo la chimica.
È così, venti milligrammi al dì, si va formando in me una nuova consapevolezza:
io sono come sono!
Mi manca solo una Cosa, proprio Quella, solo Una e niente altro e a volte m’intristisco e prima di intristirmi troppo mi coloro i capelli e poi li taglio o mi faccio un tatuaggio o mi mangio tre pocket coffe uno in fila all’altro o mando il capo a quel paese o.
Traballo, a volte vacillo, ma non mi fermo mai a pensare più di tanto.
Ho voglia di vita, la cerco a modo mio.

EVVIVA L’AMMMO OOO REEE!!!

La cena del single che ha dimenticato di fare la spesa consta di due fette avanzate di pane confezionato, qualche ciuffetto di philadelfia non troppo verdognolo rimasto attaccato alle pareti del contenitore e un culo di salame duro come la pietra.
Ciò di cui sopra sarebbe già abbastanza deprimente di per se, ma abbisogna spiegare all’ignaro lettore che la sottoscritta, rientrando a casa dal lavoro, trova vertordicimila pezzetti oblunghi di carta stampata disseminati ovunque nel bilocale, inequivocabile segno della presenza di un famiglio, nonché migliore amico dell’uomo, che porta nome Ben e che, superfluo dirlo, adora masticare salsicce, scarpe, libri e culi di salame.
La cosa buffa è che sto cenando su un tappeto di Sostiene Pereira e mi rendo conto che non è affatto vero che i cani si sentono in colpa come in quei filmati che girano su faccialibro dove si vedono bestiole che implorano caninamente perdono ai padroni.
Il mio Zampa Schiacciata sta tranquillamente raspando il cuscinone in cerca della Posizione Perfetta per gustarsi la leccornia maialesca. E non mi sta languidamente osservando con le orecchie basse e la coda tra le gambe: la belvazza mi da le spalle, tira puzzette a raffica e rosicchia impenitente.
Così, io sostengo che l’animaletto ha preso pieno possesso dei suoi spazi, dei miei libri e delle mie scarpe, degli avanzi del mio frigo e del mio tenero cuore di trucida single. Questo io sostengo!
Ah…l’amour!

CHIUSO PER FERIE PROPEDEUTICHE

Ebbene si, parto.
Dovete sapere che il governo norvegese mi ha recentemente contattata per guidare una spedizione nel mare del nord. Hanno convertito una vecchia baleniera in nave studio per permettermi nuove scoperte in merito all’accoppiamento fra cetacei.
Si prospettano settimane, se non mesi, di acque gelide, irreperibilità e tempo a disposizione per riflettere.
Come non accettare! Complice il clima a me congeniale e un po di agognata solitudine, ho deciso di assumere l’incarico.
Così sto facendo le valige, felice e triste allo stesso tempo.
Voi, mi raccomando, tenete botta e usate una buona protezione solare.
Baci sparsi a tutti e abbracci, ci si ribecca.