IL RUDO

L’orso di peluche è andato, via, in uno dei molti sacchi della spazzatura che negli ultimi anni ho riempito con grande solerzia e specifica ansia da sovraffollamento emotivo, iniziando a sentire piano piano una congrua disaffezione a vari oggetti che mi ricordavano cose che non volevo più avere sotto gli occhi continuamente, trovandomi sempre più invischiata in questa sorta di compulsione a rigettare fisicamente tutto ciò che mi faceva riandare con la mente a luoghi, persone e accadimenti che ho sperato, invano, di poter cancellare semplicemente gettandoli nel rudo.
Ma i ricordi non se ne sono andati.
E talvolta, in serate come questa, tornano potenti ad inserirsi nei soliti gesti che compio, mangiare, sparecchiare, impilare i piatti nel lavello assieme a quelli della sera prima.

T.
Il pomeriggio in cui mi regalasti quell’orso di peluche non lo ricordo perfettamente, mi è rimasta solo impressa la tua faccia delusa al mio rifiuto di mettermi con te.
Avevo quattordici anni e tu sedici.
Non me lo chiesi mai più, dopo quella volta, anzi, una sera, anni dopo, forse incoraggiato dal mio stato d’ebbrezza, mi confessasti che, tutto sommato, era meglio che fosse andata così, tra noi.
E chi lo sa, forse si.
Vorrei non aver gettato quel peluche.

Ricordo l’anello di filigrana che mi diede Y. una sera, al giardino della scuola di musica. Il primo anello che mi abbiano mai regalato.
Lo gettai in uno dei due fiumi che scorrono qui nella mia città, dal ponte vicino alla casa che abitavo con i miei.
Ricordo il luccichio dell’oro che scendeva verso l’acqua come al rallentatore. Ricordo il senso di liberazione di quel gesto, compiuto anni dopo la rottura, ricordo l’esatto momento in cui l’anello ha toccato l’acqua ed è sparito.
Eppure torna spesso, quello scintillio di sole e d’oro traforato, ad interrompere il filo dei miei pensieri per riportarmi indietro su quel ponte a guardarmi gettare un ricordo.

Vorrei aver tenuto quell’anello, esattamente come il peluche, eppure so che lo avrei buttato comunque, perché un ricordo è più facile da gestire che non la prova materiale del fatto accaduto. Almeno per me.
Ho gettato lettere diari pietre foto maglie mozziconi sottobicchieri libri stemmi scarpe fiori canzoni..
Non avrei potuto fare altrimenti.
Ma sto cominciando a collezionare nuovi ricordi.

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57 Pensieri su &Idquo;IL RUDO

  1. Vivi pure il momento, ma alla fine siamo solo ricordi, la nostra vita si traduce così. Poi sta a te investirla in modo che produca anche dei frutti. Ma a parte gli interessi che incasserai o stai incassando, ci rimangono solo i ricordi. L’alternativa è l’alzheimer, ma non te lo consiglio. Ciao tesorino.

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    • Ricordi e impressioni.

      « …preferisco rimanere un’impressione, preferisco le impressioni. Le impressioni emozionano. È inutile conoscere: molto meglio supporre. »
      (Vinicio Capossela, Non si muore tutte le mattine)

      Ciao tesò, buona giornata 🙂

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  2. I ricordi fanno parte di noi,che siano legati ad oggetti o a semplici odori,non si possono cancellare,ma invece di legarli a fatti spiacevoli,cerca di legarli alle emozioni positive che ti hanno saputo regalare,vedrai che saranno più dolci e leggeri quando torneranno.

    Ps
    Noto con piacere che l’avvocato è molto conosciuto in questo blog

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    • Gli odori sono pazzeschi.
      Certe volte riesco a ricordare un odore senza nemmeno sentirlo.
      Di case, di cibi, di ferro battuto..

      L’avvocato non solo è conosciuto ma anche molto apprezzato!
      E pure il dottore.
      Anche se non ne ho ancora messe sue canzoni.
      😉

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  3. Poiché tendo ad attimi di sfrenato e nostalgico sentimentalismo, ne conseguono attacchi isterici di bonifica emotiva, durante i quali faccio piazza pulita, tabula rasa di tuttotuttotutto. Con gelido distacco e ghigno perfido sulle labbra.
    Per poi pentirmi e piangere lacrime di coccodrillo o sul latte versato, boh…
    E per rifarlo, di nuovo, al successivo attacco isterico.
    Personale archivio nella monnezza. Ma certi ricordi sono impressi su disco rigido.

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  4. e dal titolo “il rudo”, si capisce dove vivi 😀
    scherzi a parte, io quando ho iniziato a buttare, ho ricominciato a vivere… a volte è inutile tenere il superfluo, soprattutto quando puoi iniziare con nuovi ricordi, augurandoti siano felici!

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  5. Collezionare nuovi ricordi, belli o brutti che siano, è sempre un bene. Quanto ai vecchi, non è eliminando gli oggetti a cui li colleghi che li rimuoverai, anzi. Tenerli ti potrebbe permettere di ricordare in modo diverso.
    Io conservo sempre tutto quello che avrei voluto buttare…

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  6. Scusa il cinismo.
    Ma perchè “vorresti non avere buttato via quelle cose” ?
    Che cosa ti fa pensare che oggi non le ributteresti via ?
    Secondo me ti sembrano così preziose solo perchè non le hai più.

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    • Ma certo che è così. Se le riavessi indietro, dopo un po so già che non vorrei di nuovo averle sempre sotto gli occhi.
      Sono diventate più preziose proprio perché non le ho più.
      Era già ovvio il mio cinismo.
      E sto collezionando nuovi ricordi, e spero di riuscire a non buttare tutto, come sempre.

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  7. Anch’io sono di quelli che invece non butta via mai nulla. Libri, quaderni, email…riconosco di essere compulsivo. E poi, quando mi capita la botta da matto, butto via tutto. E il senso di liberazione è grande! Quanto siamo strani….:-)

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  8. Stavolta mi affido alle parole del Liga (non vorrei smentire quanto mi hai detto in precedenza):
    Ho messo via un bel pò di foto
    che prenderanno polvere
    sia su rimorsi che rimpianti
    che rancori e sui perchè
    Mi sto facendo un pò di posto
    e che mi aspetto chi lo sa
    che posto vuoto ce n’è stato ce n’è ce ne sarà.

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    • Sopravvissuti e sopravviventi.
      Il terzo album di Liga, dopo, a mio parere, si è perso, è diventato altro che non sono più riuscita a sentire.
      Amo molto questa canzone.
      Per alcuni ricordi che ho, ricordi che ho fisicamente gettato, ma che non se ne andranno mai.
      Quindi grazie per aver pensato a questa canzone.

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      • In effetti il senso è proprio questo, possiamo gettare gli oggetti ma i ricordi restano. E per autodifesa tendiamo a mantenere quelli belli, lasciando sfumare nelle nebbie del tempo quelli che ci hanno causato sofferenza.

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  9. Di cose ne ho gettate tante anche io, di alcune mi son pentita, di altre no.
    Ultimamente ho una scatola di cartone, di quelle che si comprano al mercato e te le monti come i mobili di Ikea, quello che mi ricorda o che mi è scomodo lo infilo lì, intento da dentro non riesco a gettare niente e un gesto non mi cambia lo stato d’animo. Allora quello che vorrei cestinare lo sbatto nella scatola e poi son così cogliona che a volte , quella scatola, la vado a riaprire…come se non mi bastasse guardarmi nel cuore.
    Ognuno ha i suoi stratagemmi e i suoi alibi per eludere la vita e distrarsi. Son tutti validi!
    ciao Vetro…

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  10. Allora, la nuova impaginazione mi piace un sacco , molto giornalista d’assalto.
    Vabbe
    Io è i ricordi abbiamo uno strano rapporto . Butto via un sacco di roba ma tengo un sacco di roba: le cose della mia mamma innanzitutto. Il post e’ molto bello . Noto con piacere che si inizia ad intravedere un briciolo di autostima . Stai iniziando a giustificarti teso’
    Bello

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  11. A proposito , ho dimenticato di dirti che tanto per iniziare a volermi bene anch’io , stasera ho comprato una bella borsa fronzolosa a soli 170 euri.
    Non è proprio un buon inizio ma da qualcosa dovevo pur cominciare !

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  12. mi piacerebbe che esistesse un congegno che ci passiamo un oggetto, un profumo, una parola, anche solo una lettera, e questo congegno ci dice che l’imprezioso di oggi, quello che ci sembra imprezioso oggi, è una specie di fertilizzante per la memoria. chè poi magari questo congegno potrebbe iinsegnarci a non valutare e misurare ogni còsa.

    mi piacerebbe esistesse uno spazio, un deposito, sotto l’ombelico, per le còse impreziose.

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    • Dolce rideafa.
      Prezioso è un oggetto che ci è stato caro
      Una parola che commuove
      Un gesto che è stato compiuto
      O non compiuto

      Come sanno essere belle le parole.
      Non quelle di tutti, certo.
      Ma questo già lo sai.
      🙂

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  13. I vecchi ricordi tornano, in genere, quando non se ne hanno abbastanza di nuovi. Sono certo che appena ne troverai (e li troverai), ti torneranno in mente molto meno. Forse mai.

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      • Io sono uno dei fatti. Amo collezionare un bel presente. Ciò nonostante, non si può fare a meno di lasciare che i ricordi affiorino. Se sono brutti, basta concentrarsi in altro -qualsiasi cosa- e passare avanti. Con un po di esercitazione ci si riesce.
        Ti denuncerò al WWF. Poveri acari…

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        • Oh, ma in questo sono bravissima.
          A pensare ad altro, a cacciare giù in fondo quello che non mi va o non so gestire.
          Colleziono medaglie, anche. E tengo corsi di aggiornamento in “oggi ce ne sbattiamo le palle”

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          • Allora sei a posto. Di cosa ti lamenti? Forse non lo fai con abbastanza convinzione, o forse ti senti in colpa per averlo fatto. Elimina anche queste stronzate e sarai a posto. E’ autoprotezione. E NOI siamo il primo bene che abbiamo. Dopo, compatibilmente con il ME, ci sono tutti gli altri. Se si può far piacere ad altri, perchè no? Ma dovendo scegliere, dovremo scegliere sempre noi stessi.

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            • Hai detto la cosa più giusta del mondo ed anche la più difficile, non trovi?
              “Io” sono la persona più importante di tutte, la prima a cui devo voler bene.
              Ne scrivevo ieri sera su un blog che seguo. Volersi bene è la cosa più difficile, a volte ci si mette tutta una vita e non è detto che si riesca.
              Io mi voglio bene a tratti. In alcuni momenti mi sento bene con me stessa e in tutti gli altri penso di non esserne capace. Il sotterrare le emozioni, i ricordi, tralasciarli, non viverli, non elaborare le cose non è sinonimo di stare bene con se stessi e di vivere bene. Volevo essere sarcastica con il mio commento.
              Sotterro le ossa, come i cani, ma al primo temporale emerge tutto dal fango.
              E più invecchio, più ossa riemergono.
              Vivo in un cazzo di cimitero.

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              • Volersi bene è una cosa difficile per alcuni, si. E non credere che io mi voglia bene in tutto, che l’abbia sempre fatto, e che siano tutte rose e fiori. Mi accetto per quello che sono, pregi e difetti. Col tempo, ho capito che una persona è un pacco, con un po di tutto dentro. Non c’è da fare troppo i pignoli… prendere o lasciare. Io mi sono preso. Tutto qui.
                In ogni caso, io posso consigliarti (per quello che valgono i miei consigli… purtroppo o per fortuna non sono possessore di verità assolute) su ciò che dovrebbe essere, su cosa si dovrebbe fare… Posso dirti come la penso. O come mi sono comportato in una situazione simile. Perchè è questo quello che fanno gli amici (anche se noi ancora non ci possiamo definire tali, e non possiamo sapere se lo diventeremo mai). Non posso evitare che le ossa rinvengano dal fango. Posso solo esortarti a cercare di non farle riemergere. Posso solo invitarti a distogliere lo sguardo. O in alternativa a vedere i lati positivi del vivere in un cimitero.

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                • E’ vero quel che dici, certamente. Ognuno ha il suo modo di superare i momenti bui, le sofferenze. C’è chi, come mi pare di capire faccia tu, deve elaborarli… soffrirci sopra e strapparsi la pelle. C’è chi invece, come me, mette su una maschera di Joker e va in giro a cazzeggiare per distrarsi. E magari vive bene così…perchè pian piano li sotterra per davvero, quasi senza accorgersene.
                  Non a caso ti ho detto “Forse non lo fai con abbastanza convinzione, o forse ti senti in colpa per averlo fatto”. Potrei aggiungere: “forse il tuo carattere ti porta a chiuderti, nella sofferenza… e per sotterrare una sofferenza la devi metabolizzare”. Ci sta. Ogni metodo è buono. L’importante, secondo me, è non perdere mai di vista il bene primario che abbiamo: noi stessi. E non mi reputo un egoista…non credo di esserlo. Ma solo chi sta bene con se stesso (egoisticamente) può essere di aiuto ad altri (e qui il supposto egoismo viene in realtà negato).

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                  • I consigli sono sempre qualcosa su cui si può riflettere.
                    (Hanno il valore del ragionamento)
                    E le cose che farebbe un amico (Anche se noi non lo siamo, vero, e non sappiamo leggere il futuro) sono gesti che hanno del buono.
                    L’orso di peluche e l’anello sono solo due esempi.
                    A volte i ricordi non sono così passati, come questi di cui ho scritto, a volte sono cose capitate poco prima e che tendo a sommergere.
                    Non tutto andrebbe sepolto e dimenticato.
                    (Ma non posso nemmeno riassumere la mia vita in un commento)
                    Per certe cose del passato, vale il tuo consiglio di distogliere lo sguardo, è sano, per altre no. Non tutto va sotterrato, manco della capacità di elaborazione, per lo meno quando serve, al momento.
                    Ma non mi conosci.
                    E onestamente vivere in un cimitero mi regala un aria steampunk che mi piace molto.
                    P.S.
                    Io sono la regina dei Cazzari, metto su la mia bellissima maschera da pagliaccio che ride e riesco davvero a sbattermene le palle, quando voglio.
                    Ma tutto questo ha un prezzo.
                    Che pago io e altri che mi vogliono bene.
                    Il prezzo in metabolizzazioni (perché hai visto giusto, io devo metabolizzare. Coi miei tempi) è alto.
                    Ma faccio un sacco ridere.
                    E ridere fa ancora bene.

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                    • I consigli ampliano i punti di vista. Sono frutto dell’esperienza di altri (se dati in buona fede) e di altri modi di pensare. Provenendo da persone non coinvolte, spesso si rivelano preziosi. Naturalmente, non è detto che siano necessariamente giusti per chi li riceve. O che li si debba seguire necessariamente. Ma sono pur sempre un gesto d’affetto, si.
                      Secondo me bisogna distinguere fra “sepolto e dimenticato” e “soffocato” (che si avvicina molto al tuo “metabolizzato”). Io credo che le cose vadano soffocate. Che si debbano comprendere, questo si… perchè ci possono servire come esperienza. Ma poi bisogna soffocarle per non permettere loro di farci del male, sempre per il solito motivo: noi siamo la cosa più importante che abbiamo. E se non stiamo bene noi, non potremo far star bene gli altri.
                      A “cazzari” (che per me sono quelli che dicono stronzate) preferisco “cazzeggiatori”. Ma ci siamo capiti. In questo siamo simili.

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                    • Il distinguo fra cazzeggiatori e cazzari è giusto e lo condivido. Ma sono anche molto onesta nel dirti che spesso sono pure cazzara. A volte parto per la tangente, e mi escono dalla bocca fregnacce da oscar. Ma è il rischio del cazzeggiatore professionista.
                      :mrgreen:

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