DI CAROGNE, DI SUCCHI GASTRICI E DI AMICIZIA

A volte non so se sono capace di dare una connotazione reale ad una amicizia virtuale, mi sembra che manchi qualcosa di essenziale come la presenza, come gli occhi che si guardano e la birra che se si beve ad un tavolo condiviso è più buona. Così com’è mi sembra solo uno scarico emotivo che per quanto importante e ricercato non è abbastanza per far si che possa definire amicizia. Perché di solito è a senso unico, come mettersi davanti ad un pc e lasciare nero su bianco un problema o un pensiero assillante e scaricarlo addosso a qualcun’altro, lasciarlo li è non averlo più dentro. Tu lo fai con qualcuno, e altri lo fanno con te, se vabene c’è uno scambio se no rimane tutto li, appeso, come qualcosa che viene detto e poi messo da parte, come una pagina che ormai letta si può riporre.
La parte essenziale, quello che conta, comprende un pochino anche l’involucro. È vero che senza il filtro dell’apparenza, del corpo, si è più liberi di essere se stessi, si è più portati a farsi scoprire per come si è realmente, ma la carogna che vive nei succhi gastrici del mio stomaco mi porta a pensare che questo filtro a cui affidiamo la nostra vera essenza abbia anche lo scopo di celare ciò che è apparenza, il nostro corpo, insomma. E per come sono fatta io, questo filtro mi sta un po stretto. Al posto del mio gravatar, che pure ha un senso, dovrei mettere la mia faccia, è come se una parte di me lo ritenesse un gesto doveroso, come a dire che non mi nascondo da nessuna parte, io sono così come mi vedi. Non credo di essere capace di spiegarlo meglio di così, è solo una mia sensazione. Ed è stata una sensazione forte, da subito, dal primo post che ho pubblicato, la voglia, il bisogno di metterci la faccia, di far sapere che quello che viene letto lo ha scritto proprio lei, quella faccia.
Ma poi subentra una sorta di istinto di conservazione, penso che quello che scrivo, spesso, è davvero molto personale, e devo in qualche modo tutelarmi, mettendo un mandala al posto della faccia, per esempio.
Ed è anche vero che la mia faccia qualcuno l’ha vista, e altri mi hanno già detto che non è quella che conta, che conta solo quello che si legge, quello che c’è scritto tra le righe, che non è vero che un’amicizia virtuale ha meno valore di una frequentazione dal vivo.
E mi sono resa conto anche io che è proprio così.
Lo scambio che ho avuto qui con alcuni è l’amicizia più profonda che abbia mai provato in vita mia. Il sentimento di gratitudine che ho verso le persone che mi hanno letta è letteralmente indescrivibile.
E le amicizie virtuali che sto imparando a gestire qui, sono la cosa più bella che mi potesse capitare nella vita.
Allora la mia faccia è il mio gravatar, e io sono qui per intero, fra un commento e l’altro, tra le righe dei miei post, tra le faccine, nelle battute, nelle canzoni, tra le critiche e dichiarazioni di stima e affetto.
La mia faccia, in effetti la leggete almeno due volte a settimana.
E poi dicono che i bloggers d’oggi non sono pazienti!