ESSERE ALL’ ALTEZZA

Le aspettative van bene così come sono, sono le persone a deludere.

La delusione è il sentimento più ricambiato nella nostra frenetica ricerca di complicità con altri esseri umani. Lasciamo vagare le nostre sensazioni fra la gente, in attesa che si fondano con altre sensazioni cromaticamente compatibili, instancabilmente cercando negli altri accettazione e approvazione.
Gli scambi sociali sono permeati di attese e speranze che trasudano dalla pelle e si solidificano in aspettative.
Le abbiamo tutti, impostate di default nel nostro dna, e ci tengono in vita operosi nel tentativo di coronarle, e sono sintomo di una fiducia che ancora non demorde, che ancora ci fa credere che la felicità e la genuina compartecipazione fra esseri umani sia possibile.

La felicità non può avere come fondamento l’aspettativa, la ricerca esterna. La felicità è costruzione paziente, giorno dopo giorno, è obiettivo più che traguardo raggiunto, è fatta di momenti da vivere, e da ricordare una volta passati.
La soddisfazione delle principali aspettative trova compimento nel lavoro che si fa su di se, nell’imparare a conoscersi e ad accertarsi, nel saper limare i difetti che rendono difficile lo stare con gli altri e nel riuscire a fare del proprio carattere un rifugio, un posto saldo e confortevole in cui vivere e accogliere.
Parte da presupposti sbagliati la ricerca al di fuori di se di ciò che ci manca, e la delusione di non trovarlo fa tremare i polsi, fa dubitare delle persone, della vita stessa.

La condivisione fine a se stessa, lo scambio di delusioni reciproche, tristezze simili, sogni infranti non porta a nulla di costruttivo, e’ mero sfogo. Le pacche sulle spalle bisogna imparare a darsele da soli e smettere di aspettarsi anche quelle, sempre.
Essere in grado di abbracciare qualcuno, di accoglierlo senza ricambiarlo con altro dolore, instilla fiducia e voglia di credere.
Credere che non sia tutto sbagliato e difficile, credere che le cose belle accadono quando si è abbastanza lucidi per saperle vedere, quando si è abbastanza sereni per saperle prendere come occasioni da vivere.

Le aspettative van bene così come sono, sono le persone a doversi adeguare. Alle proprie soprattutto, ed esserne all’altezza.

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“Oggi, ogni tanto, voltandomi indietro, ripenso alla mia vita come un lungo discorso che ho ascoltato. La retorica a volte è originale, a volte piacevole, a volte inconsistente (il discorso dell’incognito) a volte maniacale, a volte pratica, a volte come l’improvvisa puntura di un ago, e io l’ascolto da tempo immemorabile: come pensare, come non pensare; come comportarsi, come non comportarsi; chi detestare e chi ammirare; cos’abbracciare e quando scappare; cos’è entusiasmante, cos’è massacrante, cos’è lodevole, cos’è superficiale, cos’è sinistro, cos’è schifoso, e come restare un’anima pura. Si direbbe che parlare con me non sia un ostacolo per nessuno. Questa forse è una conseguenza del mio essere andato in giro per anni con l’aria di chi aveva un gran bisogno che qualcuno gli rivolgesse la parola. Ma qualunque ne sia la ragione, il libro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: ascoltando”
Ho sposato un comunista. Philip Roth

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