MOTO IMPERFETTO

È cambiato qualcosa.
Ma sono sempre sulla riga di mezzeria della strada che è solo mia, e nella corsia di sinistra c’è la mia vecchia me, e nella corsia di destra c’è la mia nuova me, e io sto proprio li nel mezzo e con passi piccoli e il minor dispendio possibile di energia proseguo avanti piena di dubbi, qualche certezza e svariate carogne poggiate sulle spalle che mi fanno pericolosamente inclinare ora verso sinistra, ora verso destra, in un’eterno dilemma esistenziale.
Dove cazzo sto andando?
Ma ho imparato che fermarsi è anche peggio, perché andare avanti bisogna.
In questa lenta marcia trovo difficile la gestione del mio tempo, ci sono giorni in cui vorrei un collare bianco, di quelli che mettono ai cani per evitare che si grattino dove non devono, o meglio ancora un paio di paraocchi che impediscono la visone periferica. Come per i cavalli delle carrozze. Per evitare che si distraggano, così proseguono dritti.
E ci sono giorni che il sole è così caldo e luminoso che le zone d’ombra ai lati della riga di mezzeria non si intravedono neppure, e sono i giorni che la gente che mi incontra per strada mi dice che sono raggiante, che così non mi si vede spesso.
Qualcosa è cambiato, questo è certo.
Non so bene di cosa si tratti, ma qualcosa è cambiato.
Nulla di simile ad uno di quegli istanti che ti cambiano la vita. Le cose, qui da me, si corrodono piano e lasciano segni evidenti. Ci si mette un po a capire, vedi il cratere lasciato dalla bomba esplosa, ma non senti né il rumore, né vedi la scia di fumo che ne preannuncia l’arrivo. È come una scena del crimine da ricostruire, a volte ci vogliono anni prima che il quadro sia chiaro. E dopo, una volta che hai messo insieme i pezzi, dopo il suono dell’esplosione non conta più. Ti lasci il cratere sordo alle spalle e vai avanti.
A piccoli passi, come un funambolo sulla riga di mezzeria.
Ma senza rete sotto, se no è troppo facile.

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