._ _. . ._. _._. …. . _ _ . _. _ .. ._. . .._ _.. O DI RIFLESSIONI DA JÉROBOAM DI SMIRNOFF

Come mi sento piccola e insignificante in questo momento!
Sono una formichina che scrive su aipad i suoi pensieri ed ogni tasto da sfiorare son centimetri da camminare con fatica, che si sommano e diventano chilometri, tutti i chilometri che ci vogliono per lasciare in questo spazio quel che provo.
Ho dita fragili che cercano di tradurre il peso di essere diventata nuovamente insensibile e incapace di comprendere le variazioni di climi interne e le temperature emotive di chi mi circonda.
Non comprendo neppure me stessa, sono tornata all’assenza di sensazioni vitali e mi rimane solo il disagio dell’essere incompiuta e senza risposte alle mie incessanti domande. Anche se, forse, le risposte ci sono state e sono solo io che non capisco.
Come sono stupida e superficiale!
Non riesco a vedere oltre ciò che è palese e concreto, non so dare il giusto nome alle sfumature di colore che appena intuisco fra le emozioni primarie che mi sfiorano.
Non capisco perché due parole così simili come amore e innamoramento possano essere così diverse, non capisco ciò che non mi viene spiegato con pazienza, non capisco perché mi si vuol prendere al contrario, io, che sono così binaria, non capisco perché il risultato di questo mio non comprendere sia uno spegnimento così repentino e definitivo. Che a riaccendere l’interruttore non basta più un pulsante. Arriva il dolore, improvvisamente, di pomeriggio, con una parola a voce alta oppure per sms, e scivola via la sera, se ne va chissà dove lasciando solo spazio vuoto.
Sono stanca e conto un cazzo, ne più ne meno di altri.
Scivolo ed esisto, ne più ne meno di altri.
Ed ho capito che quello che nasce nel mio cuore e che traduco come posso in questo foglio virtuale, ha confini ben precisi dettati dal contesto che ho scelto.
Ciò che nasce, arriva, e si crea qui, rimane qui.
E qui s’impoverisce, perde vigore, si mescola e si confonde con mille altre parole e pensieri che diventano un mare grande, fatto di milioni di gocce, soggetto alle tempeste emotive di chi ha deciso di annegarcisi dentro.
Non posso neppure dire tutto quello che penso.
Inizio quest’avventura del blog con le migliori intenzioni di raccontarmi e raccontare, e capisco solo ora quanto sia vincolante e necessario saper dire senza dire. Sempre con ben chiaro in testa che quello che dico, penso e scrivo conta un cazzo, ne più ne meno di quello che scrivono altri.
L’auto-affermazione non passa di qui.

Scavare dentro, sempre, anche scendendo a cazzo, come faccio io, dicono serva a far uscire fuori la luce, ad accettarsi e capirsi. Un concetto che Jung ha decisamente espresso meglio, ma che riesco a far passare solo a mio modo. In fondo, a cliccare su wikipedia e leggere qualche libro, siamo capaci tutti. E conosco persone più intelligenti di me, che a scavare sono anche più capaci, che hanno trivellato le loro viscere ben bene e la conclusione cui sono giunti è che non serve ad una beata mazza tutta sta discesa nello sprofondo.
E allora che si fa?

LA BELLEZZA DI MIRIAM

(La perfezione di Miriam e’ nell’esser quasi palindromo.
Il quasi, l’eccesso, -il difetto?- la rendono reale)

Mi hai guardata, e hai visto qualcosa che non ti e’ piaciuto abbastanza da farti fermare, voltare e allungare una mano verso di me.
È una questione di bellezza, certo, e io non ne possiedo abbastanza,
o la giusta misura, quella che ti avrebbe fatto scattare indietro per fermarmi, per trattenermi.
E ha un bel dire, la gente, che quello che conta sono le qualità di una persona e non l’aspetto fisico.
Non è proprio così.
Conta.
Cazzo se conta.
In una maniera differente rispetto a quello che si indossa o a come ci si pettina o se ci si trucca o si preferisce essere acqua e sapone. La bellezza e’ un tratto somatico, un odore, una sfumatura di colore, un difetto, a volte. La mia bellezza, con te, non ha semplicemente funzionato.
E magari stai con la donna che ami perché hai scorto la sua bellezza mentre ti parla di dagherrotipi la mattina presto e la cosa ti manda in fregola in cinque secondi netti.
Oppure, mentre ti strofina il jhonson’s baby shampoo sotto la doccia,
ti declama Hikmet e ti manda in sollucchero in un nano secondo.
Dico così, io non so nulla della sua bellezza. La sua bellezza particolare, che ti ha fatto voltare a suo tempo.
E ti sarai innamorato, forse, dei suoi occhi così profondi o della piega del suo collo che non smetteresti mai di baciare o della sua voce, così sensuale che vorresti poterla incidere su un vinile o racchiudere nel tuo
i-pod per poterla ascoltare di notte, quando sei solo.
Oppure dei suoi capelli, che ti piacciono lunghi, forse, o della sua camminata che fisseresti per ore, delle sue mani che vorresti sempre addosso.
Conta, la bellezza.
Che svanisce, ma ti marchia il suo ricordo dentro e sulla pelle. Vedrai sempre bellezza nella donna che più hai amato e questo non t’impedirà di vederla anche in altre persone, ma la sua, la sua bellezza, sarà sempre la più ricordata, la più commovente immagine che avrai sempre nei tuoi occhi chiusi. Nessuna potrà mai competere. Non importa quanta bellezza ti si svela ogni giorno, sarà sempre e solo la sua bellezza che abiterà il tuo cuore per il resto dei tuoi giorni sulla terra.
Il resto non conta un cazzo.
La sera, tornerai sempre da lei. E poco importa se lei c’è davvero o se un giorno deciderà semplicemente di non aspettarti più. Se la vita ti ha fatto diventare qualcos’altro da quello che eri fino a ieri, se i sentimenti hanno subito oscillazioni pericolose e ci sono distanze forse irrimediabili. Non importa se i problemi della vita incombono e soffocano tutto il resto, non importa se tutto è diventato terribilmente complicato e quasi ti viene voglia di mandare tutto e tutti affanculo.
Ormai sei marchiato, nessuna prenderà tanto posto nel tuo cuore come ha fatto lei.
Ecco perché non ti sei voltato, non sei tornato indietro a prendermi per mano.
Credo ci si possa innamorare solo una volta nella vita.
La volta in cui trovi l’unica bellezza che non immaginavi neanche nei tuoi sogni più grandiosi di poter trovare.

Come Barney quando trova Miriam.

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“Secondo alcuni hai un pessimo carattere, e quando hai alzato un po’ troppo il gomito, come ora – il che fra parentesi non è molto gratificante -, cominci a cercar rogna”.

“Alcuni chi, McIver?”.

“Si dice il peccato ma non il peccatore”.

“Mi sento poco bene. Sto per vomitare”.

“Ce la fai ad arrivare in bagno?”.

“Che disastro”.

“Vuoi…”.

“Devo stendermi”. Mi accompagnò in camera, dove caddi subito in ginocchio e vomitai nella tazza, mollando una scoreggia devastante. Volevo essere sepolto vivo. O fatto a pezzi. Dilaniato da quattro cavalli da tiro. Miriam bagnò un asciugamano, mi pulì la faccia e mi accompagnò fino al letto.

“Che umiliazione”.

“Ssh”.

“Adesso mi odi e non mi vorrai rivedere mai più”.

“Sta’ un po’ zitto” disse. Poi mi passò dì nuovo sulla faccia l’asciugamano umido e mi fece bere un bicchier d’acqua, reggendomi la testa con la sua mano fresca. Decisi che non mi sarei mai più lavato i capelli in vita mia. Mi coricai e rimasi per un po’ a occhi chiusi, sperando che la stanza smettesse di vorticare. “Tra cinque minuti starò benissimo. Ti prego, non andartene”.

“Prova a dormire un po’”.

“Ti amo”.

“Sì, sì, va bene”.

“Ci sposeremo e avremo dieci figli”. Al risveglio, un paio d’ore dopo, la vidi lì in poltrona, le lunghe gambe accavallate, che leggeva Corri, coniglio. Era talmente assorta che rimasi in silenzio, approfittandone per contemplare la sua infinita bellezza. Avrei pianto. Il cuore era come impazzito. Pensai che se in quel preciso istante il tempo si fosse fermato lo avrei trovato giusto. Alla fine dissi: “Lo so che non vorrai vedermi mai più. E non posso darti torto”.

Tratto da: La versione di Barney. Mordecai Richler

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Ti ho sognata

Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l’altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.

Nazim Hikmet.

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Ciò che ho scritto di noi

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull’erba
è la tua assenza
quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

Nazim Hikmet.

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Amo è la parola più pericolosa per il pesce e per l’uomo!
Groucho Marx

L’amore eterno dura tre mesi.
Confucio

È necessario che una donna lasci un segno di se, della propria anima, ad un uomo, perché a fare l’amore siamo brave tutte.
Alda Merini

ILMIOBELLISSIMONOME

La Ciccia ha una personalità bipolare, alle volte si sente un mostro terrificante e potentissimo, altre volte e’ indolente e sarcastica. Nulla di positivo, insomma. Il Grasso Corporeo si autoalimenta di tutta la tua parte più negativa e di tutto il cibo che gli viene passato sotto banco. Lui si fa beffe dei tuoi buoni propositi di dimagrire e ti osserva maligno dal divano e aspetta solo l’ennesima mossa falsa che farai. Oh si, farai sempre una mossa falsa: una brioscina, una barretta al cioccolato, una pizza troppo condita, il latte caldo col cacao.. Tu ci provi a combatterLo, quantomeno a fermare il Suo desiderio di conquista, ma è la cosa più difficile del mondo. Non importa cosa hai fatto nella vita o cosa ti è successo o i salti mortali che hai dovuto fare per tirare su la testa dalla cacca in cui nuotavi, lo Stomaco reclama il suo prezzo. Lui vuole il cibo, dateglielo. Si può provare a combatterLo su altri fronti, facendo sport oppure provando a ridurre le dosi, poco per volta, magari ci casca? Non lo so, e’ un po’ come cercare di dare un senso alle scelte che hai fatto nella vita, non ci riesci in un giorno. Li per li ti sembravano sensate, e poi ti ritrovi quindici anni dopo a chiederti perché non sei quello che volevi, perché non hai le cose che hanno gli altri. Mangio mentre scrivo queste cose, e sono un po’ commossa, quindi credo che dovrei partire da qui, e vedere dove arrivo. Comunque, io sono una dura e non piango. E non sono nemmeno brutta, sono solo grassa. Ecco, forse questo e il primo dei Dodici Passi o dodicimila che devo fare per capirmi oppure e’ un ennesimo primo passo nella giusta direzione, non so, di primi passi ne ho fatti tanti, ho perso il conto. Ora basta, ho dato troppo spazio.