IL COMPENDIO DI PASQUA

Questi sono i giorni dell’antibiotico iniettato sulle chiappe, che fa effetto prima e si porta via il mal di denti. Sono i giorni delle lacrime, perché quando fa così male piangi e pensi solo che non senti altro, ma poi una suora piccolina e gentile mi fa la puntura e un po di male se lo porta via. Sono giorni che queste lacrime sono anche di amarezza. Come quando telefoni a qualcuno, quasi per sbaglio, e allora cerchi di cogliere l’occasione per parlare anche se sei solo tu a farlo. Io dico come stai, tutto bene? lo so che la mamma non c’è, ma non importa è proprio con te che volevo parlare. Come stai. E non dici niente, e allora vabene lo stesso, parlo io, ho un po di mal di denti ma vabene lo stesso, ma dimmi, papà, come stai. No, non riagganciare. Così piango, un po per i denti un po per questa difficoltà che esiste nel comunicare, piango perché un po mi fa bene, non è solo dolore fine a se stesso. Chissà, magari la prossima volta non riagganci, devo solo dilatare l’ottimismo su una tempistica più lunga. E provare a sbagliare di nuovo, sperare che la mamma esca un’altra volta e dimentichi il cellulare.
Sono anche i giorni che dovrei tenere segreti che non sono nemmeno più tanto segreti. Poi lo sanno tutti che non sono capace di tenere per me una cosa bella, ma qui non posso, forse più in la. E sono ancora giorni di lacrime e questa volta di commozione. E la commozione mi sta bagnando i-pad da quanto è tenace. Ti vedo in questo video e penso che sei bella, penso che questa commozione non è più incredulità di una cosa bella già avvenuta, penso che sia l’unico modo di accogliere le cose belle che a volte accadono, soprattutto questa volta, che hai lavorato tanto e ancora lo stai facendo per arrivare dove vuoi, e questa sorta di stupore, ogni volta, nel vederti significa che è così che si dimostra la gioia, perché non ci si può abituare ad una cosa bella, e quando ricapita e anche quando ricapitera sarà ancora così, coi lacrimoni e le risate, con il dialetto dei parenti che chiamano per salutare, con il tuo video mostrato ad amici e colleghi anche se non si fa, anche se “sta male”, non è “elegante”, me ne frego, siamo contadini per fortuna, non c’è ancora troppo filtro fra la gioia e le convenzioni sociali, facciamo le cose un po come ci viene, non ci vergognamo ancora di mostrare la felicità. Questi sono i giorni che le lacrime sono davvero una benedizione, si portano via tutto il dolore e lasciano la gioia delle cose belle. Le lacrime ignorate prima o poi chiedono il conto, e quando lo si paga è un conto salato, ma lasciano spazio anche al resto, alla commozione e ai sorrisi. Questi sono giorni in cui le lacrime mi fanno questo effetto. Se fino a ieri sera mi chiedevo che ci faccio qua, io, perché scrivo le mie cose in un blog, la risposta che mi do adesso è diversa, sono qua perché ne ho bisogno, devo condividere con qualcuno tutto questo dolore e tutta questa gioia, perché ha più senso se non tengo tutto per me, perché se esiste anche solo una persona che si ferma e legge queste mie parole, allora ne varrà ancora di più la pena, perché tutto avrà senso nel momento in cui le cose vengono dette a voce alta, o lasciate su un foglio che tutti possono leggere. Che me ne faccio di tutta la mia gioia se la tengo per me sola. Un bravo scrittore ne avrebbe fatto un romanzo.
Io no, io non ne sono capace, vien fuori tutto un po come viene, praticamente non state leggendo, è come se mi ascoltaste mentre parlo, ma non importa, non potevo non lasciarlo qui, non mi ci sta tutta addosso la mia felicità.
Ed è la stessa cosa quando leggo tanti fra voi, non ho un filtro che mi regola la commozione o la partecipazione che ci metto, mi fate stare bene o male a seconda di quello che passate nel blog, e se da una parte è così che si fa, per un altro verso rimango avvinta dai vari stati d’animo da cui mi faccio contagiare. Ed è bellissimo ma difficile, e nello stesso tempo non vorrei mai leggervi diversamente da come faccio.
Ed anche questa è una cosa che mi chiedo spesso, perché scrivete nei vostri blog? A qualcuno l’ho già chiesto, qualche risposta è stata simile alle mie, altre cose, invece, credo ancora di non averle comprese, ma ancora mi chiedo, perché avete deciso di lasciare le vostre cose qua dentro. Cosa vi rende, a livello personale, il blog. Se avete voglia o possibilità di dirlo, mi farebbe piacere saperlo. Per quanto mi riguarda, il blog non è fine a se stesso, se non ci sono scambi e opinioni, rimane solo un diario, e quelli li vendono in tutte le cartolerie.
P.S. Chiedo scusa, rileggendo mi sono resa conto di aver scritto veramente come viene viene, abbiate pazienza.

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129 Pensieri su &Idquo;IL COMPENDIO DI PASQUA

  1. Mi spiace per il mal di denti, pensavo ti fosse passato. E per il resto, non è facile essere genitore e molte volte si sbaglia. Ma vorrei puntualizzare che non hai condiviso con noi il motivo della tua felicità, e la curiosità è tanta. Si sposa qualcuno? E’ in arrivo un bebè? Sei venuta a conoscenza tramite canali segretissimi che Ilvio ha un brutto male e si leverà dai coglioni? Personalmente preferisco sparare cazzate nei blog degli altri, e come imbucarsi in una festa e lo puoi fare in qualsiasi momento. E il mio lo uso come diario.

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    • Non vale, mi copi sull’utilizzo del blog.
      E il motivo della mia felicità non è così segreto e forse per altri che non sono io, non è nemmeno così importante. Ma chemmefrega, lo è per me. Non è segreto, lo sbandiero ai quattro venti, solo non qua. Non ancora!
      E di padri, e di figli, non ho ancora finito di parlare, solo, non ho più spazio per oggi.
      E se ti dico grazie perché ci sei, qui, prenditelo e non rompere i coglioni. Punto.

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  2. Io ho aperto il blog per stare in contatto con le persone cui volevo bene. Ero in Cina e scrivevo tantissime e-mail ed un amico un giorno mi ha detto: ma perchè non apri un blog? E così ho fatto. Ora il blog è diventato una casa. Forse l’unico posto dove non metto freni, dove sono me stessa al 100%. Scrivo perchè mi fa bene, mi aiuta a pensare meglio, a sfogarmi, a conoscere persone nuove e meravigliose, ad avere punti di vista diversi cui magari non sarei mai arrivata. Ed hai ragione, senza persone che rispondono, che ci fanno sapere cosa ne pensano, che interagiscono, non sarebbe lo stesso.

    Un abbraccio forte Vetro!

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    • Si, lo scambio è fondamentale.
      A volte basta potersi sfogare, ma spesso si ha bisogno di sentire che qualcuno ci è vicino.
      Non qualcuno a caso.
      Tu, per esempio, sei diventata importante.
      Io abbraccio te, forte forte!

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  3. Mi è piaciuto moltissimo questo post proprio perché è scritto così come viene. Con gli errori, i ripensamenti, gli arrampicarsi dietro le parole. Ecco. Mi piace per questo: perché rincorre i tuoi pensieri senza riuscire a raggiungerli e, perciò, prende delle strade secondarie per stare più vicino e più simile a loro. Non lo so. Così. Mi da l’idea.
    Io non uso il mio blog. Il mio blog si è impadronito di me e mi sta usando a suo piacimento per i suoi scopi malefici. Mi fa scrivere e scrivere e proporre musica che inorridisce la gente. Ecco. E poi vedo i blogger come i tuoi e mi nascono le storie de I Mostri… così. Non perché sei un mostro, ma perché scrivi post come questi. Senza freni.
    (Scusa, mi son preso la libertà di mettere un post lungo a casa tua… adesso pulisco e ritorno nel mio giardino a giocare con le bombe a mano)

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    • Seeee, il blog si è impadronito di te e mi piace così com’è.
      Mi piace ritrovare le canzoni che scegli fra le mail che leggo.
      Anche se ogni tanto mi capitano i sepultura alle sei di mattina.
      Sei la mia sveglia preferita!
      Se vieni da me è ti scusi ancora una volta ti sfràntico la ciccia dietro le ginocchia coi pizzicotti.

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      • Grazie Vetro. La sveglia preferita? Non potrei voler di più! Ed i sepultura alle sei di mattina sono una manna dal cielo (e te lo dice uno che va al lavoro con death e black nelle orecchie… così, pre gradire ahaha).

        No, la sfràntico dietro le ginocchia no!! 😀 ahahahah. Non mi scuso più. Giuro. Non mi scuso più.

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  4. E invece hai scritto bene, travolta dalle emozioni. Che mi/ci hai fatto condividere. Non importa la causa, l’effetto è palese. Umano. Vivo.

    Io scrivo perchè cerco di affogare la mia solitudine di perdente.

    Piacere di incontrarti
    Alla prossima

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  5. Vetremotion, che stupendevole che sei oggi, anche col mal di denti (ach, conosco, ho sopportato stoicamente ogni sorta di violenza)!
    C’è chi scrive per vedersi riflesso in uno specchio e compiacersi, per avere un materasso morbido su cui cadere, per trovare una compagnia quando la realtà imprigiona tra quattro mura o fa perdere il senso dell’orientamento.
    Ci conosciamo da poco, ma ti percepisco con tanta voglia di comunicare, nel modo più onesto possibile, e questo è bello.
    Il mio è un piccolo blog, e scrivo perché mi piace. E farlo pubblicamente mi costringe a scegliere con cura ciò che scrivo, migliorandomi (nei limiti delle mie possibilità).
    E poi scherzo e sparo amene sciocchezzuole a destra e a manca. E qualche amicizia virtuale me la sono portata nella realtà. E ne vado fiera.
    Bakabacetto.

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    • Siii, mi piace vetremotion!
      E sulla voglia di comunicare hai visto giusto, nel senso che mi è proprio necessario.
      E il mio blog è anonimo, ma…l’ho ammesso, non sono mica tanto capace a mantenere i segreti..
      E sulle amicizie virtuali che ti sei portata dietro, ecco, quello credo sia la cosa più bella. Contenta per te!
      A presto!

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    • A me sembra un po come una droga.
      La vuoi, ne hai bisogno, allora scrivi, di getto, a cazzo.
      Poi non ne vuoi più, la odi, e non la vorresti mai aver conosciuta.
      Poi di nuovo la ami..e così via, ancora, ami e odi.
      Almeno per me è così.
      E da retta a me, la prima delle coglione, scrivere un libro non è mica da tutti..ommioddioèchenunpozzoparlà…

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  6. Vetro che bello stasera leggerti. E che strano effetto…perchè -non so- ma ne avevo bisogno, allora il blog può diventare un anello di una catena che non sai dove porta, non sai cosa lega ma sai per certo che ne sei parte.
    Un abbraccio 🙂

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    • Ecco, esatto, è come hai detto tu.
      E stasera non sai come mi sia servito scrivere..
      E forse ci sono cose più importanti e grandiose, ma questo anello di cui parli, beh, anche questo è importante.
      Grazie per esserci.
      Ti abbraccio

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  7. E che ti devo dire tesoro mio.
    Mancava solo la ricetta della pizza, della caponata di melanzane e poi avevi ficcato proprio tutto qua dentro . E tutto d’un fiato . Ma io ti adorerei anche se parlassi dei tuoi calli, della cellulite o del pelo incarnito.
    Perché quando vuoi bene ad una persona senza aver mai sfiorato la sua mano o ascoltato una sola sillaba dalla sua voce, credo che questa sia solo magia. E su questo prova a dirmi qualcosa a riguardo amica mia
    Non dirmi che ti mancano le parole
    Un abbraccio teso’
    Mariagrazia

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  8. Pingback: Perché | Serbatoio di pensieri occasionali

  9. Io ho aperto un blog per rimorchiare, mi pare di averlo già scritto.

    “perché se esiste anche solo una persona che si ferma e legge queste mie parole, allora ne varrà ancora di più la pena, ”
    Io li ho sempre chiamati “testimoni”. E’ come se, in qualche modo, mi servisse a garantirmi l’autenticità, a costringermi verso una verità che io non possa occultarmi.

    Ci sono cose del tuo post che non ho compreso, credo perchè fanno riferimento a qualcosa di molto personale e mi sfuggono alcuni aspetti. Però penso che scrivere così come hai fatto sia il modo migliore per far uscire ciò che deve uscire.

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    • Che siamo diverse, già l’avevamo capito.
      Eppure simili su alcune cose.
      Tilla, la verità è qua è tutto un gran casino, c’è poco da capire, non ho un filo logico in testa, figuriamoci se riesco a tradurre coerentemente qualcosa che riesco solo a vomitare sotto forma di post.
      Ma toglimi una curiosità, ha funzionato? Voglio dire, il blog come rimorchio? ‘Notte Tillissima.

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  10. Che dire …il primo lo tenevo per dire un po’ di tutto, molto sesso, molta ironia, molti sentimenti, anche qualche riflessione pseudo-filosofica. Questo attuale l’ho aperto per restare in contatto con pochi “amici di penna” sopravvissuti alla morte di Splinder. Ed ora scrivo per continuare a non dire le cose importanti …non mi va più di dare in pasto parte della mia anima.

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  11. Per me il blog è imparare a conoscermi con la scrittura. Poi il fatto di pubblicarlo è un modo per cercare di avere coraggio. La condivisione è piacevole anche se sugli argomenti più neri, spesso non si colorano di nessun commento.

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  12. È sempre bello leggerti. Per me il blog è lo psicanalista, ci ragiono, mi sfogo, urlo, sorrido, mi emoziono, e in più ci ho conosciuto un mare di bella gente che è diventata importante.

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  13. Sono d’accordo con te “se non ci sono scambi e opinioni” non ha senso tenere un blog.
    Trovo stimolante il fatto di potermi mettere in relazione con altre persone
    A me piace scrivere, ma mi piace anche riportare scritti di chi mi emoziona, per cui cito sempre le fonti di chi mi ha colpito. (Anche questa è una maniera che il blog non diventi solo un diario).
    Comunque, posso dire che una delle ragioni per cui mi trovo qui è che , per esempio, leggere post come quello che hai scritto ieri, ti dà la sensazione di avere a che fare con persone vere, non fasulle.
    Ciao, Laura

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    • Grazie laura, davvero.
      Lo scambio è importante, certo, ma non è neppure tutto qui. Ora dovrei addentrarmi in argomenti che mi stanno molto a cuore ma che andrebbero affrontati nei giusti modi e tempi, e adesso ho decisamente la testa da un’altra parte. Ci sarà tempo.
      Buonissima serata.

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      • «In un certo senso, credo che sempre scriviamo di qualcosa che non sappiamo: scriviamo per rendere possibile al mondo non scritto di esprimersi attraverso di noi. Nel momento in cui la mia attenzione si sposta dall’ordine regolare delle righe scritte e segue la mobile complessità che nessuna frase può contenere o esaurire, mi sento vicino a capire che dall’altro lato delle parole c’è qualcosa che cerca d’uscire dal silenzio, di significare attraverso il linguaggio, come battendo colpi su un muro di prigione».

        Italo Calvino, “Mondo scritto e mondo non scritto”, 1983.

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  14. “…Ed è la stessa cosa quando leggo tanti fra voi, non ho un filtro che mi regola la commozione o la partecipazione che ci metto, mi fate stare bene o male a seconda di quello che passate nel blog, e se da una parte è così che si fa, per un altro verso rimango avvinta dai vari stati d’animo da cui mi faccio contagiare. Ed è bellissimo ma difficile, e nello stesso tempo non vorrei mai leggervi diversamente da come faccio. …”
    idem per me, lo hai descritto molto bene. nel blog ci sono capitata quasi per caso, per crearne uno ad un’altra persona. dopo poco ho desiderato averne uno mio pur non avendo idea di cosa scriverci (i miei primi post infatti sono quasi esclusivamente di immagini); ora mi devo un po’ autocensurare altrimenti, invece d’aver la lingua mozzata come in passato, di questi tempi capiterà alle dita 😉
    (brava, non ti preoccupare, scrivi bene anche di getto).
    buona serata
    Ludmilla

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    • Prende la mano, eh! Come ti capisco.
      Comunque, un attimo ci sono dentro fino al collo e l’attimo dopo vorrei scappare a gambe levate.
      Ancora non afferro certe dinamiche, ne mai credo riuscirò.
      Nel frattempo, mangio cibo cinese e scrivo bozze.
      Ciao!

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  15. ciao Vetrocolato,
    ogni volta che entro in un blog intimista, ce ne sono tanti, provo una strana sensazione, indefinibile, né bella né brutta, parzialmente inquietante. E’ una scelta che rispetto ma non condivido col massimo della convinzione.

    Ho letto tutti gli interventi con attenzione, ovviamente oltre al tuo post che ritengo non commentabile perché carico di emozioni e sensazioni personalissime, non sono tipo da pacca sulla spalla né da convenevoli di circostanza.

    Poni una domanda che nei dieci anni e passa di blogger che mi riguardano ho colto una infinità di volte, no, non è una critica, spero di coglierla ancora in futuro e di continuare a leggere risposte sempre più sincere.

    Sul mio affronto tematiche sociali da un punto di vista scomodo (chiamiamola linea editoriale), spezzo spesso con post ironici per alleggerire ma non scrivo mai niente di autobiografico, semplicemente perché non sento il bisogno di condividere le mie cose con persone sconosciute. A dirla tutta neanche di creare rapporti di amicizia, in 16anni di internet (prima del blog frequentavo i forum), le persone con le quali ho avuto e ho ancora contatti privati si contano su una mano.

    Per me il blog rappresenta una finestra dalla quale comunicare il mio osservare il mondo, niente altro.

    Ti lascio con una riflessione, non ho dubbi sul bisogno/piacere di mettersi in relazione con altre persone, tuttavia credo fermamente che per molti la motivazione base sia il bisogno di parlare di se stessi, anche a fronte di commenti zero. E’ qui il blog diventa una valvola di sfogo, uno spurgo, una liberazione, relativa e rischiosa perché sottoposta all’altrui giudizio. C’è anche un altro aspetto, la necessità di trovare conferme, non stupirti ma spesso anche accondiscendenza e ipocrita solidarietà. Tutto ciò esprime disagi di varia natura ma questo è altro discorso.

    grazie per lo spazio concessomi e scusa la mia prolissità

    TADS

    ps: un plauso a chi ha scritto che ha aperto il blog per rimorchiare, evviva la sincerità, credo che questo sia il motivo percentualmente più pesante, anche se il meno confessato.

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    • Sono i rapporti umani quelli che cerco, che vorrei approfondire, che mi danno un ritorno sul piano personale. Cerco di imparare a capirmi e di imparare a gestire i miei rapporti personali. (Tutte cose molto in divenire) Attraverso il blog. È un modo come un altro. Non sempre riesco a scrivere nel modo che vorrei, anzi, rileggendomi trovo che ci sia stato solo un breve periodo in cui sono riuscita a farlo, ma rimane comunque una cosa che mi è necessaria. Parte delle motivazioni che mi hanno spinta ad aprirlo sono ancora più personali di alcune cose che lascio qui. Ed è anche vero che le scale di valori sono assolutamente soggettive.
      Imparare a gestire il blog, e le persone che ruotano intorno, sarebbe dimostrare a me stessa che sono in grado di farlo.
      Per tanti motivi, non ultimo il mio forse esserne troppo coinvolta personalmente. Ecco, gestire tutto questo sarebbe salvifico per me.
      Le relazioni che a volte nascono al di fuori del blog, quelle amicizie che scaturiscono da qui, sono come una specie di punto d’arrivo. Ovvero, mi piacerebbe che fosse così. Un’amicizia che nasce tra due persone che si conoscono in questo modo è qualcosa che ti può accrescere a livello personale. Ma non sono neanche lontanamente vicina a quel livello che vorrei.
      Mi rimane molto da scrivere, sono a vari step precedenti.
      Una cosa che mi ha sempre riempita d’amarezza, è la mia capacità di circondarmi di molti volti e di rendermi poi conto improvvisamente che sono solo figure di cartone appese al muro. Con questo non vorrei apparire ingrata, molti dei volti che passano di qui mi sono diventati cari come belle fotografie, e chissà cosa succederà ancora.
      Credo ( spero) di essere in grado di mettermi alla prova con questo diario virtuale, è una sfida che anche grazie ad alcuni che leggo e che ho conosciuto qui attraverso altri blog, mi sento di poter affrontare.
      Troverò quel bisogno di scambio umano che cerco, oppure sarà l’ennesimo blog chiuso per mancanza di fiducia.
      Non lo so.
      Ma oggi ho ancora voglia e curiosità di scoprirlo.
      P.S. Neanche io sono tipo da pacche sulle spalle. Soprattutto se non sto parlando con qualcuno che conosco molto intimamente, perciò apprezzo il tuo commento. Quando arrivo a postare roba come questa, pur essendo ancora molto coinvolta mentre scrivo, ho già passato lo stadio da pacca sulla spalla, che per altro mi do da sola. (Non per mancanza di alternative, ma perché sono una rognosa testa di cazzo che vorrebbe sempre arrangiarsi)
      Ciao Tads.

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      • Vetro,
        credo di capirti, più di quanto immagini, il fatto è che stabilire rapporti umani degni di essere definiti tali in un contesto come la blogsfera, è impresa ardua. Questo è un mondo in cui le priorità si chiamano: numero accessi, numero commenti, commenti di scambio, mi piace, following, fazioni (ho assistito anche a faide virtuali), libri da vendere, competizioni, broccolamenti subdoli, invidie, gelosie, ritorsioni, ecc. ecc.”. E’ questo che intendevo dire, tra le righe, nel mio precedente commento.

        Non generalizzo, assolutamente, evidenzio una tendenza, è cosa diversa. Certo ci sono anche persone degne e meritevoli ma sono poche. I blog nascono come diario, come spazio virtuale intimista, poi si sono trasformati, direi giustamente, in “balconcino” per ogni esigenza. Sono convinto tu sia perfettamente in grado di scremare e raggruppare una utenza adeguata alle tue esigenze, così come sono convinto che troverai amicizie sincere che ti sproneranno a scrivere, per quanto mi riguarda… mi piacerebbe essere tra questi.

        Buona serata

        TADS

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        • È proprio perché ho creduto di aver inteso il tuo non detto tra le righe che ti ho risposto come ti ho risposto. Il bisogno di scrivere è grande. Perché ha una sorta di potere terapeutico. Certo sono conscia, o forse lo sto diventando, che non tutti sono interessati all’emozione che lascio per iscritto. La prima volta che ho intuito che qui funziona un po diversamente da come me l’ero immaginato, mi sono sentita piccola piccola. Ma anche forte. Seguo la mia strada comunque. Anzi, forte di ciò cerco di dimostrare a me stessa che posso fare bene questa cosa, gestirla di modo che mi renda ottimismo e non frustrazione.
          Sono quella delle domande retoriche, ne ho tante.
          Perché l’ego ottunde la mente.
          Perché la gente è curiosa solo di sapere quello che ti sta capitando.
          Perché la gente ha bisogno di sfruttare il punto debole di un’altra persona per raggiungere uno scopo personale.
          Ne ho molti altri.
          Magari col tempo smetterò di stupirmi e comincerò a fregarmene un po di più.

          P.S. Appena aperto il blog mi sentivo un’aliena. Davvero. Rende come mi sento tuttora. Non integrabile. E un po mi piace e un po non lo sopporto. Dicono che col tempo tutto passa, ma ha ragione il Dottor House, il tempo non fa un bel niente, sono le reazioni che fanno cambiare le cose.

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  16. Sono arrivato qui partendo da un altro blog che diceva un gran bene del tuo ma adesso non ricordo qual’è..Se i miei conti sono esatti il mio commento viene dopo quello di Tads e d è totalmente diverso: mi piace chi scrive sinceramente di sè e chi lo fa così come te in modo apparentemente informale. Io scrivo in modo diverso e ho sistemato un blog ( ma mi sembra difficile definirlo così) che tenevo in fieri da molto tempo. Volevo comunicarlo a quell’altro blogger e adesso invece lo dico prima a te: se vuoi venire a leggermi mi farai piacere…non sono sicuro però che funzioni contro il mal di denti ( e pensa che io sono un dentista!)

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    • Enzo!
      Bene o male purché se ne parli, giusto?
      Scusa, sorrido pensando al nome Enzo, perché conosco un Enzo che proprio non sopporto.. Eh eh, spero che tu sia d’altra pasta!
      Comunque credo che farsi a amico un dentista possa sempre venir bene.
      Ti sorrido, e vengo con piacere a sbirciare da te!

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      • ho cominciato circa 10 anni fa. 11 oramai.
        bisogni vari, a seconda del momento.
        sfogo di rabbia e amore che non riuscivo e/o potevo comunicare in altro modo e altrove, per “abbordaggi vari” (quando ero piu’ giovane pero’ eh), per non sentirmi solo, per un po’ di come si chiama,,,autostima (anche se virtuale).
        tutti ci muoviamo (o meno) sempre mossi dai bisogni.

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  17. Con quelle lacrime di gioia e dolore e con le tue parole, un romanzo è come se lo stessi scrivendo. Di certo è un capitolo della tua vita, piacevole da leggere.
    Credo di averti detto perché ho aperto il blog. L’ho fatto dieci anni fa come valvola di sfogo per una storia finita che mi ha disintegrato. Non a caso si chiamava (e un po’ si chiama tuttora) “Lei e tutto il resto”. Col tempo ha subito tante evoluzione, come me del resto. Credo mi abbia aiutato a diventare una persona un po’ migliore, sicuramente più aperta, forte e curiosa. Oggi il blog è Topper Harley, parla di me e soddisfa in parte la mia voglia di scrivere e comunicare.

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    • Hai un tuo equilibrio nel blog.
      Mi arrivano maturità speranza una grande voglia di vita dai tuoi post. Essere coinvolta almeno in parte da questo tuo equilibrio, spesso, mi rasserena.
      Topper Harley, io ti immagino sempre molto sorridente, è così che ti vedo

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          • Torniamo al punto di prima. Io probabilmente metto molto meno spazio tra il reale e il virtuale di quanto ne metta tu ma davvero non è importante, perché sia qui sia di presenza è certo che la stima, le chiacchere e l’affetto resterebbero invariati.
            In privato non sarei meno Topper di quanto sia qua. Avresti solo un nome diverso, ma sarei altrettanto vero.

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            • Qui è qui, e dal vivo è dal vivo.
              Certo anche io sono sempre io, sia qui che fuori.
              La distinzione è il vetro che ci separa.
              Che tu forse non senti come distorsione, ma che esiste ed è un vetro che non permette di guardare in faccia le persone.
              Si passa direttamente attraverso l’anima, almeno in alcuni casi, e si salta uno step a mio parere importante. Non fondamentale ma importante.
              E anche per me è vera tutta la stima e tutto l’affetto.
              Perché adesso ci siamo un po conosciuti ed è naturale pensare così.
              Ma c’è sempre un vetro di mezzo.
              E mi dispiace di non poter venire al raduno per toglierlo di mezzo, sto vetro, ma spero che non mancheranno le occasioni.
              Conoscersi dal vivo è un’altra cosa. Che di solito non permetto quasi a nessuno.
              Mostro solo, dal vivo, una parte di me.
              Qui c’é quasi tutto il resto di cui mi sento di poter scrivere.

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  18. Ho iniziato ad avere un blog per gioco, ci mettevo citazioni e canzoni, come un diarietto di cose belle, ma senza scritti miei, poi qualcuno commentava…poi una volta ho provato a scrivere qualcosa di molto mio, di quelle cose che chi cazzo me lo ha detto di scrivere ancora non lo so. Ho avuto molti commenti a quel post (non è più in rete, per la cronaca) e ho iniziato a scrivere di me…l’evoluzione è stata che lo scrivere diventava una necessità, il bisogno di dover dire quello che sentivo al vento, a tutti e a nessuno. Una roba strana nella testa, ma onesta. Poi, dopo tanti anni di blog ho tirato il freno a mano, talvolta ci si spinge troppo in là e si finisce per rileggersi dopo un po’ è sentirsi scopati nell’intimità, quasi uno stupro che hai concesso tu, tu hai detto certe cose di te e tu ne riconosci la profondità. A piccoli passi ho retrocesso, ancora scrivo di me, ma con una certa tutela. senza vendermi la vita del cuore. Solo raramente, ormai, mi escono articoli che poi mi rimangerei parola per parola, alcuni li privatizzo altri…li lascio.
    Sono abbastanza inquieta , stati d’animo ballerini, vita di emme. Come tutti. Come tutti.
    Adesso scelgo a chi darmi, privatamente, senza filtro. Mi piace di più. Il blog è un’esca per anime speciali. Chi abbocca trova un mondo nuovo.

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    • mi piace la definizione che dai del blog, che e un’esca per anime speciali.
      credo sia molto vero.
      e credo anche che ci sianole debite eccezioni.
      ma trovo il tuo commento cosi vero e giusto che non mi va di far polemica, sappiamo tutti bene o male, cosa significhi gestire un blog e le persone che ci gravitano attorno.
      ho apprezzato molto il tuo commento, sei stata perosnale e precisa.
      grazie, un abbraccio

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  19. Non so se ti interessa ma io scrivo sul blog per:
    1) Capire se so scrivere decentemente.
    2) Se ho una disciplina per scrivere con una frequenza abbastanza stabile.
    3) tenere una specie di diario delle bizzarrie che mi sono venute in mente.
    Ciao

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      • Del 2 sono soddisfatto poco poco perchè come vedi se hai voglia di scorrere le frequenze, la mia andatura nel tempo è ondivaga.
        Del 3 sono veramente contento perchè ogni tanto vado indietro e mi sorprendo delle cazzate che sono stato in grado di pensare (e quel che è peggio, di scrivere) negli anni. Senza il blog le avrei dimenticate il che non è forse una grande perdita per l’umanità ma avrebbe impedito qualche sana risata.
        Del punto 1 non saprei, a giudicare dalle visite col contagocce direi di no, ma forse dovrei pubblicizzarmi un po’ di più. Non ne ho però voglia e tempo. Diciamo che mi accontento del fatto che nessuno mi ha ancora scritto un commento del tipo “Cazzo, come scrivi sgrammaticato”.
        Se vuoi puoi essere la prima però 🙂 non mi offendo mica.
        ciao buona domenica

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