DI RAGNI E DI MOSCHE

Il ragno di mestiere tesse tele.
Le piazza ovunque e le stende con solerzia e zampe esperte.
Lo fa per istinto e per sopravvivenza, che nelle sue tele ci si appiccicano tante mosche stupide!
Le mosche volano con le loro traiettorie di sghimbescio e apprezzano il fermarsi dappertutto, anche sulle tele di ragno.
Perché sono impavide, le mosche!
E il ragno le guarda.
A lui piace così, le guarda per ore e le studia per bene e poi ne fa ritratti che le mosche osservano senza capire dove voglia andare a parare ‘sto ragno un po sui generis.
Che gli verrebbe voglia di dirgli: mangiami! Son mosca, tu ragno, inghiottimi!
Il ragno, poi, la libera un pochettino, di modo che la mosca possa anche scappare se ne ha voglia, ma la libertà, a questo punto, interessa meno della curiosità.
Allora il ragno cambia la sua pelle e si fa specchio e la mosca vede il riflesso di un altro se’ e rimane affascinata e sbalordita.
Possibile?! Dove prima vedevo un ragno ora vedo una mosca come me, con i miei stessi colori e pensieri.
E la mosca non si è neppure accorta di aver ripreso a volare, libera, e di essere rimasta avvinta a quest’incantesimo di ragno che la tiene prigioniera più di mille fili di bava collosa.
Il ragno allora parla parole che sono il riflesso di quelle della mosca, che non sa di aver parlato nel suo sonno agitato mentre era ancora schiacciata dalla tela. E le sembrano parole nuove eppure così familiari e adatte a lei, al suo essere mosca e al suo essere speciale.
Così la mosca si avvicina e prova a baciare il ragno.
Han bocche diverse, che non combaciano bene.
Ma la mosca pensa di aver baciato un’altra mosca!
Passano i giorni e l’incanto si affievolisce, perché il ragno conosce solo questa di magia, e dopo un po anche la mosca più stupida si accorge dello specchio nascosto, e dei piccoli trucchi usati per rendere più scenografico lo spettacolo.
Così la mosca vola via, sempre di sghimbescio, e andrà a posarsi su una nuova tela di ragno, finché qualche ragno senza magia non la mangerà, o finché non troverà un ragno con la magia giusta per il suo essere mosca.

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42 Pensieri su &Idquo;DI RAGNI E DI MOSCHE

  1. Quante cose si possono dire sapendo giocare bene con le parole :))
    Complimenti, mi piace questa storia…sembra quasi un deja vu …eppure non mi ricordo d’esser stata mosca…forse ragno? boh!!! 😉

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  2. Vedi, è già qualche giorno che ho in testa l’immagine del tacchino.
    Un bel giorno accendo la tv e becco Gordon Ramsay nel suo programma di cucina. Che quando riesce a stare zitto e fa quello che gli riesce così bene è un piacere da guardare.
    Insomma, farciva ‘sto tacchinone per la sua famiglia e prima di metterlo nel forno lo ha massaggiato ben bene con le sue manone, col burro il sale le spezie.. con una passione e una maestria.. che per un attimo avrei voluto essere il tacchino.
    Giuro che ho una bozza pronta su Ramsay e il tacchino.
    Lo so, son da ricovero.
    E no, non mi drogo.
    Per lo meno ultimamente.

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  3. Ragni calcolatori, mosche spensierate…. la maestra alle elementari, durante l’ora di scienze, era riuscita a farci odiare i ragni raccontando di come facciano, essendo privi di una vera e propria bocca, a mangiarsi gli insetti caduti nelle loro tele. In sostanza il ragno inietta nella sua preda immobilizzata dalla tela, degli enzimi digestivi che provocano una certa liquefazione interna delle prede. Dopo un tot di ore, il ragno con una cosa tipo “cannuccia”, si fa un drink dell’insetto mal capitato. Dimmi tu se non è una roba da film dell’ovvvvove! :-O

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  4. Leggendo il tuo post mi sono venute alla mente queste parole, tratte dal corto (che non è un uomo di bassa statura) “Il sorriso di Diana”, dove Agenore è un ragno e Diana una donna, la sua amata.

    “Fu buio e luce. il caldo ed il gelo. fu il niente ed il tutto. Un gioco troppo esagerato e spietato perché il cuore di Agenore potesse contenerlo senza esplodere. “Dai lascia perdere.fermati.dove vai?” “A morire.a morire tra le sue braccia!” . Correva Agenore. correva verso la sua Diana. e se i ragni possono piangere lui piangeva. piangeva perché l’amore sà anche far male e le ferite che lascia solo il tempo a volte può guarirle. ma Agenore non aveva piu tempo. Forse il brivido provato da Diana erano i sogni di Agenore, che volavano via come fanno i sentimenti incompresi. come accade alle nostre emozioni quando calpestiamo, quando veniamo calpestati. nel gioco dell’amore che a volte ci fà uomini e a volte ci rende insetti.”

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    • Molte grazie, tads.
      L’intento non è solo di denuncia.
      Vorrei che passasse il fatto che la magia del ragno non è cattiva di per se, e il volare incessante della mosca, con il suo essere un po leggera, non deve instillare bisogno di protezione nei suoi confronti.
      Vorrei che si capisse che si possono cambiare atteggiamento e abitudini e magie.
      Che il ragno, alla fine della storia, è rimasto male e si è cacciato su un’altra tela. E la mosca, impavida, a cercare un’altro ragno. E via di nuovo.
      Troppe tele, troppi voli.
      Bastano un solo ragno e una sola mosca.
      E avanzano.

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  5. Penso al ragno. Strano ragno, non credi? Innamorato della sua vittima? Se il ragno smette di mangiare la mosca muore. Eppure… Si, vorrei saperne di più su questo ragno.

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  6. Curiosa ed originale la storia, credo che sia statio detto molto, anzi quasi tutto nei commenti precedenti, alcuni veramente illuminanti, io posso solo aggiungere, molto materialmente, che odio sia mosche che ragni.
    Incominciamo il 2014 dicendo quello che si pensa, in barba a questi insetti!
    Ciao.

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