PERCHE DUE NON FA TRE

Perché quando devo partire per una gitarella, puntualmente il giorno prima buco una gomma della macchina.

Perché non esistono autostrade che vanno dal punto A al punto B senza tutti quegli svincoli del cazzo che servono solo a far dubitare la gente delle proprie conoscenze geografiche. Anche se mi rendo conto che ogni linea che parte da A e arriva a B, intersecandosi, crea incroci, del cazzo, che fuorviano l’automobilista convinto di dover andare verso Genova per tornare a casa, facendolo materializzare, incredibilmente, a Tortona, ancora chiedendosi se in fondo non fosse poi giusto andare verso Genova, perché casina si trova proprio prima di Genova, allora come mai io seguo la direzione Genova sui cartelli verdi, del cazzo, e arrivo a Tortona? Perché? Provateci un po voi a tornare a casa in direzione, indovinate un po, e ritrovarvi, magicamente, a Tortona. Poi mi dite.

Perché una volta abbandonata l’autostrada in favore della statale, mentre ancora un fondo di dubbio mi lacera, e se avessi fatto bene a proseguire per Genova…mentre tu mi dici, serafica, no no, dovevi uscire prima, mentre mi chiedo ma tu, Mò, dove cazzo guardavi, e tu, invece? mentre smadonno che sembro un portuale e mi attraversa come un lampo il pensiero di legarti fuori, sul portapacchi per il resto del tragitto nel preciso istante in cui ti escono le paroline magiche dalla bocca, Fra, dovevi uscire a quella prima…daicazzo, e non me lo potevi palesare tipo venti chilometri fa?
E in tre, due, uno, dalla radio arriva lui, Giuliano Sangiorgi, e mentre ci guardiamo in faccia scoppiamo a ridere così forte che ci sentono fino a Genova, mentre ridiamo, cantiamo, in fondo sono solo una cinquantina di chilometri di statale, un’avventura! ci siamo noi, e tutto quello che ha reso oggi una giornata indimenticabile.
Perché c’era il piccoletto che non voleva saperne di dormire, c’erano la pasta coi pesci e il fritto di mare, c’erano anche le parole che non vi siete detti, c’era l’otturazione che mi si è incastrata nel cicles, o viceversa, ma chennesò, c’erano la torta, la coca cola e le zanzare c’era la pioggia, ma solo una nuvoletta sulla macchina, e c’eravamo pure noi.
Ti voglio bene, Mò.
E grazie, o magnificentissimo creatore di svincoli autostradali del cazzo.

Perché?
Perché due non fa tre.

Annunci

PRECIPITEVOLISSIMEVOLMENTE

Sbaglio sempre tutto. Tempi, modi, atteggiamenti. M’infiammo come un cerino e duro altrettanto. Non progetto, mi butto a caso, senza metodo. Mi pento, mi scoraggio, mi fermo. Il più delle volte rimane tutto allo stato teorico, le altre volte mi perdo non appena partita. Fallisco sistematicamente. Non lo dico per deprimermi, e’ solo un dato di fatto. Cerco cartelli di direzione, segnali di stop, velocità consigliata, zone di parcheggio, aree di ristoro. Cerco me, qui da qualche parte, nascosta tra le righe.

FARMI I CAPELLI NON È IL MIO FORTE

Parlo di acconciature, di occasioni mondane, di abbigliamento legato alle occasioni. Sono un disastro. Mi pettino per decenza, e ho sempre addosso gli stessi stracci per pigrizia. Carla Gozzi, non mi saluterebbe per strada. Fondamentalmente non mi importa più di tanto di come appaio perché do sempre per scontato che le persone bisogna conoscerle prima di giudicarle dall’aspetto. Il che è vero solo in teoria. Perché molto spesso io per prima mi limito alle apparenze e tendo a dare occasioni solo a pochissime persone. In un mondo perfetto, a mia personale misura, l’aspetto fisico non è rilevante. Eppero’ non vivo in un mondo perfetto e mi trovo costretta ad ammettere che un minimo di biglietto da visita ci vuole. Non so bene come, ma devo iniziare a lavorarci su. Pecco anche di cattiva condotta. Nel senso che il bon ton non so neppure dove stia di casa.. Sono alquanto goliardica nelle occasioni sociali, e tendo agli eccessi con estrema facilità. Però risulto simpatica, di compagnia. Ma sarò sempre quella simpatica, quella con cui ti fai volentieri due risate a fine turno, o a fine giornata.. Non so, ma credo che mi piaccia di più essere così che non una di quelle fighe di legno che non si siedono per non sgualcire il pezzo di stoffa che sfoggiano. Forse c’è un equilibrio tra come vedo le cose io è quello che dovrebbe essere.. Non so, quando lo trovo ve lo posto. Ora mi pettino, devo uscire.