IN COPPA ALLO SCOGLIO

Lei che schiuma se lui non la chiama.
Lui che non chiama perché si è addormentato sul divano.

Lui che le dice che stasera la vuol portare al mare, a far l’amore sulla spiaggia.
Lei che è già in acido di suo, figuratevi appena sente una roba del genere.

Lei che fa una testa così alle amiche perché lui non si sta comportando secondo il Manuale del Perfetto e Incantevole Principe Azzurro, perché la storia della spiaggia lo ha capito pure lei che è una favola senza lieto fine.
Lei che non è esattamente la Regina delle Fate.

E non bisogna dimenticare la compagna ufficiale di lui, che i suoi problemi li ha, e non staremo qui a parlarne, e il compagno ufficiale di lei, che pure lui non sta messo granché bene, ma sorvoliamo.

Età media quarantacinque anni, a voler essere generosi.

Un tizio, amico comune di entrambi, che entra nel locale sorridendo verso il nostro tavolo, e lo sguardo di lei che lo vede arrivare, sguardo preoccupato e allarmato, sguardo che trasuda senso di colpa e paura alla vista dell’amico che potrebbe trarre conclusioni che si preferirebbe lasciare nascoste in un cantuccio, nel vedere insieme lei e lui sapendoli fidanzati con altre persone.

E poi lui…

Ohhh, lui travisa e fraintende in modo spettacolare e scenografico lo sguardo preoccupato di lei scambiandolo per gioia, ammirazione e lussuria alla vista del tizio che entrambi conoscono; e alla matura e auspicabilmente equilibrata e assennata età di cinquant’anni e sbanatta si profonde in un colossale, sentito, esagerato sproloquio sulla gelosia e rimarca in maniera plateale e con smodata ostentazione il possesso che crede di vantare sulla sua lei, e le rimprovera nel peggiore dei modi questo sguardo totalmente distorto, alterato e trasformato dalla sua propria immensa e infinita fantasia, sguardo che ha generato, a suo dire, grave colpa e mancanza di lei, che lo avrebbe fatto ingelosire volutamente, deliberatamente e senza nessuna apparente ragione.

E poi ci sono anche io.
Che assisto alla scena.
Ed è la seconda volta che mi faccio fregare così e prometto a me stessa che non ce ne sarà una terza.
Fate quel cazzo che vi pare, io mi chiamo fuori.
E in spiaggia, in coppa allo scoglio, ci vuole il fisico.

L’IMPORTANZA DELL’ANTIADERENZA

Solo una domanda: perché scrivono ~antiaderente~ sulle confezioni di padelle e poi, quando tento di cucinarci dentro una frittatina di fagiolini con un’ovetto sbattuto e mix di erbette, ovviamente senza aggiungere olio, perché sono a dieta e se vedo scritto ~antiaderente~ a caratteri cubitali sulle confezioni delle padelle io mi fido, io sono una che ci crede, ma quando sono li davanti ai fornelli con una fame boia mentre attendo speranzosa che il mio pasto si cucini e sono in trepida attesa che il mix di fagiolini e uovo s’incolli alle pareti del mio stomaco, perché, mi chiedo perché si attacca tutto al fondo dell’Infido Tegame, ci vuole un nanosecondo e l’Avida Padella si fotte un terzo abbondante della mia frittatina, che chiamare frittatina un qualcosa cucinato senz’olio somiglia molto alla blasfemia, ma tant’è è ciò che ha fatto la Bugiarda Padella recentemente acquistata allo scopo di mettermi nel piatto roba senza doverla friggere ogni volta in mezzo litro di extra vergine, che pure, quello buono, costa una cifra, perché se nella Stronza Padella antiaderente ci metto due dita d’olio non si attacca una mazza, ma se tento l’esperimento frittatina-senza-grassi-aggiunti la tanto decantata antiaderenza, magicamente, fallisce.
Perché.
La mia è una domanda lecita.
O Munificentissimo e Imperscrutabile Manipolatore di Eventi, intercedi per me presso i costruttori di Ignominiose Padelle al fine di migliorare la qualità dei miei pasti e il tono del mio umore.
Perché non è affatto giusto, o Gioioso Burlone, Stratega e Compiaciuto Ideatore di Storie a Bivi delle nostre miserrime vite, non è per niente bello che ci si mettano pure i pentolai a prendermi per il culo.

LA PACCA SULLA SPALLA

Ci sono già i cartigli dei Baci Perugina con le loro frasette del cazzo ad ammorbare un bel momento di comunione fra me e il cioccolato con la nocciola, non è il caso che mi dai pure una pacca sulla spalla. Il gesto di darmi una manata più o meno forte sulla schiena, vicino alla spalla, lo puoi conservare per i tuoi amici, io ne faccio volentieri a meno. Perché tendo a ricambiare senza troppo preoccuparmi della potenza della risposta, poco importa che io sia una donna, se ti do una manata sulla schiena la senti tutta. T’assicuro. Ed è quello l’effetto che fa a me. Mi irrita, mi sposta il baricentro nel momento in cui la ricevo e, soprattutto, mi chiedo sempre: ma chi cazzo te l’ha chiesta? Se nel momento avessi in mano un’accetta la userei. Tac! In mezzo alla schiena, e poi vediamo se fai ancora lo spiritoso.

ISTINTI OMICIDI

Oggi, la multa, non l’ho scampata. Divieto di sosta. Io, che passo il tempo a fraternizzare con gli ausiliari del traffico, offro caffè, qualche chiacchiera se li incontro per strada, parole gentili sempre, io, oggi sono stata multata da uno di loro. Bastardi. Ho lasciato il marcione tre minuti, dico tre minuti, in zona carico/scarico merci, per andare in farmacia, torno, in tre minuti, e neanche c’eri più. Bastardo. Avevi la multa già pronta, hai aggiunto solo la targa, perché in quei tre minuti del cazzo non avresti avuto il tempo di scrivere tutta quella pappardella che mi hai lasciato sotto il tergicristallo. No, l’avevi già scritta, dovevi solo far quadrare il tuo bilancio di multe quotidiane da presentare ai tuoi superiori, o come cazzo funziona li da voi. Ho lasciato la macchina in zona carico/scarico, vero, sono una persona orribile. Ma tu sei un gran bastardo. Ottantaquattro fottutissimi euro di multa. Pagabili in misura ridotta entro tre giorni dalla presente con le consuete modalità. Cinquantotto euro e ottanta centesimi di questa fottutissima multa. Potrei augurarti cose orribili, potrei desiderare per te incontri orribili, dolori inimmaginabili, arti fratturati, veicoli che ti investono e quant’altro. Non avrei limiti in tal senso. Ma non lo farò. Però ti avverto, quando per strada vedi una persona gentile, che ti saluta, ti chiede come stai, ecco, fai attenzione, potrei mettermi d’accordo col mio barista preferito e offrirti un caffè corretto guttalax. Credimi, lui non vedrebbe l’ora. Stai attento, ausiliario, io di solito sorrido sempre.

BUONGIOR NO

Le cinque del mattino hanno un loro fascino. Forse il silenzio, il buio di fuori, il freddo che ti sferza appena metti fuori il nasino dal lettone, perdere una ciabatta chissà dove e sentire un piede solo gelarsi a contatto del pavimento, inciampare nello stipite della porta mentre tenti di andare in bagno per fare la pipì, cercare a memoria tattile l’interruttore della luce che sicuramente nella notte e’ stato spostato da qualche fantasma burlone, renderti conto che hai finito la carta igienica proprio in quel momento e aver voglia di uscire di casa così, in pigiamone, imbracciando un mitra e sparando sui cassonetti di metallo per far si che anche altri si sveglino e possano godere dei bei momenti che solo l’alba ti può regalare. Però, poi mi calmo un po. Decido che tanto non ne vale la pena. Allora vado in cucina e mi preparo per la colazione. Tovaglietta sul tavolo, cucchiaio zucchero biscottini, l’acqua per il the sta scaldando nel micro. Tiro fuori il tazzone pieno d’acqua fumante e cerco le bustine del the. Invano. Sono finite. E allora buongiorno un cazzo.

E STI CAZZI

Trecento euro per il meccanico, non sono pochi. Certo, mi ha risolto il problema, spero, posso continuare a usare il marcione con relativa sicurezza. Quindi, passino i trecento euro, quello che mi ha fatto veramente, profondamente incazzare e’ stato l’euro di “multa” richiestomi all’atto del pagamento della fattura. Ora mi spiego, arrivano Gianni e Pinotto con fattura alla mano e mi spiegano quanto sia stata fortunata a trovare due meccanici bravi come loro, pazienti, han trovato dei pezzi di ricambio da un’altra vettura, sa com’è le poteva andare peggio, poteva arrivare a spendere anche il doppio. Ok, no problem. Anche perché io non ci capisco veramente una mazza di automobili, avrebbero potuto recitarmi a memoria il quattro ruote di sto mese, per me sarebbe stato come dare delle testate al muro: completamente inutile. Indi per cui, ti fidi. Perche del meccanico ci si fida. Un po’ come andare dal dottore, ti butti, speri che ti aiuti, insomma, fai un atto di fede. Tanta e’ la mia stima nei meccanici. Quindi, reazione immediata al discorsetto dei Mitici Fratelli Meccanici: e sti cazzi! Quantomeno ragionevole replica all’esosa richiesta di denaro. Gianni e Pinotto non fanno una piega, firmo fattura, e mi porgono un vaso di vetro tipo bormioli, di dimensione extra, pieno fin quasi all’orlo di monetaglia. Ah, allora ci siamo, allora il mondo non ha smesso di girare nel senso giusto. E sti cazzi..

BUONGIORNO E CASOMAI NON VI RIVEDESSI BUON POMERIGGIO, BUONA SERA E BUONANOTTE

Sono stanca di sentire sempre lamentele. Un continuo ronzio nelle orecchie di insoddisfazione, malcontento, frustrazione. Le attese sono snervanti, gli impiegati sono lenti, non ci sono più tubetti di concentrato di pomodoro sullo scaffale, scusi ma come faccio io a preparare il sugo stasera eh? Me lo dice lei come faccio a cucinare senza il concentrato?! Non è possibile, ma in che mondo viviamo? Ho appena visto quel signore laggiu’ che e stato servito senza il numerino! E non è possibile un atteggiamento del genere, io devo portare la macchina dal carrozziere e sono già in ritardo! Ma anche lei, signora, perché non lo ha sgridato che non aveva il numerino? Prego, compili il modulo e dopo torni che le sbrigo la pratica. Si signora, le prendo subito la carta igienica al profumo di borotalco. E si ma faccia in fretta che ho la macchina in doppia fila, se no poi la multa gliela faccio recapitare a casa. No grazie, la mandi direttamente al commercialista, che la mette in conto. Oggi la nuova e stata dieci minuti in bagno. Ah si? Beh domani le mettiamo il sale nel caffè cosi’ capisce subito chi comanda. I direttori sbraitano, i colleghi si guardano in cagnesco, le commesse svengono, i clienti brontolano, i cani pisciano nei vasi, i clienti pretendono, gli spazzini han perso la voglia di tenerlo pulito sto mondo. Dobbiamo ricordarci che, a turno, siamo tutti clienti e siamo tutti impiegati, commessi, segretarie, e direttori e quant’altro. Abbiamo disimparato la gentilezza, le cortesie, i piccoli gesti che rendono migliore una giornata qualunque. Non si preoccupi, passi pure avanti, oggi non ho fretta, mi godo questa bella giornata di sole! La prego, lasci che le ceda il mio sedile, sono già arrivato. Per favore e grazie e prego e arrivederla e le auguro una bella giornata. Basterebbe così poco.