ASSO DI COPPE, FANTE DI COPPE, E IL SIGNIFICATO DEL DIAVOLO

Stasera guardo attraverso un velo scuro di amarezza i tarocchi sul tavolo che dovrebbero raccontare il mio futuro per immagini. La Maga dice cose senza senso, di cavalieri di coppe e fanti di spade, di simboli sulla cappa dell’eremita che traducono il suo essere ai margini del mondo, e io che vorrei parlare di tutt’altro mi ritrovo a cercare segni e disegni fra i semi delle carte e i discorsi sconclusionati della Maga. Faccio fatica, non c’è coerenza nelle sue parole, non ho fiducia nelle carte sparse davanti a me. Un mazzo di tarocchi di Marsiglia sono l’unica cosa che mi tiene legata a lei, e per quanto sciocco e vano sia tentare di decifrare il destino in qualche figurina di carta, mi faccio bastare quel che c’è. È quasi commovente vedere nei suoi occhi la delusione per delle spade che escono a tradimento a inficiare i buoni auspici dell’asso di coppe. Ora scopre il diavolo, e il diavolo rappresenta l’amore di qualcuno che non c’è più, e tutte e due pensiamo alla stessa persona, ma non diciamo niente, lei non vuole e io mi trattengo, e so che prima o poi non riuscirò più a trattenermi, ma stasera, ancora, riesco. Quando esce il fante di coppe è certa che ci sia qualcuno che mi sta aspettando, e siccome il fante di coppe è meglio di quello di bastoni, ne è anche felice. Ed è certa che io voglia tenere per me le mie cose. Mi dice vabene, ormai sei grande. E le chiedo, ammesso e non concesso che un fante esista, cosa dice la carta successiva. A quel punto smette di mescolare il mazzo, mi prende la mano e mi dice di lasciar bruciare il fuoco, anche se è di paglia, perché i conti si possono fare solo dopo, con quello che rimane. Lei non si accorge della mia commozione e torna a girare altre carte. Poi basta, troppa roba, abbiamo fatto troppe parole, dice. I tarocchi non andrebbero discussi.

E la Maga torna a casa sua e io vado sul terrazzo a fumare una sigaretta sotto la pioggia. Non sono capace di catalogare i pensieri e di viverli nel giusto ordine. Ammesso che un’ordine debba esserci. Ma sento la mancanza di un filo conduttore a cui aggrapparmi.

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..e in mezz’ora l’acqua diventa neve, sulla strada ce ne sono già tre dita, cade giù roba come fosse lana di pecora, pesante e avvolgente. Il ragazzo con la sindrome di Tourette sta bestemmiando tutta la sua gioia dal balcone di fianco al mio. E il cielo nevica i suoi quintali di neve e sento tuonare in lontananza e mi pare incredibile perché non ho mai visto niente di simile prima d’ora, la neve e i tuoni. E quello che c’è fuori c’è anche dentro, la roba che cola e la voce che grida dissonante, la gioia di star mezzo metro sopra il suolo e il dolore di prendere facciate ricadendo di colpo sul pavimento. La paura di non essere quel tutto che vorrei, la perfezione del mio sentire, cui accordo una fiducia spropositata, manco credessi davvero nel lieto fine. Figuriamoci, l’hanno tolto anche dai film, per lo meno da quelli che val la pena vedere. E tutto quel che sta nel mezzo, fra il soffitto e il parquet, sono i miei discorsi il più delle volte insensati, e le mie battute che strappano un sorriso e mi fanno arrivare alla fine di ogni giornata. Se provaste a star qualche ora dentro la mia testa.. Tolstoj ha scritto quella cosa sulla felicità delle famiglie, che si somiglia sempre, mentre il dolore è diverso per ognuna, e io credo che anche le felicità siano diverse le une dalle altre. La mia è felicità sta nel lasciarmi andare, almeno coi pensieri, cedere alle mie sensazioni fino a farmi girare la testa, e riassorbire poi l’adrenalina e tornare a quel mezzo che dovrebbe essere il vivere quotidiano. Io non sono come mi descrive la gente, io non ho bisogno di quello che dice la gente, io voglio solo essere me stessa e posso farlo solo in alcuni posti, con alcune persone. E penso di essere fortunata. E penso di essere felice. E penso che quando la gente non capisce è solo perché non so spiegarmi come vorrei, solo perché quello che dico è in contrasto con quello che faccio. Ma ho visto dei lampi negli occhi di alcuni, e quei lampi sono pieni di comprensione amarezza saggezza pazienza amore gentilezza frustrazione e.. Son lampi che rischiarano per un attimo il cielo denso e scuro. Amo i lampi, amo i tuoni, amo gli occhi di chi mi guarda mentre parla, amo il singolo momento in cui sono perfettamente me stessa.

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17 Pensieri su &Idquo;ASSO DI COPPE, FANTE DI COPPE, E IL SIGNIFICATO DEL DIAVOLO

  1. una volta ho fatto i tarocchi anch’io, a piazza navona con una mia ex-amica che praticava il luogo quasi ogni settimana. Devo dire che aveva azzaeccato ogni parola, scendendo in particolari che non avrebbe mai potuto conoscere.
    Mai piu’ ritornata.
    Anche io in questo periodo sono felice con poche persone, con me e con mia figlia.
    Ci ho provato a farmi amare, anzi solo voler bene, ma evidentemente non è roba per me.
    Ti abbraccio forte tesoro

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    • Chi ti ha fatto credere questo, chi ti ha fatto sentire che essere amata non è roba per te, è un delinquente. Non smettere di credere, nemmeno per un momento, che non lo meriti. E poi di fortuna, di avere intorno la persona giusta, di occasioni, di sentimenti spesi in un certo modo..quello è materiale di svisceramento fra amiche.
      Io ti abbraccio forte, io penso che sei un’amica e ti voglio bene.

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