PADRONI DEL PROPRIO DESTINO

Fra pochi mesi compirò trentasei anni, e mi ci sono voluti tutti per riuscire ad essere certa che avere la consapevolezza di essere padroni del proprio destino non conta un cazzo. Sempre per la storia che nella vita ci vuole anche del culo.
Forse è per questo motivo che oscillo perennemente tra una sfrenata voglia di vivere e un’irresistibile attaccamento a divano e cibo spazzatura in ogni momento libero.
Non mi capacito.
O forse, probabilmente, sono solo terribilmente pigra.
Vi ricordate del laureato, il film?
Proprio le scene finali, quando Ben e Elaine scappano dalla chiesa e riescono ad infilarsi su un pullman, sorridenti e felici come solo una potente scarica di adrenalina può far sentire di essere. E l’ultima inquadratura che si si stringe sulle loro facce, sempre meno sorridenti, sempre più consapevoli. Sempre più come a dire: e adesso che facciamo?
Ecco, così. E adesso che abbiamo capito di essere padroni del nostro destino?
Ma in fondo un divano lo abbiamo tutti, o una sedia preferita, una panchina, un dondolo, un trespolo. E tutti finiamo per cercare sempre quel solito posto isolato e lontano da tutti per poter riflette in pace, metterci una pietra sopra e continuare.

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30 Pensieri su &Idquo;PADRONI DEL PROPRIO DESTINO

  1. E’ rassicurante avere una sedia, una poltrona… o comunque un angolo proprio, in cui ritirarsi e prendere forza. Credo sia normale. Va benissimo. E’ ancora più importante saperci mettere una pietra sopra e continuare, però. Il rischio è quello di rimanere al sicuro la dentro. Questo non va bene.

    • “Al sicuro” è una bella frase, peccato che anche questo vada a momenti, o a disposizioni d’animo. E dove ci crediamo al sicuro a volte non lo siamo, e viceversa. Il cervello, o il cuore, lo stomaco e tutto il resto, ci fanno credere quello che vogliono loro, come vogliono loro e quando vogliono loro.

      • Non mi stupirei di questo. Sentirsi al sicuro è qualcosa di soggettivo. Io posso sentirmi al sicuro a casa… tu su una montagna, da sola. Ma non si può vivere sempre al sicuro. Ecco quello che volevo dire.
        Anche perchè il sentirsi al sicuro o meno è in genere dovuto alla conoscenza ed alla frequentazione che abbiamo di un luogo, o di una persona. Quasi mai al luogo od alla persona in se.

  2. Secondo me nella vita è necessario avere dei buoni amici, un angolino di mondo da condividere con loro, e il buon equilibrio è dosare il tutto con la famiglia, ovvero non lasciare affetti per strada. Orsù dunque, la fortuna non arriva da sola, se non giochi non potrai mai vincere.

  3. Non sottovaluterei il potere rassicurante del cibo spazzatura. Poco impegno, massima soddisfazione e grandissima spinta a lasciarsi andare. Non ha mai davvero vissuto chi non si è abbandonato per un periodo al junk food. Meglio se sul proprio divano.

  4. Arrivando buon ultimo, vi faccio sommessamente notare che siete partita dal culo e siete arrivati alla cucina. Sicuramente qualcosa vorrà dire, anche se non so ancora bene cosa. Comunque, tornando al tema, direi che in realtà non siamo padroni proprio di una beneamata ceppa. Ma questo non dovrebbe mai farci passare la voglia di lasciare il divano e provare a vedere che succede lì fuori. Poi magari ci torniamo pure, sul divano, magari a fare la capriole con qualcun altro

    • Mi piaci perché sei uno che nota i particolari.
      Sai, a volte ho anch’io sta curiosità di vedere quello che c’è fuori. A volte son cose belle, a volte no. Ma le capriole…ero negata pure da bambina.
      Insomma, magari, forse, col bel tempo…se arriva.
      Daje, vedremo.

  5. Ho sempre pensato che l’impegno, il lavoro, lo studio pagassero. Sto cambiando idea. Vero, a volte un po’ pagano, ma non abbastanza per la fatica spesa. Ci si sbatte come pazzi e la situazione non si smuove. Comincio a pensare che conti davvero la fortuna, o meglio, l’essere qualcuno, o figli di qualcuno. E che esistano due categorie, i vincenti e i perdenti, a seconda di dove si nasce: i primi ce la fanno con uno schiocco di dita, i secondi scalano montagne e, quando sono giunti in cima, si accorgono che non è servito a nulla.

    • Si, ma no.
      Nel senso che la fatica che spesso si reputa sprecata invece non lo è.
      Ma è un concetto un poco astratto, un po alla Osho, e non mi si addice molto.
      Però è vero.
      E fondamentalmente la montagna è meglio averla scalata che no.
      Se non altro per il panorama.
      Mugugnare, mugugnamo tutti. Ma almeno la vista, da lassù è migliore.

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