FEED YOUR DREAMS

La materia di cui è intessuto un sogno è fibra elastica e malleabile, dilata e comprende tutti i tempi insieme, mescolandoli, espandendoli, assottigliandoli. La fantasia è rifugio e medicamento, i desideri creati dalle sinapsi del cervello addormentato sono benzina che brucia, carburante, veleno e solido appiglio e roccia, anche, che si sgretola sotto i piedi. Nel sogno si creano isole di circostanze inesplorate che diventano rifugio e santuario, che proteggono, sostengono e celebrano la fantasia che non sarebbe altrimenti possibile.
Nel sogno è fattibile la magia che può sconfiggere la paura, nel sogno s’impara a esplorare se stessi e a dare sfogo alle proprie potenzialità. O ci si lascia andare giù, per cadere nei più profondi orridi che non saremmo mai capaci di esplorare con gli occhi aperti.
La fantasia permette al reale di potersi compiere, getta le basi, segna un tracciato che consente all’interiorità di espandersi e all’involucro esterno, fatto di carne e ossa, di non accartocciarsi troppo in fretta su se stesso.
La fantasia dona tempo.
Il tempo che regala un sogno è prezioso e salvifico. Si ha il desiderio di trasportare nero su bianco quello che avviene all’interno del proprio cranio iperattivo e ci si dispera, e ci si angoscia di fronte all’evidente, reale carenza di tempo fisico che non si misura con lo stesso metro con cui si misura il tempo di un sogno.
E la vera dannazione sta nell’imparare a convivere sulla linea di confine sottile e fragile che tiene separati il mondo fisico dal mondo grandioso e interminabile della fantasia.