“LA COME-DI”

VETRO: Smettila di rompere i coglioni.
h o
d e t t o
c h e
n o n
s o n o
n e r v o s a
(Lunga aspirata dalla sigaretta. Talmente lunga che il soggetto quasi la finisce in un unico tiro, pur continuando a dichiararsi non colpevole di nervosismo)
COLATO: Hai scritto NERVOUS sulla fronte, non mi prendere per il culo.
VETRO: Che cazzo vuoi, levati dalle palle.
COLATO: Più facile a dirsi che a farsi.
VETRO: Ròllatene una e non scassare il cazzo, lasciami vegetare in pace.
COLATO: Ma vattene affanculo, porca troia, oggi non ci stai con la testa.
VETRO: (Il soggetto apprezza molto l’atteggiamento della controparte. Si sente piacevolmente istigato a reagire a tono. Almeno in linea teorica)
Affanculo stocazzo. Piòmbati in un angolo del terrazzo e goditi il panorama di palazzi e cemento armato. E stai zitta. Fa il favore, stai muta.
COLATO: (Passa una mezz’ora, poi un’altra)
Possiamo parlare un po?
VETRO: A che serve, lo sai che mi vengono in mente solo domande.
COLATO: Vanno bene anche quelle. Le domande sono import…
VETRO: Eccheccazzo, ti prego, non mi ammorbare con ‘ste stronzate da bacio perugina. Voglio silenzio, solo silenzio.
COLATO: …
VETRO: Adesso mi stendo un po, levati dalle palle.
COLATO: (In un angolo della stanza, rannicchiata vicino alla porta, guarda il soggetto sdraiato sul letto)
Io sono qua. Sto zitta, e sono qua.
Posso appoggiare la mia schiena alla tua?

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CORBEZZOLI! O DELL’AVVERSIONE GIUSTA ET SACROSANTA ALLA VOLGARE ET PROMISCUA ET DEMONIACA ABITUDINE DI DECLAMAR VOLGARMENTE

    A voi
    sensibile cuore
    che si sconvolge
    all’udir parola men che casta e pura,
    dolce fanciulla leggiadra
    e imbellettata
    vestita a festa
    anche per andar
    a gettar la spazzatura,
    nobile anima
    e audace pensiero
    fanno parte della vostra natura.

    Che i miei versi possano esservi
    coperta per la fredda sera,
    alacremente intesso trame
    con disegni che distolgano
    la mente vostra
    da questa infinita galera.

    Vedo la calma
    posarsi sui vostri occhi,
    finalmente riposate
    le vostre stanche orecchie
    dal parlar del volgo
    buono solo
    per barboni e pidocchi.

    A voi.
    Mai vi raggiunga
    lemma men che lieto,
    parole note
    di felicità e sorrisi
    insomma
    nulla
    che somigli
    al rumor
    di un peto.

    Con profondissima cura dedico questi miserrimi versi a tutte le leggiadre et pulcherrime fanciulle et ai casti et puri uomini che solcano codeste strade che ho il profondo et davvero immeritato onore di calpestare me medesima.
    Ho l’ardire di sconfiggere la parlata grottesca et demoniaca che sporca bocche et lingue, et che deforma i volti di molti dei nostri giovanetti et giovanette dicasi “moderni”, con queste mie poche rime, davvero indegne dell’attenzione dell’occhi vostri, sí casti et limpidi come rugiada posata sul primo bocciuolo del mattino.
    Et ho la spudoratezza di sottoporre alle beltà vostre questo mio scritto, con la buona speranza che esso possa rendere omaggio alle vostre opulente bellezze di sguardo et d’animi.
    Indegnamente et umilmente,
    serva vostra, vetrocolato.