PADRONI DEL PROPRIO DESTINO

Fra pochi mesi compirò trentasei anni, e mi ci sono voluti tutti per riuscire ad essere certa che avere la consapevolezza di essere padroni del proprio destino non conta un cazzo. Sempre per la storia che nella vita ci vuole anche del culo.
Forse è per questo motivo che oscillo perennemente tra una sfrenata voglia di vivere e un’irresistibile attaccamento a divano e cibo spazzatura in ogni momento libero.
Non mi capacito.
O forse, probabilmente, sono solo terribilmente pigra.
Vi ricordate del laureato, il film?
Proprio le scene finali, quando Ben e Elaine scappano dalla chiesa e riescono ad infilarsi su un pullman, sorridenti e felici come solo una potente scarica di adrenalina può far sentire di essere. E l’ultima inquadratura che si si stringe sulle loro facce, sempre meno sorridenti, sempre più consapevoli. Sempre più come a dire: e adesso che facciamo?
Ecco, così. E adesso che abbiamo capito di essere padroni del nostro destino?
Ma in fondo un divano lo abbiamo tutti, o una sedia preferita, una panchina, un dondolo, un trespolo. E tutti finiamo per cercare sempre quel solito posto isolato e lontano da tutti per poter riflette in pace, metterci una pietra sopra e continuare.