M’ARENDO

Conosco la causa dei recenti sconvolgimenti climatici, del caldo primaverile di questi giorni, delle piogge interminabili di qualche settimana fa.
Le coppie scoppiano, l’immaginazione prevale sulla realtà e il telefonino non mi è più caduto. I segni ci sono tutti.
Apocalips è tra noi, nel senso che Apocalips è un amico mio che fa più figo chiamarlo Apocalips che non menagramo o cose così. Lui dice che tutti si morirà e che non bisogna affannarsi disperarsi lamentarsi crogiolarsi ma solamente masturbarsi.
E bisogna ammettere che tutti i torti non li ha.
Fare i conti, evridei, con quello che non si ha non è per niente salutare. Rivangare rimestare setacciare tutta la storia passata e riscorrerla riscriverla rileggerla ogni volta con occhi nuovi non cambierà di una virgola ciò che è stato.
Allora Apocalips non ha tutti i torti per davvero, meglio masturbarsi.
Io, m’arendo.

CARO DIARIO

La Giulia e la Simo sono partite per niuiork.
Io, oggi, ho comprato un pentolino per il latte al Bennet qui vicino.
La Giulia ha postato una foto su feisbuk e ha messo una didascalia tipo: dopo il moma, un po di neve sui tetti di niuiork. (Foto di veri tetti niuiorkesi velati da bianca coltre assolutamente in tema prefestività; io, molto invidiosa).
L’altra sera la mia amica Poppi ha fatto gli arancini di riso, io mi sono fatta un selfie con gli arancini e ho postato su feisbuk un commento tipo: Dio esiste e tocca i nostri cuori attraverso il riso al ragù, la mozzarella e un’attenta e sapiente frittura asciutta, croccante e con un ripieno filante.
La Ste aspetta un bambino. Anzi, una bambina. Potrebbe essere altrimenti?
Mery si commuove per il piccolo pensiero che suo figlio le ha lasciato sul comodino perché troppo timido per metterlo nelle mani di sua madre guardandola negli occhi.
Stamattina un signore mi ha chiesto se potevo prestargli una penna. Gli ho detto: NO! VOIALTRI ME LE RUBATE TUTTE! (Io, molto seria e pronta a difendere le mie ragioni, il signore, invece, calmo e pacato, una cosa che non so più come si fa). Lo guardo un po in cagnesco, lui mi guarda un po’ come un san bernardo guarderebbe una palla di neve. Sono istanti decisivi. Poi scoppiamo a ridere entrambi come se fosse la cosa più naturale del mondo, gli presto la penna e lui mi offre il caffè. O meglio, mi lascia dieci centesimi che scambia probabilmente per un euro e mi dice che posso andare al bar a prendermi il caffè. Mi sorride, gli balla un po la dentiera, si rimette il cappello sulle ventitre e con il suo bastone da passeggio si dirige verso l’uscita. Tempo stimato di percorrenza bancone ufficio-porta d’ingresso dodici minuti e trenta secondi. Ma almeno mi ha fatto tornare il mio solito, fantastico, brillantissimo, fenomenale e contagioso buonumore.
E ho già comprato tutti i regali di Natale.
Non è che potrei avere la tredicesima un pochino prima del solito? Domani andrebbe bene, grazie.

NON COMPRENDO, FRAINTENDO, MISTIFICO E RINUNCIO

Assodato il fatto che non si dovrebbero regalare accendini il giorno di San Valentino, trovo irritanti commenti che trasudano stupore e meraviglia.

Sei fantastica.
Davvero, non ho mai conosciuto nessuna come te.
Ma come fai?
Sei sorprendente!

Io arrossisco. Davvero, mi capita spesso, ed è molto imbarazzante. E mi capita dopo commenti del genere ‘troppo meraviglioso perché sia vero’, così arrossisco e per cercare di togliermi dall’imbarazzo espello minchiate a ripetizione.
Piano piano mi calmo, e torno ad essere La Regina delle Nevi Perenni.
Mi va di culo perché una buona parte delle minchiate che dico, di solito, fanno ridere, così finisce tutto in una bella sghignazzata collettiva e dopo poco il mondo riprende a girare nella direzione corretta.
Ciò non toglie che non sopporto più facce sbalordite, bocche semiaperte e toni meravigliati nel pronunciare le suddette, irritanti frasi.
Che poi non è che le abbia sentite così spesso, e credo anche sia giusto dire che il più delle volte sono giunte da soggetti più o meno ubriachi, sotto sostanze psicotrope (a volte entrambe le cose), da persone di cui non ho nessuna stima, e da altri di cui non immaginavo l’esistenza.

Saggiamente, me ne vado a dormire.