MOTO IMPERFETTO

È cambiato qualcosa.
Ma sono sempre sulla riga di mezzeria della strada che è solo mia, e nella corsia di sinistra c’è la mia vecchia me, e nella corsia di destra c’è la mia nuova me, e io sto proprio li nel mezzo e con passi piccoli e il minor dispendio possibile di energia proseguo avanti piena di dubbi, qualche certezza e svariate carogne poggiate sulle spalle che mi fanno pericolosamente inclinare ora verso sinistra, ora verso destra, in un’eterno dilemma esistenziale.
Dove cazzo sto andando?
Ma ho imparato che fermarsi è anche peggio, perché andare avanti bisogna.
In questa lenta marcia trovo difficile la gestione del mio tempo, ci sono giorni in cui vorrei un collare bianco, di quelli che mettono ai cani per evitare che si grattino dove non devono, o meglio ancora un paio di paraocchi che impediscono la visone periferica. Come per i cavalli delle carrozze. Per evitare che si distraggano, così proseguono dritti.
E ci sono giorni che il sole è così caldo e luminoso che le zone d’ombra ai lati della riga di mezzeria non si intravedono neppure, e sono i giorni che la gente che mi incontra per strada mi dice che sono raggiante, che così non mi si vede spesso.
Qualcosa è cambiato, questo è certo.
Non so bene di cosa si tratti, ma qualcosa è cambiato.
Nulla di simile ad uno di quegli istanti che ti cambiano la vita. Le cose, qui da me, si corrodono piano e lasciano segni evidenti. Ci si mette un po a capire, vedi il cratere lasciato dalla bomba esplosa, ma non senti né il rumore, né vedi la scia di fumo che ne preannuncia l’arrivo. È come una scena del crimine da ricostruire, a volte ci vogliono anni prima che il quadro sia chiaro. E dopo, una volta che hai messo insieme i pezzi, dopo il suono dell’esplosione non conta più. Ti lasci il cratere sordo alle spalle e vai avanti.
A piccoli passi, come un funambolo sulla riga di mezzeria.
Ma senza rete sotto, se no è troppo facile.

SEMPRE ALLEGRI BISOGNA STARE

I Capelli corti che vorrei, il tempo malspeso, la palestra pagata e poco sfruttata, tre mesi che smetto e riprendo a fumare, lo smalto steso tre volte e poi acetone, jeans e polo, le ore -sempre meno- con P., gli appuntamenti disdetti da C., gli sms di polpettina, capelli lunghi pure troppo, la macchina rotta di sera e l’affetto della famiglia, lo stesso psicodelirio di quindici anni fa, la mancanza di attenzioni, la cura di se, il bisogno di imparare a stare al mondo, la carezza dei libri giusti, le parole che non so dire, le cose che non ci sono, le cose che vorrei saper prendere, l’inesistenza di confini, le cicatrici esibite con fiera ingenuità, l’assenza di rimpianti, il vecchio alla stazione che mi parla di me bambina, la totale leggerezza dei sogni, il rifiuto feroce di Prime Impressioni, l’inadeguatezza sottolineata, la verità delle cose che si possono toccare con le mani. Vomito l’eccesso, ma era meglio se mi ammazzavo in palestra.

PRECIPITEVOLISSIMEVOLMENTE

Sbaglio sempre tutto. Tempi, modi, atteggiamenti. M’infiammo come un cerino e duro altrettanto. Non progetto, mi butto a caso, senza metodo. Mi pento, mi scoraggio, mi fermo. Il più delle volte rimane tutto allo stato teorico, le altre volte mi perdo non appena partita. Fallisco sistematicamente. Non lo dico per deprimermi, e’ solo un dato di fatto. Cerco cartelli di direzione, segnali di stop, velocità consigliata, zone di parcheggio, aree di ristoro. Cerco me, qui da qualche parte, nascosta tra le righe.

L’IMPORTANTE È DIRE

Di solito mi vengono in mente un sacco di bei titoli, ma di sostanza poca. Mi emoziono con nulla, mi basta un “mi piace” al momento giusto e vado in brodo di giuggiole! Lavoro troppo di fantasia e sono poco realistica. Me ne catafotto di quel che pensa la gente eppure se sono incoraggiata funziono molto meglio, almeno per un po. Il mio cervello lavora solo in divenire, progetto sogno penso e scrivo ed ho già tutto ben chiaro in testa, ma finito l’inchiostro mi rendo conto di essere rimasta ferma al punto di partenza e non so perché il pensiero mi venga così libero e l’azione invece così difficile. Nonostante tutto, sono ancora qui a fare le stesse vecchie cose, in una veste grafica decisamente più affascinante, ma il tempo e’ passato e io mi sono ritrovata in un “qui e ora” che mi ha sorpresa senza che me ne rendessi conto. Non e’ tanto per gli anni che sono rotolati come massi e sono invecchiata e ingrassata e inacidita e e e e.. Mi chiedo come ci sono arrivata!? Ho avuto uno stand-by decennale, mi hanno ibernata, mi han dato una botta in testa?  Adesso sono qui, proprio qui, e siccome l’importante e’ dire, io dico che i miei pensieri son tutto ciò che sono e spingono per uscir fuori a prendere una boccata d’aria e non so se sarò in grado di trattenerli e neppure se lo voglio fare, e non credo che sarò capace di dargli una parvenza di coerenza, un filo logico, ma non m’importa di come verranno fuori, voglio solo che escano, e ci sto lavorando. Ecco quello che voglio dire.