L’AMORE MI FA MOLTO MOLTO RIDERE

Ho un indice di massa corporea terrificante.
Avete presente, peso per altezza per il cubo di stocazzo…ci sono anche dei siti apposta che lo calcolano per chi come me non è in grado di fare due più due senza contare con le dita.
Ma nonostante questo, sono sempre quella che si ferma a ballare in mezzo alla strada quando sento una musica che mi piace.
Tipo Caterina Caselli.
Nel senso che oggi al bar, ad un certo punto, hanno sparato i’m a believer nella versione degli Smash Mouth e a me è venuta in mente Caterina Caselli che balla in quel suo video del sessantasette, con il suo taglio di capelli molto anni sessanta e tutte le sue pose sempre molto anni sessanta, e mi sono messa a ballare nel dehor del bar davanti alle mie amiche sbigottite. E pure i clienti erano un po sbigottiti, ma siccome non me ne è mai fregato una cippa dello sbigottimento altrui, io ballavo, all’aperto, e cantavo.
E fanculo pure all’indice di massa corporea.
Mi sentivo felice e bella.
Che non è proprio come esserlo, bella, ma mi ci sentivo.
M’immagino se lo fossi davvero, bella.
E mentre ballo, bella come sono, la gente che mi guarda non rimane così sbigottita, forse un po divertita, ma di certo non così sbigottita.
Che forse lo erano più per il fatto che somigliavo ad una pazza che balla in un dehor all’aperto cantando Caterina Caselli sugli Smash Mouth, ma tant’è.
Amiche mie, ballate.
Siamo tutte bellissime, quando lo facciamo.
Sopratutto quando lo facciamo per noi stesse.
E non importa se siamo stonate, è solo più divertente.
Quindi, una sera di queste si va a ballare, sapevatelo.
E fanculo pure alle vampire degli affetti, esseri egoisti che ti succhiano via la vita, regalando in cambio frustrazioni, problemi che non esistono, e chili di troppo, fanculo a chi non gliene frega un cazzo di cose che considerano stronzate ma che per me sono importanti, perché non capiscono, e non ci mettono la testa per farlo, perché la tengono già occupata nelle loro di stronzate, fanculo alle donne che trattano male le altre donne, alle donne che abusano del proprio potere calpestando altre donne, alle donne che si vendono per così poco, solo per avere in cambio potere che usano per svilire e prevaricare altre donne. Queste sono donne che non sanno, o hanno dimenticato, come sia bello essere una donna.
Fanculo alle donne che credono che prostrandosi e compiacendo sessualmente un uomo possano trovare la felicità e rendere felice un uomo. Fanculo alle donne che credono si debba essere delle troie per tenersi un uomo. Con tutto il rispetto per chi si prostituisce per bisogno o per passione. Le puttane si schiferebbero di certe donne.
E comunque, l’amore mi fa molto molto ridere, che è la cosa più bella del mondo.

IL COMPENDIO DI PASQUA

Questi sono i giorni dell’antibiotico iniettato sulle chiappe, che fa effetto prima e si porta via il mal di denti. Sono i giorni delle lacrime, perché quando fa così male piangi e pensi solo che non senti altro, ma poi una suora piccolina e gentile mi fa la puntura e un po di male se lo porta via. Sono giorni che queste lacrime sono anche di amarezza. Come quando telefoni a qualcuno, quasi per sbaglio, e allora cerchi di cogliere l’occasione per parlare anche se sei solo tu a farlo. Io dico come stai, tutto bene? lo so che la mamma non c’è, ma non importa è proprio con te che volevo parlare. Come stai. E non dici niente, e allora vabene lo stesso, parlo io, ho un po di mal di denti ma vabene lo stesso, ma dimmi, papà, come stai. No, non riagganciare. Così piango, un po per i denti un po per questa difficoltà che esiste nel comunicare, piango perché un po mi fa bene, non è solo dolore fine a se stesso. Chissà, magari la prossima volta non riagganci, devo solo dilatare l’ottimismo su una tempistica più lunga. E provare a sbagliare di nuovo, sperare che la mamma esca un’altra volta e dimentichi il cellulare.
Sono anche i giorni che dovrei tenere segreti che non sono nemmeno più tanto segreti. Poi lo sanno tutti che non sono capace di tenere per me una cosa bella, ma qui non posso, forse più in la. E sono ancora giorni di lacrime e questa volta di commozione. E la commozione mi sta bagnando i-pad da quanto è tenace. Ti vedo in questo video e penso che sei bella, penso che questa commozione non è più incredulità di una cosa bella già avvenuta, penso che sia l’unico modo di accogliere le cose belle che a volte accadono, soprattutto questa volta, che hai lavorato tanto e ancora lo stai facendo per arrivare dove vuoi, e questa sorta di stupore, ogni volta, nel vederti significa che è così che si dimostra la gioia, perché non ci si può abituare ad una cosa bella, e quando ricapita e anche quando ricapitera sarà ancora così, coi lacrimoni e le risate, con il dialetto dei parenti che chiamano per salutare, con il tuo video mostrato ad amici e colleghi anche se non si fa, anche se “sta male”, non è “elegante”, me ne frego, siamo contadini per fortuna, non c’è ancora troppo filtro fra la gioia e le convenzioni sociali, facciamo le cose un po come ci viene, non ci vergognamo ancora di mostrare la felicità. Questi sono i giorni che le lacrime sono davvero una benedizione, si portano via tutto il dolore e lasciano la gioia delle cose belle. Le lacrime ignorate prima o poi chiedono il conto, e quando lo si paga è un conto salato, ma lasciano spazio anche al resto, alla commozione e ai sorrisi. Questi sono giorni in cui le lacrime mi fanno questo effetto. Se fino a ieri sera mi chiedevo che ci faccio qua, io, perché scrivo le mie cose in un blog, la risposta che mi do adesso è diversa, sono qua perché ne ho bisogno, devo condividere con qualcuno tutto questo dolore e tutta questa gioia, perché ha più senso se non tengo tutto per me, perché se esiste anche solo una persona che si ferma e legge queste mie parole, allora ne varrà ancora di più la pena, perché tutto avrà senso nel momento in cui le cose vengono dette a voce alta, o lasciate su un foglio che tutti possono leggere. Che me ne faccio di tutta la mia gioia se la tengo per me sola. Un bravo scrittore ne avrebbe fatto un romanzo.
Io no, io non ne sono capace, vien fuori tutto un po come viene, praticamente non state leggendo, è come se mi ascoltaste mentre parlo, ma non importa, non potevo non lasciarlo qui, non mi ci sta tutta addosso la mia felicità.
Ed è la stessa cosa quando leggo tanti fra voi, non ho un filtro che mi regola la commozione o la partecipazione che ci metto, mi fate stare bene o male a seconda di quello che passate nel blog, e se da una parte è così che si fa, per un altro verso rimango avvinta dai vari stati d’animo da cui mi faccio contagiare. Ed è bellissimo ma difficile, e nello stesso tempo non vorrei mai leggervi diversamente da come faccio.
Ed anche questa è una cosa che mi chiedo spesso, perché scrivete nei vostri blog? A qualcuno l’ho già chiesto, qualche risposta è stata simile alle mie, altre cose, invece, credo ancora di non averle comprese, ma ancora mi chiedo, perché avete deciso di lasciare le vostre cose qua dentro. Cosa vi rende, a livello personale, il blog. Se avete voglia o possibilità di dirlo, mi farebbe piacere saperlo. Per quanto mi riguarda, il blog non è fine a se stesso, se non ci sono scambi e opinioni, rimane solo un diario, e quelli li vendono in tutte le cartolerie.
P.S. Chiedo scusa, rileggendo mi sono resa conto di aver scritto veramente come viene viene, abbiate pazienza.

VERSO LA LEZIONE DI PILATES

La felicità e’ appuntita, scomoda, indecente, e non sa nemmeno dove stia di casa la tempistica. Io so che la musica e’ alta abbastanza, il sole e’ caldo abbastanza, il tempo che ho e’ abbastanza. Viaggio con una lancia conficcata nel petto e ho la faccia inebetita dallo stupore, e la gente non capisce quanto sia appuntita la mia felicità. E chissenefrega.

AMICIZIA IN DECANTAZIONE MENSILE

Ho perso dimestichezza con le amicizie. Non me lo ricordavo più che con un’amica puoi parlare di tutto e discutere e litigare e poi chiarirsi e scoprire che era troppo affetto che ci teneva separate, che mi teneva lontana da lei. La paura di averlo provato e creduto perso quell’affetto. Scoprirsi insieme, a poco a poco, crescere e imparare a capirsi, conoscersi, volersi bene. Trovare la chiave giusta per far coincidere i nostri difetti e renderli meno ruvidi. L’allontanamento fra di noi è servito a farmi capire quanto tengo a lei, alla sua amicizia. Non e’ stato solo un malinteso quello che ci ha separate per un po’, era una cosa che andava decantata. Ed ora è tutto a posto, ripartiamo da dove ci eravamo fermate, con qualche consapevolezza in più e qualche dubbio in meno. E’ bello esserle amica, ricambiata.

QUELLO CHE DICO

Essere una donna single di 34 anni è la cosa più avventurosa che mi sia mai capitata. Ma non vorrei fuorviarvi, niente a che vedere con Carrie Bradshaw e le sue amiche, niente abiti costosi e tacchi vertiginosi e uomini bellissimi.. Si tratta di me, semplicemente. Amore, sogni, amiche, libri e canzoni, tarocchi, tisane e chiacchiere per strada, il mio passato e le mie aspettative, la palestra, la ciccia, le sigarette, i capelli, la famiglia, l’affitto da pagare, l’autunno, le occasioni che non ho colto, la libertà, la fortuna, le lettere che non ho mai avuto il coraggio di spedire, alcool e cannabis e torte di mele, falò nei boschi, il gioco della bottiglia, panchine e baci alla francese, compagnie, film, lacrime che non scendono, stronzate e ansie e qualche turpiloquio. Siate buoni con me, il turpiloquio mi è necessario! Direi che decisamente non è tutto qua, ma devo farmi una doccia e uscire e cominciarla, questa giornata.