INTERVALLO

…e chi se lo ricordava più il sesso di primo pomeriggio.
Che visto che pretendo troppo, ho solo dimostrato a me stessa e all’universo mondo che l’orgasmo migliore è sempre quello auto prodotto. O si.

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SFRUTTATE L’EREZIONE MATTUTINA

Metti in un bacio tutte le parole che sarebbe inutile dire a voce.
Come se fosse la carezza che non hanno mai saputo darti.
Stringi forte il suo corpo tra le braccia, che ti senta vicino, e un po baciala e un po sorridi, con gli occhi aperti e poi chiusi e poi di nuovo aperti. E ancora sorridi.
Mentre le labbra si sfiorano, prendile il viso tra le mani, e mescolatevi le parole direttamente attraverso la lingua, con tutto il peso del corpo che si tende verso l’altro.
Stringi forte.
Come se potesse scivolare via, come se fosse importante rimanere attaccati ad un’altra persona, come se fosse un’appiglio per non scivolare a tua volta.
E adesso senti il cuore pompare più veloce.
Sei ancora addosso a lei e lei si aggrappa alle tue spalle.
Non c’è piu nessun rumore intorno, solo lo sfregare un po ruvido di pelle su altra pelle. Lei è nella tua bocca e tu nella sua.
E staccarsi per guardarsi un momento diventa intollerabile, le bocche si cercano come per volontà loro, gli occhi si chiudono ancora una volta per meglio sentire il sapore dell’altro, le mani già calde cercano lembi di pelle sotto i vestiti e la testa rimane attaccata al collo, ma scivola via, mentre la bocca sta cercando nuovi spazi in cui nascondersi, la lampo dei jeans scende in un’attimo, la camicetta si sbottona facile, le tue mani sono dentro il reggiseno e le sue sono appoggiate al tavolo della cucina, e non sai più se è la sua bocca che vuoi o tutto il resto, così passi in rassegna tutto il campionario di accessori in bella mostra sotto di te, mentre lei sorride e si aggrappa un po di più alle tue natiche, e fate tutto quello che c’è da fare. Ma alla fine, proprio nel momento in cui culmina il piacere, è di nuovo con la bocca che vi cercate.
Tutto inizia con un bacio.
E poi suona la sveglia, occhio che fai tardi al lavoro.

IL COMPENDIO DI PASQUA

Questi sono i giorni dell’antibiotico iniettato sulle chiappe, che fa effetto prima e si porta via il mal di denti. Sono i giorni delle lacrime, perché quando fa così male piangi e pensi solo che non senti altro, ma poi una suora piccolina e gentile mi fa la puntura e un po di male se lo porta via. Sono giorni che queste lacrime sono anche di amarezza. Come quando telefoni a qualcuno, quasi per sbaglio, e allora cerchi di cogliere l’occasione per parlare anche se sei solo tu a farlo. Io dico come stai, tutto bene? lo so che la mamma non c’è, ma non importa è proprio con te che volevo parlare. Come stai. E non dici niente, e allora vabene lo stesso, parlo io, ho un po di mal di denti ma vabene lo stesso, ma dimmi, papà, come stai. No, non riagganciare. Così piango, un po per i denti un po per questa difficoltà che esiste nel comunicare, piango perché un po mi fa bene, non è solo dolore fine a se stesso. Chissà, magari la prossima volta non riagganci, devo solo dilatare l’ottimismo su una tempistica più lunga. E provare a sbagliare di nuovo, sperare che la mamma esca un’altra volta e dimentichi il cellulare.
Sono anche i giorni che dovrei tenere segreti che non sono nemmeno più tanto segreti. Poi lo sanno tutti che non sono capace di tenere per me una cosa bella, ma qui non posso, forse più in la. E sono ancora giorni di lacrime e questa volta di commozione. E la commozione mi sta bagnando i-pad da quanto è tenace. Ti vedo in questo video e penso che sei bella, penso che questa commozione non è più incredulità di una cosa bella già avvenuta, penso che sia l’unico modo di accogliere le cose belle che a volte accadono, soprattutto questa volta, che hai lavorato tanto e ancora lo stai facendo per arrivare dove vuoi, e questa sorta di stupore, ogni volta, nel vederti significa che è così che si dimostra la gioia, perché non ci si può abituare ad una cosa bella, e quando ricapita e anche quando ricapitera sarà ancora così, coi lacrimoni e le risate, con il dialetto dei parenti che chiamano per salutare, con il tuo video mostrato ad amici e colleghi anche se non si fa, anche se “sta male”, non è “elegante”, me ne frego, siamo contadini per fortuna, non c’è ancora troppo filtro fra la gioia e le convenzioni sociali, facciamo le cose un po come ci viene, non ci vergognamo ancora di mostrare la felicità. Questi sono i giorni che le lacrime sono davvero una benedizione, si portano via tutto il dolore e lasciano la gioia delle cose belle. Le lacrime ignorate prima o poi chiedono il conto, e quando lo si paga è un conto salato, ma lasciano spazio anche al resto, alla commozione e ai sorrisi. Questi sono giorni in cui le lacrime mi fanno questo effetto. Se fino a ieri sera mi chiedevo che ci faccio qua, io, perché scrivo le mie cose in un blog, la risposta che mi do adesso è diversa, sono qua perché ne ho bisogno, devo condividere con qualcuno tutto questo dolore e tutta questa gioia, perché ha più senso se non tengo tutto per me, perché se esiste anche solo una persona che si ferma e legge queste mie parole, allora ne varrà ancora di più la pena, perché tutto avrà senso nel momento in cui le cose vengono dette a voce alta, o lasciate su un foglio che tutti possono leggere. Che me ne faccio di tutta la mia gioia se la tengo per me sola. Un bravo scrittore ne avrebbe fatto un romanzo.
Io no, io non ne sono capace, vien fuori tutto un po come viene, praticamente non state leggendo, è come se mi ascoltaste mentre parlo, ma non importa, non potevo non lasciarlo qui, non mi ci sta tutta addosso la mia felicità.
Ed è la stessa cosa quando leggo tanti fra voi, non ho un filtro che mi regola la commozione o la partecipazione che ci metto, mi fate stare bene o male a seconda di quello che passate nel blog, e se da una parte è così che si fa, per un altro verso rimango avvinta dai vari stati d’animo da cui mi faccio contagiare. Ed è bellissimo ma difficile, e nello stesso tempo non vorrei mai leggervi diversamente da come faccio.
Ed anche questa è una cosa che mi chiedo spesso, perché scrivete nei vostri blog? A qualcuno l’ho già chiesto, qualche risposta è stata simile alle mie, altre cose, invece, credo ancora di non averle comprese, ma ancora mi chiedo, perché avete deciso di lasciare le vostre cose qua dentro. Cosa vi rende, a livello personale, il blog. Se avete voglia o possibilità di dirlo, mi farebbe piacere saperlo. Per quanto mi riguarda, il blog non è fine a se stesso, se non ci sono scambi e opinioni, rimane solo un diario, e quelli li vendono in tutte le cartolerie.
P.S. Chiedo scusa, rileggendo mi sono resa conto di aver scritto veramente come viene viene, abbiate pazienza.

AFTER BURLESQUE

È più forte di me, non riesco a farne a meno.
Ogni volta, ogni fottutissima volta.
Cambia il copione, cambiano la sceneggiatura e i dialoghi,
cambiano gli attori e le battute, ma il finale è sempre quello.
Ed è così da che io ricordi, dalla prima volta in cui successe.
Non so più se ridere o piangere.
Questa cosa mi inquieta, dovrei fare qualcosa sul serio, porre rimedio.
Tendo a scherzarci sopra,
ma dovrei avere un’occhio più critico per questa mia debolezza.
Nel tempo, ho provato innumerevoli volte a smettere,
a non pensarci, sempre con frustranti tentativi
che puntualmente sono finiti sbriciolati come biscotti secchi.
Ci ho provato, davvero, ma non posso farne a meno.
Io mi devo mangiare una fetta di salame dopo l’orgasmo.
Magari due, o anche tre.
È così, ormai me ne sono fatta una ragione.

IPSAZIONE

E allora, quando sei giù, ma proprio sul tappeto, quando ti rendi conto anche da sola che i tuoi discorsi e tuoi pensieri stanno prendendo traiettorie che neanche lo spettacolo più surreale ne ha mai viste, quando capisci che nemmeno le testate contro il muro ti fanno rinsavire, quando nemmeno scrivere ottocento bozze a mano ti instrada verso una possibile risoluzione di conflitti interiori, quando non ti ricordi nemmeno quando sia iniziato tutto il casino in cui ti sei volontariamente sottoposta, quando nemmeno pregare qualcuno di esimerti dal subire un secondo di più questo stillicidio autoinflitto funziona, allora, prova con un po’ di sano autoerotismo.
Usa la fantasia, connettiti a youporn, guarda un hentai, immagina il tizio che ha ordinato la pizza da asporto ieri sera, prima di te, o la tua vicina di casa, se preferisci, ma ti assicuro che chiunque immaginerai, qualunque cosa userai, quei venti minuti spesi a deviare la tua immaginazione verso cose molto terrene ti salveranno.
Per venti meravigliosi minuti.
Dopo fatti anche un panino, o mangiati una fetta di torta e magari fumati una sigaretta se ti fa piacere, così guadagnerai un’altro, preziosissimo, quarto d’ora.
Avrai in totale trentacinque fantastici minuti di libertà dalle tue stupide, tristanzuole e pure un po patetiche fissazioni.
Se molte persone che dico io passassero più tempo con le mani nei loro genitali, ovviamente in privato, saremmo tutti molto, ma molto più sereni.
Perciò io consiglio vivamente a tutti e tutte la sana, piacevole, proficua, goduriosa abitudine della buona masturbazione.
E questo vale anche per gli accoppiati. O si, senza dubbio alcuno.
Son cose molto diverse, l’amore fatto in coppia e l’amore fai da te.
Non si escludono a vicenda, e possono, anzi, debbono essere alternativamente praticate.
Ovviamente, da single quale sono, ho poche occasioni di praticare diciamo in modo canonico, quindi sfrutto piacevolmente e regolarmente questa vantaggiosa alternativa che la natura ci offre.
Detto ciò, esco, per gli ultimi acquisti natalizi che ho dimenticato, e se mi vedete girare per le strade con il mio bel sorriso da deficiente stampato in faccia sapete perché.

AH! UN ENORME, GIOIOSO AH!

Se c’è ancora una cosa a sto mondo che ancora mi fa credere all’amore è vedere due persone che si annusano quando tornano a casa la sera, e lo fanno da tutta la vita.
Abbaiano anche, a volte.
Che di solito mi fa pure un po senso, ma mi fan sorridere sempre.
Un sorriso che è puro affetto, e che mi rimanda sempre indietro amore.
(Potrete mai perdonarmi R. e R. per questa divulgazione fuori controllo? E’ dettata solo dal profondo affetto.)
Due che son sposati da tutta la vita, che hanno i loro alti e bassi, che son belli e mi vogliono bene.
Ecco, questo e amore.
No, AMORE.
Si, tutto maiuscolo.
Se, ad oggi, ancora credo all’amore è grazie a queste due persone che si amano, che mi danno affetto.
E’ l’amore “giusto” quello che provano loro.
Quando dico che l’amore non basta, come in un mio recente post, loro lo sanno bene cosa intendo, e hanno sempre applicato questa piccola verità al loro rapporto, alla loro vita insieme.
Se l’amore non esiste, loro sono la mia personale eccezione che conferma la regola.
Oggi ho imparato regolette nuove!
1 l’amore vuole indietro amore.
2 l’amore venduto a buon mercato, non perde il suo valore, lascia
solo, all’incauto compratore, la stessa aridità che aveva prima.
3 ci vuole impegno e passione e costanza e mila e mila altre cose
perché due persone possano essere felici insieme.
4 ergo, l’amore non basta.

P.S. Frogman è solo per voi.