INTERVALLO

…e chi se lo ricordava più il sesso di primo pomeriggio.
Che visto che pretendo troppo, ho solo dimostrato a me stessa e all’universo mondo che l’orgasmo migliore è sempre quello auto prodotto. O si.

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NON SARÀ MICA CHE MI PRENDO TROPPO SUL SERIO

Una non si veste da donna, solo jeans e polo e scarpe da ginnastica; una non si trucca, nemmeno un po di mascara, o lo smalto sulle unghie; una dice sempre parolacce, cerca sempre di essere al centro dell’attenzione, battuta pronta e di solito con un doppio senso volgare; una sa di aver ereditato i tratti del viso dalla madre, e sa quanto fosse bella sua madre, prima di essersi lasciata andare, prima di tutto quello che le è franato addosso, e sa di essere bella a sua volta perché un tratto è innegabile, perché una fascia da miss è innegabile, e maledice l’universo e chiunque nel raggio di chilometri per non aver accesso a quella foto che ritrae sua madre con la fascia, e a tutte le altre foto, le foto della sua famiglia; una cerca di sorridere, di far buon viso a cattivo gioco, e cerca sempre di contare fino a dieci, o almeno fino a tre, prima di sbottare e di investire come un treno merci qualunque cosa incontri sul suo cammino; una cerca di andare avanti, di capire qual’è il passo successivo al perdono, prova a spiegarsi perché non è bastato, spesso non basta, aver perdonato; una si aspetta molte cose e sa perfettamente che deve solo muovere il culo dal divano e andarsele a prendere; una non capisce che a volte ci vuol leggerezza nelle parole, che non sempre tutto è così importante anche per gli altri, che non è con una parola che arriva o meno che si può capire il senso di tutta una frase, di un discorso più ampio che solo il tempo può decidere dove porterà e se porterà da qualche parte; una crede che tiri più un pelo di fica che un carro di buoi e nello stesso tempo spera sempre che non sia così, ed è puntualmente smentita; una si fa un sacco di film, lavora di immaginazione manco fosse una scenografa di sogni, e poi finisce sempre che ci crede, almeno un po, e le facciate non le conta più, che un segno, una cicatrice su un’altra cicatrice, da lontano, sembra sempre una sola cicatrice; una conta un solo amico, una sola persona che da amicizia, col suo modo di essere amico, senza chiedere nulla in cambio, mai; una rimane sempre un po appesa alle parole che legge, e queste parole la contagiano per giorni, le assorbe e le respira quasi fossero vitali; una crede ancora nell’onestà delle sensazioni, crede che si debba essere coraggiosi e provare le cose che si provano fino in fondo, senza adattare gli stati d’animo ad ogni cambio di scenografia; una crede che siano tutti sempre onesti, sinceri, trasparenti; una si è mangiata una fettona di torta con le pesche e la panna e non si è sentita neppure in colpa, e ha capito che questa assenza di colpa è punizione e tristezza; una pensa che sta investendo un po troppo di se stessa, qua dentro.
Una, adesso, si fionda sotto le coperte, sotto il piumone per la precisione, perché siamo al ventotto di maggio è fa un freddo indecente, e si sente sola e vuota e stupida per aver parlato di se in terza persona e per non aver avuto cuore di dire ciò che pensava a quella certa persona, in quel preciso momento, solo per la paura di poterla perdere.

IL MIO BICCHIERE È MEZZO PIENO E IL TUONO SONO IO

Se vuoi sapere qual’è il mio colore preferito lo devi solo chiedere.
Quant’è alto il mio cuscino, cosa provo durante un temporale, cosa vuol dire non aver mai convissuto con nessuno, a parte la famiglia d’origine. Quando penso che non è stata solo l’unica decisione possibile quella di essere andata a vivere da sola, ma è stata la decisione giusta.
Quando ho voglia di cioccolata, quando penso che avere un bagno non condiviso sia la più grande fortuna dell’universo.
Quando non riesco ad addormentarmi, la notte, perché allungo il braccio cercando qualcuno che non c’è e non c’è mai stato.
Quando non so stare tutta dentro ad una frase, perché non lascio mai troppo spazio anche se può sembrare il contrario.
Quando m’immagino il profumo che vorrei sentire dentro il naso, quando provo a ricordare che cos’è la sensazione di una mano calda sulla schiena, quando vedo il cielo diventare scuro e ripenso a me stessa e alle reazioni che ho avuto negli anni di fronte ai temporali.
Dalla paura, passando per la rassegnazione, arrivando, oggi, alla consapevolezza che è solo un temporale.
E che durasse pure tutta la vita, non importa, noi si dura meno.
Quando l’odore dell’acqua che sta cadendo non mi provoca dolore, ma diventa tolleranza, quasi serena, di cose che vanno come devono andare, di propositi che forse questa volta, l’ennesima, dureranno più dell’entusiasmo iniziale e soffocheranno le paure, le angosce inutili e insane che si prospettano ad ogni nuovo cambiamento.
Quando penso che potrei ancora dire di essere innamorata di qualcuno, che potrebbe ancora succedere, che sembra troppo vuoto quel famoso bicchiere se penso che sia vuoto per metà.
Perché per me è più facile pensare che sia mezzo pieno.
È semplicemente più facile.
Quando penso che tutte le lacrime che mi lascio scivolare sulla faccia possano essere specchio in cui qualcuno può intravedere bellezza e non rinuncia.
Quando ancora tremo mentre sento un tuono fragoroso e roboante e impongo a me stessa e alle mie gambe di andare sul terrazzo per sconfiggere quella stupida paura.
E la scarica, per un momento, mi paralizza, ma è più forte la consapevolezza di essere ancora qui, intera, di esistere ancora dopo il tuono. E non è gioia quella che si prova a vincere sul tuono, è solo un’altra cosa che ho dovuto imparare a gestire.
Quando penso che posso fare tutto, e lo posso fare da sola.
Quando penso che non stanno arrivando le cose che mi aspetto, e penso che gran parte della colpa sia mia.
Quando penso che il più delle volte sono davvero insopportabile.
Quando penso tutte le mie cose che lascio in bozza in qualche cassetto.
Quando penso che il mio bicchiere è mezzo pieno, il mio bagno non è condiviso, e io posso fare tutto. Perché il tuono sono io.

STRAMBERIE

Lettone e Caldone sono grandi amici, complementari l’uno all’altro. Hanno un rapporto funzionale invidiabilissimo. Al momento aspettano solo me. D’altronde tre e’ il numero perfetto. Buona notte e sogni d’oro d’argento e di diamanti.