BLUE SUNDAY

A qualcuno piace ancora caldo, la domenica mattina appena svegli, col sole che fa capolino dai forellini delle tapparelle mentre i pensieri del giorno non si sono ancora formati nel capoccione e quelli della notte si sono momentaneamente persi fra le pieghe della coperta.
Il caffè. Fatto con la moka.
Coi biscottini al burro nel barattolone di vetro sopra il ripiano della cucina, guardando le foto appese ai muri, le locandine, i libri, i cestini di carta intrecciata.
Un perfetto momento privo di aspettative in cui tutto appare com’è.
E poi d’un tratto arriva la smania di spostare la mobilia, ricollocare le librerie, mettere il tavolo di vetro un po meno al centro della stanza e un po più vicino alla cucina, il divano attaccato al muro, la lampada alogena di fianco e il mini trespolo color azzurro balena che funge da
vassoietto-tavolino-poggiapiedi davanti al divano, per scoprire nel trambusto trascinatorio che una libreria è avanzata. Dopo tutto lo spostare e riassemblare, eccede una libreria rimasta orfana di libri e un po sgarrupata.
Com’è possibile? Eppure. Avanza.
Ma voi non v’incazzereste?

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