FERMO IMMAGINE

Colpa della carenza d’alcool nei miei giorni ricchi di fibre e proteine e poveri di grassi aggiunti, una roba che chiamano ~essere a dieta~ io chiudo gli occhi e m’immagino spiagge deserte, musica anni sessanta e ritmo pigro di vacanza. Immagino di essere altrove e chiudo fuori il mondo che continua a girare storto, all’incontrario, mentre io mi godo il mare e un cocktail verdazzurro che sa di anice. Lascio in bozza le invettive, che mi son tornate nelle dita, lascio fuori la distribuzione delle colpe, lascio fuori tutto quanto.
Ci sono solo io e la musica.

PEL DI LUPO

C’era una volta un lupo burlone che amava travestirsi da pecora per ingraziarsi gli abitanti del villaggio nei pressi del bosco dove abitava. Affittò un bel costume bianco candido e una maschera dal muso affabile e passava le giornate mescolandosi alla gente del posto per ottenere una grattatina sul dorso, oppure un buon giaciglio su cui dormire.
Una sera un contadino vide avvicinarsi la pecora e gli fece trovare davanti casa una bella ciotola d’insalata.
Ma alla pecora l’insalata non andava proprio giù, così decise di far finta di mangiarla, aspettò che il contadino andasse a dormire, e rubò nel pollaio una gallina.
La mattina dopo il contadino trovò sul portico la ciotola piena di erbette e una gallina in meno. E visto che il contadino non era mica scemo, stette in guardia, e preparò uno scherzo alla pecora.
Alla sera, quando la pecora arrivava, gli avrebbe fatto trovare una bella ciotola piena di carne succulenta addizionata con un potente sonnifero.
La pecora venne, mangiò e si addormentò di colpo.
Allora il contadino si avvicinò, e vide che indossava un costume, e che sotto il costume c’era solo pelo di lupo. Ma il contadino era un brav’uomo e non ebbe cuore di ammazzare la bestia. Così la trasportò nel bosco e lasciò accanto all’animale una lettera.
~Caro lupo, non sei una bestia cattiva e infida per natura, perciò ho deciso di risparmiarti la vita. Non dovrai mai più indossare costumi da pecora, e ti presenterai davanti alle persone per quello che sei. Un lupo. Molti avranno paura e ti scacceranno e molti ancora vorranno ammazzarti. Ma non importa, tu dovrai sempre mostrarti per come sei. Perché, lupo, la tua natura è questa, e non è una natura da disprezzare. Sono molto peggio certi uomini che indossano molte maschere per ottenere di volta in volta solo ciò che vogliono. Tu sei lupo, vivi da lupo~
Al risveglio il lupo lesse la lettera, rubò un’ultima gallina al contadino, e se ne andò per la sua strada.
E siccome il lupo era anche un po miope, non vide il post scriptum che lasciò il contadino: ricorda, lupo, che la verità è sempre e soltanto una sola.

GUARDA ME, GUARDA SOLO ME (MAYBE IT’S NOT TOO LATE TO LEARN HOW TO LOVE AND FORGET HOW TO HATE. OZZY)

C’è qualcosa di sbagliato, è questione di come stanno le cose e di come invece dovrebbero stare, tutta la superficie della vita, la retta larga poco più di un palmo che percorro in una sola direzione obbligata mi sostiene senza alcuna rete di protezione, mi perdo dentro la testa inconsapevolmente girando in tondo mentre invece cammino su di una strada perfettamente diritta, a volte correndo, a volte inciampando, sempre diretta al muro che mi aspetta in fondo. La terra morbida alla fine del percorso, senza sangue, sempre ferite che non sanguinano, non so come chiamarle in altro modo, se fanno male sono lacerazioni, lo sono anche se non vedo il rosso scuro che dovrebbe colare. Ne ho la sensazione sui polsi e sui palmi, sulle tempie, cola dagli occhi trasparente come se. Fosse domani che arriva il giro di boa, ben poco importa che siano invece sette perfetti giorni. Gli ultimi istanti per. Chiedermi cosa farei se fossero gli ultimi istanti della mia vita, se mai qualcuno al mondo è riuscito ad accorgersi di vivere gli ultimi istanti della propria esistenza, senza aver mai pensato di. Chiudere il viaggio con un bacio, immortalato come statua di pietra vulcanica, il primo e l’ultimo mai pensato, mai. Si dovrebbe riflettere su come si vorrebbe finire i propri giorni, si finirebbe col pensare le stesse cose, le stesse dannate e benedette cose di ogni stramaledetto e strabenedetto giorno sempre come se. Potessi chiedertelo lo farei, lo so che il coraggio non mi mancherebbe, alla fine, sono forte e fragile nello stesso tempo sono.
A metà strada, nel mezzo perfetto di ciò che ero e di ciò che potrei ancora essere domani. Comprerò una maglia nuova e non penserò mai più a quello che desidero più di ogni altra cosa al mondo. Esisto solo su questo piano anch’esso esattamente a metà strada fra chi sono e cosa voglio. Da te. Esisto solo qui, qui voglio farmi trovare, qui non mi nascondo, qui lo sanno tutti chi sono, non ho bisogno di nascondermi io. Ho bisogno di. Una dolcezza che arriva forte come l’onda che sembra soffocare. La vita ha più sapore se arrivi dolce come un’onda di riflesso e poi sfondi gli argini e mi avvolgi. Di te. Con te. Parlo di te come. Se fosse vero che. Esisti. Sei una sensazione che non ricordo di aver provato, è. Come andare in bicicletta. Cose che non si dimenticano, cose. Accumulate, come l’eccesso di spazio nello stomaco che non basta riempire con il cibo, perché non è il cibo che riempie. Sono. Felice. Dell’idea. Di. Te.
Guarda me, guarda solo me.

STELLABBLÙ

“Io ciò 24 anni e mi chiamo Stellabblù
e spero che è giusto che tutti devano avere
la loro possibilità dellamore.
Io tipo 4 o 5 mesi fa o mollato il tipo
e gli amici mánno dato un cane
per il mio compleanno
che era una roba
di tirarmi su la morale.
Che il cane mi ama davvero!
Io ci do le crocchette
e le sgrattáte sotto la panza
e lui fa le scorregge sul divano
e insieme ci vogliamo bene.
Che la vita fa schifo anche la mia come la tua
ma se ci ai un cane diventa più simpatica.
Io coi maschi o chiuso
sono tutti degli stronzi
eppoi uno mi a detto che mi voleva sposare
e io ci o creduto
perché mi aveva portato l’anello fino al lavoro
e si è messo in ginocchio in mezzo allaggente
e poi a camminato da me
con la sua camminatura che mi piace un casino
mi a baciata con la lingua e o detto si.
Eppoi lo visto sbracato tre giorni dopo
con la faccia nelle tette della Betty
e allora vafanculo anche alla Betty.
Grantroia.
Ecco il matrimonio lo distrutto.
Anche col prete ci sono andata a parlare
che cento euro sele’ intascati lo stesso.
E celio’ messi del mio portafoglio
perché lo stronzo
stava ancora nelle tette della Betty.
Che quindi cioè si capisce anche
che io lo’ mollato
lo stronzo.

Il mio tallone da killer
ecchesso’ troppobbuona”
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Grazie a Sanang, Gran Maestro Cazzaro
a Denominazione di Origine Controllata e Garantita,
che a spirato l’insorgenza di questo post.

E a tutti i ragazzi e le ragazze che si sono fatti.
Dicevo, che si sono fatti provinare per il G.F.