LA TEORIA DEL BONUS VITALE INDIVIDUALE

I ricordi della mia adolescenza sono legati ad amici. Erano tutto, allora. La cosa più importante. Erano divertimento, discorsi, giochi, esperienze. Nulla e’ rimasto forte e intenso come in quel periodo, il più bello della mia vita. Ricordo la spensieratezza, il divertimento, la mancanza di responsabilita’. Non avevo sogni grandiosi, non ero ambiziosa. Mi bastava stare con gli amici, parlare con loro, essere una cosa sola. La Compagnia era una famiglia fuori casa, era quello che volevo essere. Poi si cresce, qualcuno ha appena finito gli studi e parte per un’anno in Inghilterra. Qualcuno si fidanza e allora si vede sempre meno in giro, altri cominciano a lavorare e sai.. domani mi sveglio presto.. non è che si possa continuare ad uscire tutte le sere.. La Compagnia si sgretola. La tua seconda famiglia va in pezzi e tu non sai come raccoglierli. Anche io mi sveglio presto per andare a lavorare, e il vedersi tutti i giorni diventa vedersi al sabato sera, e poi ci vediamo una volta o l’altra e poi son passati 15 anni e se ti vedo per strada faccio fatica a riconoscerti e tu ti chiedi se son proprio io, se son proprio io.. Non sono stata capace di mantenere le amicizie che mi sono fatta durante la mia giovinezza. Ho fatto scelte, ho dovuto occuparmi d’altro. Gli amici che ho ora durano solo se passano ardue prove di fiducia e se sono all’altezza delle mie aspettative. Un’amica perde il posto se ho finito il Bonus degli schizzati. (Apro una parentesi un po’ lunga per mio, e spero vostro, piacere. La teoria del Bonus Vitale Individuale e’ una cosa che tutti dovrebbero sapere. Il buon vecchio Stefano Benni la descrive meravigliosamente in uno dei suoi libri più riusciti: Elianto. Eccovela: Io credo -disse Talete- che la morte di una persona non dipenda mai da una malattia o morbo che dir si voglia. Le malattie sono, diciamo così, dei trucchi con cui il Supremo Manovratore dissimula il vero meccanismo della vita e della morte, e cioè il Bonus Vitale Individuale. Se mi consentite, esimi paracolleghi, vi esporrò la “teoria del Bonus” abbozzata da Cornelis Noon nella sua Terza Fase Manicomiale e da me sviluppata e perfezionata. Codesta teoria sostiene che ad ogni essere vivente prima della nascita viene assegnato un Bonus di attività vitali, che lo accompagnerà nel suo cammino terreno. Per fare un esempio, nel Bonus sono compresi: trecentomila birre, un milione e diciassettemila starnuti, trenta viaggi all’estero, la possibilità di dire seicentosedicimila volte la parola “insomma”, seicentoventitre pediluvi, un milione di gelati, tre grandi amori, nove biciclette, seicentodue bagni di mare, sessanta litri di lacrime, quarantasei chilometri di spaghetti, trecentosettantamila errori d’ortografia, quarantamila cruciverba, tre uscite di strada a centoventi, tremila ore di poker, dieci milioni e settemila tra sigarette, sigari e tiri di pipa, sedici grosse disillusioni.. E così via per un totale di circa 10 alla quattordicesima voci. E come avete calcolato la cifra? -chiese Siliconi. Ho detto “circa”. Mettiamo allora che Tizio sia trovato morto per uno scaramaccino, infarto, ictus. Il medico non avrà dubbi: e’ colpa del cuore trascurato, delle sigarette, dei trigliceridi. Nulla di più falso. Avrebbe potuto continuare a fumare e mangiare: la colpa e’ dello sforamento del Bonus! Lo scaramaccino e’ stato solo l’arma del delitto, come avrebbe potuto esserlo un’incidente stradale, o lo sbranamento da parte di una tigre, o un vaso di fiori da un’ottavo piano. Tizio e’ morto, ripeto, perché, un attimo prima dell’ictus, ha mangiato il miliounesimo gelato, o ha detto “insomma” una volta di troppo, o ha pianto una lacrima in più di quelle che gli erano consentite. Naturalmente, c’è chi nasce particolarmente sfortunato: se un tale ha come Bonus un solo starnuto o un solo litro di latte, non gli servirà a nulla avere trecentomila scopate a disposizione. Il poveretto starnutirà o tettera’ e lo troveranno secco nella culla. Un Bonus abbondante, ecco la vera salute! Ma come si può sapere qual’e’ il nostro Bonus? -domando’ Satagius. Non si può, ecco il punto! Qui sta l’astuzia del Manovratore, che lo ha nascosto in chissà quale inaccessibile sottocodice genetico. Perché? Perché se noi sapessimo che la nostra vita e’ sottoposta alla legge inesorabile di codesto Bonus, avremmo paura di tutto. Fumerebbe lei una sigaretta sapendo non già che fa venire il cancro (infatti lo sa e fuma lo stesso), ma che potrebbe essere l’ultima del Bonus? Altro esempio: lei conosce una meravigliosa creatura di nome Rosalinda, ma anni prima ha già avuto una relazione con una fanciulla omonima. Non le verrebbe da pensare che il suo Bonus di Rosalinde sia pericolosamente vicino all’esaurimento? Per questo il Manovratore, nella sua divina scaltrezza, simula malattie, incidenti, fatalità e noi tiriamo avanti consumando il nostro Bonus, e magari siamo in bilico sull’ultimo metro di tagliatella, abbiamo sulla punta della lingua la parola che ci ucciderà, ignoriamo che ci restano solo due tramonti sul mare. E cosi’ incosciente e frale, ognun passa il suo tempo mortale. Da quel che dice -disse Siliconi- allora non varrebbe la pena di curare le malattie, tanto e’ il Bonus che decide. No! Le malattie devono essere curate per solidarietà, e questo e’ tanto più nobile in quanto è vano. Bisogna fingere che siano importanti, altrimenti tutti si accorgerebbero che c’è nel nostro destino qualcosa di ben più pericoloso. Inoltre sono portato a ipotizzare (anche se i miei studi al riguardo sono appena all’inizio) che probabilmente alcune malattie sono proprio una difesa contro il Bonus. Mettiamo ad esempio che le stia per scadere il Bonus di passeggiate in riva al mare, tac, un bel colpo della strega e lei eviterà la camminata fatale. Lei ha già il biglietto per l’ultimo concerto di piano concessole, e voila’, una improvvisa sordità la mette al riparo. Le malattie consentono di fermarci sull’orlo del precipizio. -Assurdo- disse Siloconi accendendosi una sigaretta. -Mica tanto, prosegui’ Talete. Ecco, ora lei ha acceso una sigaretta, magari e’ la numero 189.765.621 e non accadrà nulla, ma se il suo Bonus nicotinico e’ di 189.765.622 alla prossima le verrà un colpo, e diranno: per forza, era un fumatore. Ma forse lei potrebbe morire per aver detto una volta di troppo “assurdo”, oppure (come rilevo attualmente), perché si sta toccando le palle. Pensi se il suo Bonus di scongiuri si esaurisse ora! -Basta!, impallidì Siliconi, e fece per uscire. – Quale sarà il suo Bonus di apertura porte?- chiese soavemente Satagius. -Vedo che lei ha afferrato il concetto- disse Talete. Siliconi uscì, consumando una buona quantità del Bonus di improperi.) Chiusa la parentesi, torniamo a noi. Come dicevo , il Bonus conta. La fiducia che ero disposta a concedere fino a qualche anno fa, si è dissolta. Rimane solo la fatica di doversi far bastare quel che c’è. E avere il coraggio di buttare via quello che non serve. Coraggio ne ho, ma ora devo capire come si fa ad andare avanti senza guardare al passato con tutta questa nostalgia. Che non è solo tristezza o rimpianto. Forse un po’ di speranza c’è ancora. E consolatorio, il Conte di Montecristo occhieggia dal mio comodino.

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12 Pensieri su &Idquo;LA TEORIA DEL BONUS VITALE INDIVIDUALE

  1. C’è un racconto di Giuseppe Marotta (non mi viene il titolo) dove si parla di “tagliandi della vita”, dove a ogni persona che nasce vengono assegnati, a caso, un certo numero di tagliandi di eventi felici e/o sfortunati, in proporzione variabile. Ognuno può decidere in che ordine utilizzarli.. c’è chi preferisce esaurire prima i tagliandi sfortunati, per godersi poi quelli buoni.. e passa da un mal di denti a un fallimento, da una bocciatura scolastica a un divorzio.. e quando già comincia a pregustare quelli positivi scopre che dopo anni e anni di sofferenze gli toccano: la festa per la prima comunione, un ambo al lotto, e trenta minuti della notte di nozze.. poi, esauriti i tagliandi, la morte livellatrice…
    Che Stefano Benni abbia letto Marotta? Chissà… il racconto di Marotta è degli anni ’50, Benni è venuto dopo.. quindi.. tutto può essere 😀

  2. Non ho mai letto Giuseppe Marotta, ma sembra interessante. Che dire, tagliandi, bonus.. Chiamiamoli come vogliamo, il punto e’ che da sempre le persone cercano un perché. Il Perché. E la storia del Grande Manovratore di Benni e’ una storia affascinate e ironica. Leggo Benni perche sa dire le cose con parole di fiaba, commoventi ma sempre con un fondo di leggerezza che ho trovato raramente.

  3. “Coraggio ne ho, ma ora devo capire come si fa ad andare avanti senza guardare al passato con tutta questa nostalgia.”

    Beh, forse il buon Talete di Elianto può aiutarti ancora, con la legge delle Tre Lancette:

    “Ad alcuni manca la lancetta dei secondi: e costoro non sanno mai godere un singolo attimo, ma pensano sempre a ciò che è stato prima e a ciò che verrà dopo, e non si accorgono delle piccole quiete gioie, o delle grandi e rapide gioie che li circondano.

    Ad altri ancora manca la lancetta dei minuti. Costoro corrono all’impazzata, gareggiano contro gli attimi inseguendo chissà cosa, poi di colpo si fermano delusi, poiché nulla hanno trovato, e lasciano che le ore scorrano una più inutile dell’altra.

    Ad altri manca invece la lancetta delle ore. Ed essi vivono, si agitano, fanno piani, appuntamenti, progetti, ma non sanno se è notte o se è giorno, o mattina o sera, se sono felici o disperati, non vedono mai la loro vita, solo il rotolare di anni pesanti e inarrestabili.

    L’uomo giusto ha tutte e tre le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi, più una lancetta conficcata nella sommità del cranio che lo collega a tutti i quadranti stellari.”

    …e tu, quante lancette hai? 🙂

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