“LA COME-DI”

VETRO: Smettila di rompere i coglioni.
h o
d e t t o
c h e
n o n
s o n o
n e r v o s a
(Lunga aspirata dalla sigaretta. Talmente lunga che il soggetto quasi la finisce in un unico tiro, pur continuando a dichiararsi non colpevole di nervosismo)
COLATO: Hai scritto NERVOUS sulla fronte, non mi prendere per il culo.
VETRO: Che cazzo vuoi, levati dalle palle.
COLATO: Più facile a dirsi che a farsi.
VETRO: Ròllatene una e non scassare il cazzo, lasciami vegetare in pace.
COLATO: Ma vattene affanculo, porca troia, oggi non ci stai con la testa.
VETRO: (Il soggetto apprezza molto l’atteggiamento della controparte. Si sente piacevolmente istigato a reagire a tono. Almeno in linea teorica)
Affanculo stocazzo. Piòmbati in un angolo del terrazzo e goditi il panorama di palazzi e cemento armato. E stai zitta. Fa il favore, stai muta.
COLATO: (Passa una mezz’ora, poi un’altra)
Possiamo parlare un po?
VETRO: A che serve, lo sai che mi vengono in mente solo domande.
COLATO: Vanno bene anche quelle. Le domande sono import…
VETRO: Eccheccazzo, ti prego, non mi ammorbare con ‘ste stronzate da bacio perugina. Voglio silenzio, solo silenzio.
COLATO: …
VETRO: Adesso mi stendo un po, levati dalle palle.
COLATO: (In un angolo della stanza, rannicchiata vicino alla porta, guarda il soggetto sdraiato sul letto)
Io sono qua. Sto zitta, e sono qua.
Posso appoggiare la mia schiena alla tua?

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PER AVERE COSE MAI AVUTE BISOGNA FARE COSE MAI FATTE

Partendo dal presupposto che non te ne fotte una mazza, potrei dirti che:

~bevo la sera quando esco con gli amici
~faccio uso di tetraidrocannabinolo saltuariamente anche senza la presenza di amici
~mi stanno sul cazzo i bambini che frignano ogni tre secondi, li chiuderei in casa fino alla maggiore età, ed anche allora, al diciottesimo, dovrebbero passare svariati test psicologici prima di poter mettere piede nel mondo reale
~mi piace il gelato solo se c’è un quintale di panna dentro, fuori e dappertutto
~vado matta per le polpette al sugo
~mi piace scrivere mentre sono a tavola a mangiare e me sbatto se non è educato
~metto scarpe di colori diversi
~mi pettino solo quando mi ricordo dove ho lasciato la spazzola
~ho un sacco di libri di ricette e non so fare niente in cucina, al massimo un risottino se m’impegno molto e se ne vale la pena
~scrivo i miei appuntamenti su qualunque foglietto, pezzo di carta o post-it mi capiti sotto mano nonostante compri agende come se non ci fosse un domani
~sono lunatica come un dobermann quando comincia a schiumare, per via di quella leggenda che hanno il cervello troppo grosso rispetto alla scatola cranica, invece è tutto vero
~mi fanno schifo le zucchine bollite, ma quelle fanno schifo a tutti
~se non dormo almeno otto ore per notte qualcuno passerà una brutta giornata
~mi mancano persone che non ho mai incontrato; è come quando leggi un post e credi di conoscere la persona che lo ha scritto, perché ne ha scritti tanti e allora inizi a pensare che sai com’è fatta quella persona, credi di poter assorbire tutto quello che c’è da sapere attraverso quello che decide di lasciare qui, anche se è solo un post, magari un’episodio, un’aneddoto, una battuta, un ricordo, ma niente, sei lo stesso convinta di conoscerlo/a e -addirittura- di essere importante per chi lo ha scritto, per quel che conta qui su wordpress, ma niente, mi mancano lo stesso, mi mancano molto
~ e come chicca finale, senti questa, credo di essermi…
Che poi sarebbe un po come cercare di capire se ho davvero fame tutte le volte che mangio. Quasi impossibile

È tutta una questione di punteggiatura.

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“Fra, non te lo dico più, alzati da quel cazzo di divano e fa quello che devi fare”

“Allora non hai capito un cazzo”

APPENA HO UN PO DI SOLDINI PER FARE BENZINA TI VENGO A TROVARE

Sono nella fase dell’accettazione. Io accetto abbastanza serenamente i miei genitori. Credo che sia un traguardo, soprattutto perché ho finito di struggermi, ma anche perché posso prendermi quel poco che riusciamo a condividere. E poi è stato più facile accettarli per come sono che non tentare di cambiarli. Io sono cambiata. Io sono irrisolta, se penso a me, non sono nella fase dell’accettazione, sono nella fase del patteggiamento, ma teorico. Sono un disastro. Blatero tutto il santo giorno e non concludo mai un cazzo. E poi, sono una persona orribile: non vado in palestra, fumo, mangio troppo, sto sempre sul divano, guardo troppa tv, dico troppe parolacce, con me l’aggettivo ” troppo” non è mai sprecato. Ora devo andare a dar da mangiare alle Carogne. Sgrunt.

BUONGIORNO E CASOMAI NON VI RIVEDESSI BUON POMERIGGIO, BUONA SERA E BUONANOTTE

Sono stanca di sentire sempre lamentele. Un continuo ronzio nelle orecchie di insoddisfazione, malcontento, frustrazione. Le attese sono snervanti, gli impiegati sono lenti, non ci sono più tubetti di concentrato di pomodoro sullo scaffale, scusi ma come faccio io a preparare il sugo stasera eh? Me lo dice lei come faccio a cucinare senza il concentrato?! Non è possibile, ma in che mondo viviamo? Ho appena visto quel signore laggiu’ che e stato servito senza il numerino! E non è possibile un atteggiamento del genere, io devo portare la macchina dal carrozziere e sono già in ritardo! Ma anche lei, signora, perché non lo ha sgridato che non aveva il numerino? Prego, compili il modulo e dopo torni che le sbrigo la pratica. Si signora, le prendo subito la carta igienica al profumo di borotalco. E si ma faccia in fretta che ho la macchina in doppia fila, se no poi la multa gliela faccio recapitare a casa. No grazie, la mandi direttamente al commercialista, che la mette in conto. Oggi la nuova e stata dieci minuti in bagno. Ah si? Beh domani le mettiamo il sale nel caffè cosi’ capisce subito chi comanda. I direttori sbraitano, i colleghi si guardano in cagnesco, le commesse svengono, i clienti brontolano, i cani pisciano nei vasi, i clienti pretendono, gli spazzini han perso la voglia di tenerlo pulito sto mondo. Dobbiamo ricordarci che, a turno, siamo tutti clienti e siamo tutti impiegati, commessi, segretarie, e direttori e quant’altro. Abbiamo disimparato la gentilezza, le cortesie, i piccoli gesti che rendono migliore una giornata qualunque. Non si preoccupi, passi pure avanti, oggi non ho fretta, mi godo questa bella giornata di sole! La prego, lasci che le ceda il mio sedile, sono già arrivato. Per favore e grazie e prego e arrivederla e le auguro una bella giornata. Basterebbe così poco.

MR. FREEZE

Quando parlo di me a qualcuno che ha voglia di ascoltarmi lo faccio con un distacco emotivo che non sapevo mi appartenesse. Racconto quello che mi è successo come se leggessi una lista della spesa, un post-it appeso al frigo che mi ricorda di comprare il dentifricio. E suona strana la mia voce che da tanto cerca qualcuno che l’ascolti, uscire così piatta e priva di emozioni. Le cose che devo dire, che mi spingono da dentro per uscire, meritano più coinvolgimento. Credevo che il problema fosse solo far uscire tutto fuori, ma mi sbagliavo di grosso. Sono un’oratrice provetta, se comincio vado avanti per ore, solo che non sono partecipe. E’ come se parlassi di qualcun’altra, qualcuna che ha vissuto al posto mio e di cui sono la memoria priva di affezione. Mi capita anche quando ascolto altre persone che mi parlano dei loro problemi, delle loro giornate storte, annuisco senza veramente sentire, capire quello che mi viene detto. E’ notorio che la mia soglia di attenzione sia decisamente molto bassa, ma sto proprio puntando verso il pavimento. E tendo sempre a darmi auto-pacche sulla spalla di incoraggiamento per cui non mi colpevolizzo mai dei miei atteggiamenti negativi e eccessivi. La cosa mi sta preoccupando a tal punto che ho deciso di fare alcuni piccoli esperimenti per vedere se riesco a cacciarle fuori due mini lacrimucce. Tentativo numero uno: Schindler’s List. La prima volta che ho visto quel cappottino rosso spiccare fra la gente ho reso l’anima per almeno due ore. A sto giro, niente, nada, totale assenza di umanità. Tentativo numero due: Titanic di James Cameron. Sembravo una fontana, piangevo a comando. Gli amici, nei giorni successivi alla visione del film facevano partire a sorpresa e nei momenti più impensabili la colonna sonora di Celine Dion e partivo ad innaffiare scottex. Tentativo numero tre: cipolle. Sono andata al supermercato a comprare un sacchetto di cipolle e ho passato due ore a sbucciarle. Ho ottenuto un leggero arrossamento palpebrale ma, giuro, nemmeno nulla di lontanamente umido. Non una gocciolina, un luccichio, niente. Ho provato a rivedere Si può fare con Claudio Bisio, ho provato a rileggere In un milione di piccoli pezzi di James Frey. Stasera e’ la volta del tentativo numero quattro: una martellata sulle dita dei piedi.

PUNTO E A CAPO

Non ho velleità artistiche, semplicemente non posso più impedire ai miei pensieri di sgocciolare fuori dal cranio. O dal cuore o dallo stomaco o da qualunque altro posto decidano di scivolare. E il fatto di non sentire quasi mai che suono abbiano le mie parole credo che c’entri molto. È comunque non è quello che mi aspettavo. E do sempre per scontato che si capisca perfettamente cosa intendo. E poi la tentazione di una pagina bianca e sempre molto forte. E e e..