SENTO L’ECO

Ci si augura sempre di poter vivere, prima o poi, il tanto decantato quarto d’ora di celebrità. Ma sarebbe già qualcosa poter avere, almeno ogni lustro, quindici minuti di pura, intensa, corroborante lucidità mentale.
Guardarsi dentro nitidamente e prendere coscienza della propria vita fino a quel momento. Capire gli sbagli, intuire possibilità, maturare discernimento e progettare il futuro.
Il giorno dopo, auspicabilmente, mettere in pratica tutti i buoni propositi.
Smetterla di nascondersi dietro scuse banali; l’abitudine all’infelicita è tanto comoda e fa molto bohémien, ma non paga niente.
Saggio è colui che immagazzina assennatezza, se pure un quarto d’ora alla volta.
E io, che di Folgoranti Attimi di Sana e Robusta Cognizione Introspettiva ne ho collezionati a pacchi, ormai sono lanciata a razzo sulla strada della santità.

Santa Vetry della Città tra i due Fiumi.
Parlava, parlava e di parole l’aria riempiva.
Un profondissimo solco sul divano lasciava.
Rideva e sognava e scriveva.

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20 Pensieri su &Idquo;SENTO L’ECO

  1. sul futuro avrei qualche dubbio… sembra stupido (come chi lo pronuncia cioè io al momento) ma veramente… basterebbe imparare a gestirsi meglio il presente…
    Nessuno ti chiede di diventare santa vetrocolà… solo forse di capire tu stessa un attimino di più cosa vuoi veramente dalla vita… … … … … e infiniti ancora …
    più che altro l’altra volta, offesomi per l’ostentata romanaccità che non ci vede comunque protagonisti, mi chiedevo, ma che razza di lavoro a contatto col pubblico potrà mai fare VetroColato senza possedere (a sua detta) neanche un’infarinatura di inglese… EH!
    Buonanotte,,, per quello che vale.
    🙂

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    • Nun ti ci fissà. Qui, l’umore cambia più spesso del vento. Come il colore degli occhi. Stasera sono Grigi Manto di Lupo, riflettono il clima ventombroso che si è imposto questa notte.
      Stasera sono solo retrogusto amaro d’aranciata, oppure un ritornello fantastico, ma che non vale la canzone intera.
      E “cosa vuoi veramente dalla vita” ???
      Nun lo so. Cioè, lo so. Ma come…fare per…
      Sono persa in un bicchiere d’acqua. Ecco, galleggio, più che altro, come ogni stlonza che si rispetti!

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      • Tesorino, l’importante è seguire un sogno e anche se non era quello che desideravi potrà portanti da un’altra parte , ancora migliore di quello che ti aspettavi. L’importante è non stare fermi, accontentarsi di quello che si ha. Nella vita ci sentiamo felici solo perché non abbiamo problemi, la loro assenza ci da l’illusione che le cose vadano bene. Ma prima o poi ti accorgi del disagio e sarà sempre più difficile correggerlo, ma non impossibile. In qualsiasi momento siamo padroni della nostra vita.
        Io penso che già il semplice motivo di tenere aperto un blog è sintomo di disagio e lo si fa per un’irrefrenabile voglia di cambiare.

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  2. Periodo di autocoscienza ? A volte capita, sarà la primavera o l’estate o solo che arrivati ad un certo punto,in fondo a chissà quale degli innumerevoli tunnel scavati con le nostre sante manine ,ci si chiede “ma che caz sto a fa’”
    E non basta più il negroni o il prosecco, levi tutto e resta quell’unico, dannatissimo neurone che macina pensieri abbastanza sensati. E forse stavolta lo ascolti.
    Abbracci stretti tesoro

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    • Il neurone mi rende, forse, saggia ma inquieta.
      Esti!
      Il tempo speso in queste ragionevoli elucubrazioni è inversamente proporzionale a tutto il resto del tempo. Ovvio, manco a dirlo, mal speso.
      Il prosecco mi rende più leggera e quindi più digeribile. In primis a me stessa. Io ci provo a non cascarci, nel saggio pensiero, ma non sempre riesco.
      Mi preferisco più frivola.
      Ma più sono saggia, più si stringe un nodo nello stomaco.
      Mi sarei anche rotta le palle, ma non so che farci.
      Abbraccione, tesorino.

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    • Il rifoderamento divanesco è, ultimamente, argomento molto gettonato qui in famiglia, ma non mi decido, come al solito, su nulla. Il colore, il tessuto…
      E Fedi, lo sai bene che uordpress fa come gli piace a lui, si diverte a scombinare tutto. Così, per divertissement.

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  3. Bello questo connubio: abitudine/infelicità – bohémien.
    “Scusi, ha il biglietto? ”
    “Si. Certo. Come sempre…”
    “Ah. Il mese però è diverso. Su. Si tiri su. In fondo lo ha anche timbrato.”
    “Si. Maggio. Giugno. Luglio… come sempre, appunto”
    “Malinconico infelice depresso andante?”
    “Ma no. Solo l’abitudine”
    “Ah. Ecco.”
    “Fa molto bohémien, non vede?”
    “Si, in effetti. Quell’aria vagamente bizzarra. Il biglietto passato così, alla cazzo di cane.”
    “E questo foulard? Vuole mettere questo foulard di seta e lino lasciato pendere così, come fosse un caso? ”
    “Maddai. Ed io che pensavo fosse un vezzo.”
    “Ma va. Studiato ”
    “Ah… bhe. Se è ricercato.”
    “E annoiato…”
    “Certo.”
    “Abitudine.”
    “Immagino”
    “Si. Appunto. Sempre uguale.”

    Oh, questo gusto parigino da “je regarde la rue”, quanto lo amo.
    Soulplate, Noelle, Midnight – Life in the Big City (Midnight Mix)

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